Il sabato del pulpaggio ( o del villaggio )

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Parodia di famose Poesie dei Grandi della nostra letteratura.
Gli Autori dovranno rispettare per quanto possibile la struttura dell'originale ( strofe, metrica rime assonanze etc etc.)

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Re: Il sabato del pulpaggio ( o del villaggio )

Messaggio da malatesta » 13 febbraio 2016, 17:27

Mr_Imagoo ha scritto:ah ma allora c'hai il vizietto della parodia erotica :D ebbravo!


No, è Giacomino che mi porta all'erotismo........

Re: Il sabato del pulpaggio ( o del villaggio )

Messaggio da malatesta » 13 febbraio 2016, 17:26

puerlongaevus ha scritto:
malatesta ha scritto:La pischelletta viene in poppa magna,
In sul calar del sole,
Colla sua faccia in erba; e reca in mano
Un abitin di raso a prendisole,
Onde, siccome suole,
mostrare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, all’amore incline.
Siede con le vicine
Su la scala a fumar una milfottella,
Incontro là dove si perde lo scorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si dava,
Ed ancor figa e snella
Solea scopar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria inquina,
Torna il cimurro da fieno, soffron le membre
Giù i calli stanno stretti,
Al camminar nell’accidente scarpina.
Or la squillo dà segno
Che alla festa lei viene;
E a quel suon tu ti desti
Ché ancor non sei caciotta.
Le fanciulle gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là ballando,
Fanno lenti d’amore:
E intanto riede con la sua patta tensa,
Fischiando, il scopatore,
E seco pensa al si della sua sposa.

Poi quando intorno è spenta ogni altra luce,
E ogni altro senso tace,
Odi un pischello amare, odi la frega
Del ragazzuol, che la spoglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di finir l'opra anzi il morir dell'alba.

Questo di sette è il più godurioso giorno,
Pien di spe.me e di gioia:
Diman tristezza e foia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello brufoloso,
Cotesta età fiorita
E' come un giorno di dirittezza pieno,
Giorno caciaro, osceno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua testa
Ch'anco tardi a venir non ti sia trave.



Versione originale del Leopardi



Il sabato del villaggio


La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
Giù da' colli e da' tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
E' come un giorno d'allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.




azzzzzzzzzzzz :!: :lol: patta tensa :mrgreen: :arrow: ma dove li trovate sti termini o diavolacci blasfemi che in questo spazio vi scatenate, e che sempre in questo spazio il Cona dovrebbe rinchiudervi a tutti eh...qui mi cadde l'attenzione perché il mio conterraneo già se rotola nelle polveri, madò...certo che la tua Mala ..testa amico mio qui assemblò termini i più -come dire - sollazzosi, cotanto spassosi e direi puro gustosi...ma sei rimasto dentro un garzoncello brufoloso eh :mrgreen: , io cum summo gaudio lessi e rilessi sbottando ogni tanto alla tua inventiva boccacesca, i miei complimenti al Decameron malatestiano in versione simileopardiana, ciaooooooooo vir :mrgreen: :mrgreen: :lol:


Caro vir, questa sezione non aspetta che te........

Re: Il sabato del pulpaggio ( o del villaggio )

Messaggio da malatesta » 13 febbraio 2016, 17:25

Aleteia ha scritto:si è aperta una diga :lol: :lol: :lol:

vedo che tu hai una passioncella per Giacomino, in effetti si presta
un saluto
M_


Chi non ha mai amato Giacomino, non fu mai poeta, o no?

Re: Il sabato del pulpaggio ( o del villaggio )

Messaggio da marylia » 13 febbraio 2016, 11:50

Malatesta sei una sorpresa :D


"E a quel suon tu ti desti
Ché ancor non sei caciotta."


mi fa morire :lol:

Bravo!!!

Re: Il sabato del pulpaggio ( o del villaggio )

Messaggio da Mr_Imagoo » 13 febbraio 2016, 9:54

ah ma allora c'hai il vizietto della parodia erotica :D ebbravo!

Re: Il sabato del pulpaggio ( o del villaggio )

Messaggio da puerlongaevus » 12 febbraio 2016, 20:01

malatesta ha scritto:La pischelletta viene in poppa magna,
In sul calar del sole,
Colla sua faccia in erba; e reca in mano
Un abitin di raso a prendisole,
Onde, siccome suole,
mostrare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, all’amore incline.
Siede con le vicine
Su la scala a fumar una milfottella,
Incontro là dove si perde lo scorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si dava,
Ed ancor figa e snella
Solea scopar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria inquina,
Torna il cimurro da fieno, soffron le membre
Giù i calli stanno stretti,
Al camminar nell’accidente scarpina.
Or la squillo dà segno
Che alla festa lei viene;
E a quel suon tu ti desti
Ché ancor non sei caciotta.
Le fanciulle gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là ballando,
Fanno lenti d’amore:
E intanto riede con la sua patta tensa,
Fischiando, il scopatore,
E seco pensa al si della sua sposa.

Poi quando intorno è spenta ogni altra luce,
E ogni altro senso tace,
Odi un pischello amare, odi la frega
Del ragazzuol, che la spoglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di finir l'opra anzi il morir dell'alba.

Questo di sette è il più godurioso giorno,
Pien di spe.me e di gioia:
Diman tristezza e foia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello brufoloso,
Cotesta età fiorita
E' come un giorno di dirittezza pieno,
Giorno caciaro, osceno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua testa
Ch'anco tardi a venir non ti sia trave.



Versione originale del Leopardi



Il sabato del villaggio


La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
Giù da' colli e da' tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
E' come un giorno d'allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.




azzzzzzzzzzzz :!: :lol: patta tensa :mrgreen: :arrow: ma dove li trovate sti termini o diavolacci blasfemi che in questo spazio vi scatenate, e che sempre in questo spazio il Cona dovrebbe rinchiudervi a tutti eh...qui mi cadde l'attenzione perché il mio conterraneo già se rotola nelle polveri, madò...certo che la tua Mala ..testa amico mio qui assemblò termini i più -come dire - sollazzosi, cotanto spassosi e direi puro gustosi...ma sei rimasto dentro un garzoncello brufoloso eh :mrgreen: , io cum summo gaudio lessi e rilessi sbottando ogni tanto alla tua inventiva boccacesca, i miei complimenti al Decameron malatestiano in versione simileopardiana, ciaooooooooo vir :mrgreen: :mrgreen: :lol:

Re: Il sabato del pulpaggio ( o del villaggio )

Messaggio da Aleteia » 12 febbraio 2016, 19:43

si è aperta una diga :lol: :lol: :lol:

vedo che tu hai una passioncella per Giacomino, in effetti si presta
un saluto
M_

Il sabato del pulpaggio ( o del villaggio )

Messaggio da malatesta » 12 febbraio 2016, 18:34

La pischelletta viene in poppa magna,
In sul calar del sole,
Colla sua faccia in erba; e reca in mano
Un abitin di raso a prendisole,
Onde, siccome suole,
mostrare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, all’amore incline.
Siede con le vicine
Su la scala a fumar una milfottella,
Incontro là dove si perde lo scorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si dava,
Ed ancor figa e snella
Solea scopar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria inquina,
Torna il cimurro da fieno, soffron le membre
Giù i calli stanno stretti,
Al camminar nell’accidente scarpina.
Or la squillo dà segno
Che alla festa lei viene;
E a quel suon tu ti desti
Ché ancor non sei caciotta.
Le fanciulle gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là ballando,
Fanno lenti d’amore:
E intanto riede con la sua patta tensa,
Fischiando, il scopatore,
E seco pensa al si della sua sposa.

Poi quando intorno è spenta ogni altra luce,
E ogni altro senso tace,
Odi un pischello amare, odi la frega
Del ragazzuol, che la spoglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di finir l'opra anzi il morir dell'alba.

Questo di sette è il più godurioso giorno,
Pien di spe.me e di gioia:
Diman tristezza e foia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello brufoloso,
Cotesta età fiorita
E' come un giorno di dirittezza pieno,
Giorno caciaro, osceno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua testa
Ch'anco tardi a venir non ti sia trave.



Versione originale del Leopardi



Il sabato del villaggio


La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
Giù da' colli e da' tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
E' come un giorno d'allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

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