Come uccidere il marito che ti tradisce...

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Come uccidere il marito che ti tradisce...

da ZERO » 5 agosto 2015, 16:58

COME UCCIDERE IL MARITO CHE TI TRADISCE...
usando il Sesso e un incolpevole conduttore di Tram


Sono trascorsi più o meno sette anni da quando, per l'ennesima volta, mi riferirono di aver visto Adolfo, mio marito, in compagnia di una bella signora nei pressi di P.zza Vittorio.
Quel giorno non squillò alcun campanello d'allarme, ormai avevo smesso di combattere, mi ero arresa ai suoi tradimenti e alle bugie per giustificare ritardi e viaggi improvvisi. Quando in una coppia mancano le cariche emotive che sanno darti i figli, pian piano finisce tutto e noi non avevamo figli.

Qualche mese più tardi, uscendo da un grande magazzino sulla stessa piazza, di lontano lo vidi seduto ad un tavolo di un Bar in compagnia di una donna, forse la stessa di cui mi avevano parlato.
Rimasi una buona mezzora ad osservarli con un sorriso nervoso sulle labbra.

Mi faceva male guardarli, soffrivo, mi sentivo offesa, usata, ed era inutile il pensiero che sarebbe stata l'ultima volta che avrei sofferto senza restituire a chi di dovere il dolore.

La stagione estiva era scoppiata in un sussulto di caldo, di ombre cercate che evidenziavano le rughe dei vecchi e austeri palazzi di Piazza Vittorio.
Sull’altro lato della piazza, seduto al tavolo di un bar all'ombra dei portici, conversavano amabilmente tenendosi per mano, Adolfo, mio marito e una donna che non conoscevo.
Una donna piccola, prosperosa, tutta riccioli biondi e mossette languide, ed io ero lì ad osservarli con la morte nel cuore.

Dopo un po' mi innervosii, soprattutto quando iniziai a riconoscere in quelle loro piccole confidenze, un rapporto già consolidato e quando compresi che i due si preparavano ad andarsene, raccolsi il coraggio nelle mie mani e tutto l’orgoglio che mi restava decidendo di intervenire.
Attraversai la piazza.

Lei fu la prima ad alzare gli occhi sulla mia figura che avanzava in pieno sole. Mi guardò come soltanto una donna sa fare quando guarda un'altra bella donna...evitando di mostrare interesse o stupore.
Di lei invece valutai con una sola occhiata pregi, difetti, stile, abbigliamento e classe.
Eh sì miei cari, ora badate di non cadere nel banale immaginando che allora fossi soltanto una moglie gelosa. In realtà lo ero, ossia lo ero stata fin quando la mia bellezza me ne dette l’alibi...Nei primi anni di matrimonio ero brillante e bella, lo ero sul serio...sapete? Ero di quelle donne alle quali è sufficiente una sola occhiata per valutare, una seconda per stabilire le differenze e, se la situazione era a mio svantaggio, con un terza occhiata avrei potuto anche uccidere...ma, poi pian piano mi ritrovai ad essere un semplice utensile domestico.

Mi arrestai davanti al loro tavolo osservando come l'espressione del volto della donna mutasse da stupefatto a smarrito, non appena rivolsi loro la parola:
«Buongiorno, finalmente vi incontro!»
Mio marito ebbe un sussulto di timore e forse di vergogna, poi mi fissò con aria di sfida.
«Posso?» chiesi sedendomi «Che bella sorpresa! Per favore caro non sentirti in imbarazzo e non cominciare a raccontare storielle, in dieci anni di matrimonio ...a proposito, io sono Costanza, la consorte di questo fenomeno...in quindici anni di matrimonio ne ho viste e sentite troppe per poter credere ancora all’incontro casuale con una vecchia amica d’infanzia. Immagino che lei mia cara non avrà creduto di essere la prima, vero? Vediamo un po’, a lei cosa ha raccontato? Ci sono varie versioni, di volta in volta questo fenomeno ha una moglie che non lo capisce...ma questa la riserva alle più stupide, chi vuole che ci creda piu? E a giudicare da come la guarda credo sia proprio quella che ha scelto per lei, ma ce ne sono anche altre, sa, anzi, diamoci del tu, vuoi? Come ti chiami?
«Porzia» rispose la donna ormai completamente soggiogata, quasi balbettando.
«Dunque, Porzia, c’è poi la versione “mia moglie mi tradisce, vorrei morire” oppure “lei è una donna fredda, senza sentimenti, non si può vivere senza amore” o anche “l’ho sposata senza amarla, soltanto perché era incinta”...a proposito, mi ci sono talmente abituata che ora la cosa mi diverte più che dispiacermi, è come assistere a repliche sempre diverse della stessa commedia. Posso avere una spremuta? Grazie. Parlami di te, Porzia, raccontami, come l’hai conosciuto, mi interessa, sai, sto tenendo una specie di statistica…»

«Adesso basta! Che senso ha questa sceneggiata, dovevi proprio esibirti, vero? Sei proprio...» esplose lui.

«Una strega? Me l’hai detto tante di quelle volte che comincio a crederti, ma non devi sentirti a disagio, sto cercando di comportarmi in modo civile, preferiresti che insultassi te e questo bocconcino delizioso...a proposito ricordati che qualcuno una volta ci disse “finché morte non vi separi...ricordi?»

«No, questo è troppo» urlò lui «Me ne vado!»

Porzia sobbalzò, aveva gli occhi colmi di lacrime, le emozioni si erano susseguite troppo rapidamente per poterle controllare; timore, sorpresa, indignazione, vergogna, sconcerto e una certa vaga ammirazione per quella donna così sicura, così determinata che per qualche strana ragione l’attraeva.

«Vieni, cara, ce ne andiamo.» disse Adolfo alzandosi, controllando l'ira.
Prese la donna per mano e la portò via, mentre io restai seduta ad osservarli allontanarsi verso una città pronta ad ingoiarli e renderli figure senza spessore, ombre tra le ombre, spersonalizzati come figuranti in quella immensa rappresentazione che è la vita.
Rimasi lì a lungo, incapace di pensare, incapace di prendere una decisione.

Il riverbero violento del giorno si era smorzato, sfumato in una vibrazione di luci artificiali, lampioni, vetrine, semafori che sembravano avere vita propria in uno sfondo sempre più rapidamente buio.
Il bar aveva già tolto i tavolini e le finestre illuminate davano una sensazione di calore, di “casa”, anche perché si era vicini al Natale.
Saldai il conto e mi avviai verso "casa".
Risi pensando al mio prossimo Natale...e mi venne da riflettere che chiunque fosse riuscito ad essere completamente indifferente a quell’atmosfera natalizia, avrebbe dovuto scrivermi o telefonarmi, di sicuro avrebbe ricevuto un premio.
Si può essere entusiasti, ansiosi, scocciati, irritati, ma non si può assolutamente restare indifferenti al fascino del Natale.

Nei mesi che seguirono caddi in una pesante depressione, tentando un paio di volte il suicidio, ma ne usci sempre ancor più incapace di sopportare la vita. Cosa sto a farci?, mi domandavo ogni ora delle mie inutili giornate.

Poi, quache buona amica mi fece balenare l'idea che se il buon Dio mi aveva lasciata in vita doveva pur avere qualche ragione valida.
Ed andai alla ricerca della ragione per la quale ero ancora in vita.

Adolfo non si preoccupò mai di chiedere la separazione.

Passò del tempo e un pomeriggio finalmente ci incontrammo. Non ricordo se ci salutammo, ma ricordo che gli chiesi quando avrebbe presentato la richiesta di separazione.
Mi fornì una delle sue risposte telegrafiche «Pensaci tu se ne senti il bisogno» e si allontanò voltandomi le spalle.

Ero ormai certa che non avrebbe mai chiesto la separazione per la speranza di entrare in possesso, alla mia morte, dell'intero nostro appartamento.

Una settimana più tardi vidi di lontano Adolfo entrare in una profumeria del centro, evidentemente era li per comprare un regalo, forse per Porzia e non certo per me. Nell’espressione del suo volto ravvisai con chiarezza i mille pensieri che dovevano agitarlo in modo contraddittorio.

Mi parve di udirli quei suoi pensieri:
«Com’è diversa la festa quest’anno! Porzia è…come dire…così prevedibile; sa già cosa avrebbero mangiato o fatto nei giorni a venire, quando facevano l’amore era come...quale sarebbe stato il suo regalo sotto quell’orrendo albero pieno di decorazioni, in quella casa troppo calda, troppo illuminata, troppo piena di centrini e fiori finti, insomma “troppo”...Con Costanza la vita è sempre stata una continua sorpresa, non sempre piacevole, certo, (ho un carattere decisamente “Fumino”) ma comunque viva, stimolante, ricca di promesse a volte non mantenute, a volte realizzate al di là delle aspettative, con Costanza...a proposito, mi è sembrato di vederla aggirarsi vicino casa in questi giorni, ma probabilmente era un’illusione, quasi la materializzazione di una speranza...già perché in fondo...ecco...per essere sinceri era pentito della sua scelta e se avesse potuto...ma non si poteva, bisognava andare avanti con Porzia...A proposito, Porzia era cambiata, da un po’ sembrava essere come presa da un suo intimo segreto che la rendeva a volte pensosa a volte euforica. Dio, non sarà mica incinta!? Sarebbe la fine, non potrei più liberarmi di lei...»

«Ah ah ah!» La mia risata e la disperazione ne fu la conclusione, ma quel giorno compresi quale fosse la ragione per la quale ero ancora in vita... la vendetta!

L’inverno aveva percorso il suo ciclo e puntava verso la primavera mostrando tutte le promesse di tepori e colori nuovi. Anche il verde degli alberi, che in realtà non esisteva ancora, ma che si intravedeva dalla peluria sui rami nudi, prometteva un cambiamento che, come tutte le promesse, è più bello della sua realizzazione.

#

Adolfo aveva lasciato la macchina all'inizio del viale e stava tornando verso l'appartamento di Porzia a passo rapido. Aveva dimenticato nel suo studio alcuni documenti importanti e doveva assolutamente averli prima dell’incontro con gli altri soci dello studio.

Infilò la chiave nella toppa e aprì; nell’ingresso troppo caldo e troppo arredato gli giunse un sussurrare indistinto di voci roche, affannate, di persone che sembrava stessero facendo l’amore.
Badando a non fare rumore andò verso la camera da letto, aprì lentamente la porta e le vide.
Porzia, i biondi capelli madidi di sudore, teneva gli occhi chiusi e gemeva piano mentre Costanza le baciava lentamente un seno e le accarezzava l'inguine con lenti gesti, circolari.
Gli occhi di Adolfo e Costanza s'incontrarono; sgomenti e increduli quelli di lui, beffardi e ammiccanti quelli di lei, poi Costanza lentamente, volutamente gli sorrise e gli strizzò un occhio.
Fu troppo, Adolfo girò su se stesso ed usci dall'appartamento in preda ad una furia cieca.
Attraversò la strada senza guardarsi attorno.

Il tram veniva a velocità sostenuta, il conduttore tentò una frenata disperata, lacerante e allo stesso tempo inutile, giacché la violenza dell'urto giunse fin dentro la stanza.
Sobbalzando Porzia aprì gli occhi allarmata.

«Cos'è successo?» chiese osservando Costanza intenta a guardare fuori della finestra
«Nulla, cara,» sussurrò Costanza tornando a sedersi sul letto e iniziando lentamente a vestirsi «uno sciocco ha attraversato i binari del tram senza guardare, niente di serio».
«Vai già via? Ci vediamo domani alla solita ora?»
«No cara, ora non mi servi più...puoi riuscirci anche da sola.»


Spero di aver fatto nascere un sorriso sulle labbra di tutte le donne coniugate e tradite da mariti farfalloni!
Nelle nostre vite c'è un solo colore che dona senso all'arte e alla vita stessa: il colore dell'onestà mentale.

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