Le opere di Stefano Cona ( risparmiate al cestino)

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Le opere di Stefano Cona ( risparmiate al cestino)

da stefanocona » 14 dicembre 2015, 17:45

Silloge ad arco esistenziale con chiave non centrale
viewtopic.php?f=7&t=3069


Tra i raggi
di un nuovo mattino
petali d'ombra
improvvisi.

Ed io mi sospetto!




Vai ciondolando
in vicoli di antico
trascinandoti dietro
il tuo futuro a Led.



Ho arato la mia vita
giorno a giorno
solchi profondi
orma nessuna.

Mi precedo di un passo.



Mi attardo
al divenir del giorno
nell'intimo mio sonno
di possedere un sogno:
che sia solo aurora
oppur, sia solo sera.


Mentre fui in viaggio
m'affannai in risposte.
Ora che sono giunto
mi ristoro
in domande.




Amniotiche soluzioni

viewtopic.php?f=7&t=3059


Un bicchiere di vino,
una clessidra di sudore,
una coppa di pianto
sangue nelle vene.

Amniotiche soluzioni
d'una vita in sospensione
senza soluzione e
continuità.



Scruto arrugato
i bianchi segni
delle mie ferite.

Infersi su di me
le mie incertezze.



Tra un'assenza e l'altra
lascio il cappello
ad occupare istanti.

Trangugio sorso a sorso
il mio viaggio a singhiozzo.




Conclusioni


Per sindone
la vita che ho vissuto
e per speranza
la terra sottratta
a più nutrienti messi

Per ali -eventualmente-
solo pale indifferenti
ad incalcar memorie
con sopra un legno
condannato al paradiso.



D’acqua e di foglie

d’acqua e di foglie
nutrimmo il nostro amore.

la prima ormai ristagna
mentre le dita, spoglie
dalle vere, raccolgono,
pietose, quell'oro scolorito
di promesse sfogliate,
ritorte ai nostri piedi.




Solitario

Tesa la mano
al sole in orizzonte,
Vespero brillò
sul suo anulare.

E subito fu amore.




Labbra, piccole labbra

Racchiudi tra le labbra
piacer così sottile
"che lingua deven tremando muta"
vedere la tua bocca
così nuda.



Erotico riflesso

Venir con te
nell'alito
d'un cielo
racchiuso
nel tuo mare.

Caldo del mio.




L’amore che non vissi

L'amore che non vissi
uccise
l'amore per me stesso.

Or l'Uno è eterno
e l'altro
è quotidiano.





Pago d’amore

Pago d’amore
posso dormir sereno
sonni pagati
al lume della strada
senza tirar sul prezzo.






Fiato di-vento

Fiato di-vento
al caldo tuo respiro;
sussurro i miei pensieri,
cumuli bianchi
o cirri di dolore.



Piramo e Tisbe

Come il giorno
scolora nella notte,
fiori di gelso
tracimarono il nero
nelle bacche.

Al nostro addio.



Quando Lei sorride

Non recatele doni per la sua bellezza
ché anche il sole slama i suoi raggi
quando lei sorride;
bagnatevi invece di tutta la sua grazia
per divenir ninfee nel lago della vita.




Come un cigno reale

Collo sinuoso
ed occhi disegnati,
soffice corpo,
palme delicate.

Eleganza e stile,
voli maestosi,
note immortali
d’una danza morta.

Eppur…
quella ferocia!



Nulla d'amore mi circonda

Nulla d’amore mi circonda
se non la mia ricerca
di ciò che intendo amare,
per non amar soltanto
l’essere amato.

Arreso.



Le odiate radici

Ho distillato l’aceto del mio odio
goccia a goccia, ebbro del tuo vino
che dissetava l’arsura
d’antico mio abbandono.

Ed ora t’amo. Sospettando paura.




Alitandomi verbi

Con dita leviganti
mi consoli
firme di anni appese
sulle ciglia;
ad una ad una, lieve,
ricomponi
aste e tondini, sillabe
e vocali,
alitandomi verbi
di domani.



Nel liquido tuo amplesso

Ristagno
come loto alla tua fonte,
cullato
nel liquido tuo amplesso,
distratto
dal tepor delle tue onde
e dall'amor che chiama;

coscienza ignara, mia,
risponde.



Stai come luce

Stai
come luce
appesa
ad un tramonto

ed io
non posso
esserti
orizzonte.









































Stefano Antonio Mariano Cona


Mi feci tante domande che andai a vivere sulla riva del mare e gettai in acqua le risposte per non litigare con nessuno. ( Neruda)

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Re: Le opere di Stefano Cona ( risparmiate al cestino)

da stefanocona » 29 agosto 2017, 20:00

Filosofeggiando di suicidio ( due attori e il pubblico)


(voce fuori scena)
Sotto un cielo di cenere e piombo sedevano gli uomini, in tondo, intenti a fissare quell’uomo che parlava di come e di quando avrebbe interrotto il proprio rapporto con loro e col resto del mondo.

Ascoltavano tutti, sapienti di dover solo ascoltare senza dire, senza distogliere gli occhi dagli occhi ed il cuore dal cuore.

E l’uomo spiegava le proprie ragioni sfogando le sue conclusioni per tornare, di nuovo, ai motivi , radici lontane cresciute nell’ombra dei giorni più tristi e men tristi, ma sempre connessi a notti di assenza e di fuga. Da sempre, a quanto memoria, in sua fede, potesse indicargli.


(attore)
“ma io amo la vita, miei saggi, l’apprezzo come dono esclusivo di un caos distratto oppure d’un Dio molto attento, l’adoro negli altri miei simili che mostrano gioia e coraggio, che hanno l’amore a compagno di viaggio. Io l’amo la vita , questa unica vita, che non è dato riavere, rivivere. Gioire o soffrire. Eppure per questo, sì, proprio per questo, non potendo io vivere con tutto l’amore che sento negli altri e per gli altri, la vita, la mia vita, allora ho deciso di non umiliarla ulteriormente con questo spreco spregevole che mi sento di darle. Ho provato , ho tentato di tutto, ho cercato in domande risposte sempre mute, ho perseguito uno stoicismo nell’illusa speranza di acquisire forza e coraggio, ma esso ripudia emozioni , umilia natura privilegiando la mente, fredda, logica, spietata mente di esseri monchi di cuore e ladri di anima umana.
Non posso far altro che essere quello che sono e dunque senza tristezza ulteriore, chè tanta ne ho sparsa
di già sino ad oggi, son qui a chiedervi di perdonarmi sin d’ora per dovervi lasciare, voi che mi amate, voi che, io so, non mi giudicate per quello che sono e che ho proposito di non essere più.

Potreste dirmi che sto ricorrendo ad una definizione assoluta per un qualcosa di invece temporaneo e che con il tempo e il destino, chissà, potrei intravedere uno stato diverso, potrei amare in prima persona ciò che ora amo solo negli altri e per gli altri.

Ho anni abbastanza per sapere che la mia temporanea visione è la sola iride che mi è stata concessa e non varrebbe attendere oltre se non procrastinare questa mia decisione maturata nel tempo, amata ed ora posseduta in ogni suo aspetto più intimo, più atroce ma anche più bello.

Vorrò spargere il sangue su questa terra feconda nell’ultima illusione che esso la irrori facendo nascere una erba più verde o un fiore più bello oppure che penetri a fondo sgocciolando, di strato in strato, il suo rosso, fino a raggiungere una falda di acqua e con essa mischiarsi, perder colore e giungere al fiume o ad un pozzo.

Così, esangue nel corpo e con l’anima libera, posso sperare di essere parte io stesso di quel grande mistero che è la vita non data ai mortali, ma solo alla morte, serva, essa stessa, di vita e non viceversa, come, sbagliando, si crede.

E’ la morte, in effetti, ad essere serva di una vita che nasce per volere supremo di un benevolo ignoto.

Se vita non fosse morte non sarebbe.

E dunque l’avoco a me questa mia serva che sfugge il mio io, questa serva distratta che non sa che io esisto e dovrà giungere a me, lasciando forse che un altro non possa essere servito da lei con l’immediatezza che è solita dare.

Ora che tutto è detto e tutto ascoltato, miei cari Maestri, io prendo congedo e vi abbraccio uno ad uno, petto a petto, vita a vita , ora che ancora ho vita da darvi per questo saluto.”


(voce fuori scena)
E tacque.

Il capo dei Saggi si alzò in piedi e si avvicinò a lui che era ancora rimasto seduto.


(secondo attore)
“abbiamo ascoltato il tuo dire della tua sofferenza e della tua determinazione che ora non è più figlia della sofferenza che ci hai descritto bensì frutto di una serena quanto consapevole soluzione in onore di una vita migliore di quella che non sei in grado di vivere in prima persona continuando a vivere ancora.

Tutti noi sappiamo che non avremmo parole alcune a dissuaderti dal tuo proposito, ormai consumato fino in fondo se non per questo atto finale che è solo un dettaglio.

E dunque ti abbraccio e ti perdono dal privarci di te, ma nell’abbracciarti ti dico che la vita alla quale rinunci non è cosa preziosa, da quanto e da come tu hai esposto e dunque la rinuncia non è dolorosa e non comporta coraggio e, dentro di te, sai bene che non stai scegliendo la via più difficile ed umana per risolvere le albe e i tramonti, il susseguirsi dei giorni, la fatica e il sudore. Ma io ti perdono lo stesso perché la debolezza dell’uomo è bene prezioso.
Diverso sarebbe se tu avessi avuto una vita piena, avessi vissuto i tuoi giorni amando le ore e la gente, sentendoti amato donando alla vita lo stesso compenso che essa ti offerse ed ora, solo ora, sapendo che non avresti più possibilità di donare e di amare e di vivere alla stregua di allora, decidessi concluso questo viaggio terreno. Questa sarebbe allora una scelta di coraggio, una libera volontà, consapevole di ciò che hai posseduto e che ora è concluso per ciclo naturale di quanto ti è stato dato ovvero ti sei conquistato.

E se fossi malato senza alcuna speranza, se non quella di attender la morte a suo piacimento, allora potremmo noi tutti ammirarti per questa sfida finale a voler essere tu a giocare la morte, facendola accorrere al tuo capezzale trovando un corpo già morto.

O se decidessi di porre fine ai tuoi giorni per salvare altre vite , per dare un esempio ad un ideale allora sì che la tua vita smorzata, a dispetto della morte ingannata, sarebbe additata come esempio e speranza.

Ma potrei anche dirti che la vita non ti appartiene, pur tu possedendola e dovendone, anzi. avere cura infinita, rimettendoti, umilmente, alla sorte fino a che questa non decida di riprendere ciò che ti ha donato.

Un ultima cosa potrei dirti a dispetto di quanto già detto ed ascoltato. L’anima. Che ne sai del mistero dell’anima? E perché dunque cacciarla a forza dal tuo corpo senza che essa ne abbia sentore? La tua anima forse aveva in programma di esserti compagna ancora per qualche decennio in attesa di riprendere forma in spazi aperimetrali ignoti a noi umani.

Ebbene alzati ora e ricevi il mio abbraccio sincero e compi quello che hai scelto di compiere, nonostante tu sappia , ora dalle mie parole le tante ragioni di un suicidio voluto e i molteplici torti di un suicidio subìto.”

(voce fuori scena)
L’uomo si alzò e sotto un cielo di cenere e piombo esclamò:

(primo attore)
“Allora,domani. Forse”
Stefano Antonio Mariano Cona


Mi feci tante domande che andai a vivere sulla riva del mare e gettai in acqua le risposte per non litigare con nessuno. ( Neruda)

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