Je suis Charlie

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LidiaG
 
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Je suis Charlie

da LidiaG » 12 luglio 2016, 10:10

Da Lettere d'estate

Mia cara amica

finalmente il temporale. Un temporale altrettanto spaventoso della morsa di caldo spaventoso delle due settimane appena trascorse. Ma almeno è refrigerante.

Una furia di vento e pioggia che ha allagato il pavimento sotto le finestre spalancate a cercare uno sputo d’aria fresca mattutina, dopo un’ennesima notte di madore insonne, uno di quei bombardamenti di lampi e tuoni che terrorizzavano i miei cani.

Scioccamente mi domando se i poveri resti all’ombra del cipresso ai bordi delle risaie tremino sotto i cinquanta centimetri di terra dove riposano come suol dirsi in pace. Pace obbligata dall’immobilità delle membra e dalla decomposizione che ne segue.

Ma come può esserci pace nel movimento della decomposizione e trasformazione di ogni corpo che smette di vivere? Niente si crea e niente si distrugge ma tutto si trasforma,recita il principio di conservazione della massa. Un osso femorale e pochi ossicini intorno, questo ciò che restava di un cane di cinquanta chili dopo tredici anni di sotterramento.

Camminiamo sui corpi dei morti e sulle loro anime, quell’eco di suoni e parole_pensieri_sentimenti_emozioni che è tutt’uno col corpo vivente e pensiamo che gli sopravviva perché non ha massa ma è pura energia. Come l’elettricità che non ha dimensioni e peso eppure è in ogni fibra dell’universo apparente.

E’ qui l’anima dei miei cani come è qui l’anima del padre dei miei figli, una corrente che passa attraverso le fibre del mio corpo che ancora si muove nella casa, apre le finestre al mattino, asciuga l’acqua dal pavimento e dai vetri allagati dalla furia del temporale, sente odori che vengono dal passato come se fossero presenti, ascolta suoni che sono rimasti impressi nella memoria dell’udito. A volte mi sembra di sentire un sospiro sopra il divano, un tramestio nella stanza accanto, un russare lieve dentro il mio letto.

Margot viene a trovarmi nei sogni, ultimo punto di contatto con quell’unità di famiglia che prima non c’era ma poi fu creata e difesa con ogni centimetro di pelle e ogni goccia di sangue, con la fatica dei giorni dopo giorni a fare bella e accogliente una casa dove crescere i figli per vederli uscire a mettere su altre case e creare altre unità.

Alla fine c’è sempre una ragione per cui anche l’uccellino che viene a prendere una briciola sul nostro davanzale diventa parte del nostro essere ciò che siamo in divenire.Come la pelle che si rinnova ma non vediamo le cellule che vanno e quelle che arrivano. Lo strato che ricopre i muscoli e i tendini e i vasi in cui scorre il sangue e la linfa ci appare sempre uguale, ma sulle lenzuola e sugli abiti ogni giorno abbandoniamo come serpenti centimetri di esistenza, grammi di sudiciume e bellezza, splendori di nobili gesta e miserie di cattivi pensieri, orrendi delitti.

Non siamo spaventapasseri, mia cara amica, noi non ci limitiamo a spaventare nell’immobilità di una spaventosa apparenza di abiti imbottiti di paglia sovrastati da orribili cappellacci. Noi uccidiamo davvero, nel nostro piccolo calpestiamo formiche e spruzziamo insetticidi sulle zanzare moleste, nel nostro grande siamo più spaventosi e crudeli del più spaventoso e crudele cataclisma capace di abbattersi sull’azzurro di questa zolla sospesa nel sistema sospeso della nostra piccola galassia sospesa fra milioni di altre sospese galassie di cui nulla sappiamo.

Sempre più spesso vedo la mia morte. Non che la desideri, anzi ne ho disgusto, ma temo di non poterla rifiutare per sempre e così ho preso a vederla. Ma non come sarà realmente, qui nella mente dove tutto accade o non accade è finzione e teatro anche la morte. Possiamo immaginarla mille e mille volte, vedere l’immobilità o lo strazio, non sappiamo quale sarà quella che ci apparterrà come ultima scena dell’ultimo atto, ma solo immaginare e in quell’attimo che la scena prende corpo il corpo non è già più nostro ma appartiene a un attore che finge la morte sul palcoscenico dove muore mille e mille volte quante repliche gli sarà chiesto di fare.

Camminiamo sui morti e non ce ne accorgiamo, ci bagneremo in un mare di morti quest’estate quando andremo in vacanza coi nostri costumi firmati e non firmati, sdraio ombrellone un libro e occhiali da sole un cruciverba forse un enigma da risolvere. Nel tempo di questa mail, un temporale si è scatenato ed è passato oltre e ci saranno state migliaia di nuove nascite e altrettante nuove morti. Uccellini sgusciati dalle uova e piume inerti fra le zampe di un gatto, cuccioli di ogni specie usciti da grembi di madri a respirare questo miscuglio di elementi chimici che chiamiamo aria e radici sotterranee cresciute di qualche millimetro, semi caduti sotto qualche centimetro di terra pronti a germogliare. E corpi immobili divenuti immobili, migliaia e migliaia di immobilità apparenti, di pensieri fermi, di parole che non saranno più pronunciate, di sogni che vagheranno in eterno come anime in un limbo. Immaterialità che non è mai esistita eppure è stata immaginata, creata, definita a volte in ogni minimo particolare come la complessità di una rosa o di un gelsomino così apparentemente semplice nella sua perfezione complicata di colore profumo morbidezza fragilità.

Amica mia, tu davvero sei anche Charlie. Non è solo il titolo della tua ultima mail ma tu realmente in questo strano complesso eppure semplice meccanismo di movimento continuo che chiamiamo vita hai la capacità rara di essere te e di essere tutti coloro che attraversano il tuo giardino mentre raccogli pomidoro e innaffi ciclamini, mentre passa sulla pagina di un quotidiano la notizia di un’altra strage a Dacca o di nuovi migranti non spaventati da spaventapasseri come invece sarebbe meglio che accadesse. Così assurdamente uomini di paglia salvano spighe di grano dai becchetti di volatili forse non pensanti mentre centinaia di pensanti e sognanti vite migliori illusi da falsi riflessi diventano cibo per pesci. E io che mi accingo a riaprire finestre dopo il passaggio del temporale su un nuovo giorno senza amore sognando nuovi amori, sperando disperata, appagata falsamente da un cinguettio sui rami di betulla in attesa di semi al davanzale e grandi imprese compiute solo nella mente e passaggi in silenzio, io sono e resto solo me stessa e per questo sono solamente solitudine.

E averti scritto non ha aggiunto sapore o senso ma ha riempito un centimetro di pelle, un polpastrello che batte tasti lettere segni e avvicina anime, sentimenti e fragilità di un presente apparente che è già l’avventura di un nulla da raccontare fino a che abbiamo voce.
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Re: Je suis Charlie

da vaibhava das » 12 luglio 2016, 13:22

Questo piano della natura è così, proprio così, a questo livello. Spaventoso, scendervi, come lo fu per Dante. Purtroppo, oggi, introdurre a sfere migliori è facilmente condannato. Ma è dal Paradiso che giungono i raggi ausiliatori ai purganti ed agli inferi. L'esistenza umana del secolo ventunesimo sta sopra gli inferi ed al di sotto dei purgatoriali, ma respinge guide georgiche, bucoliche, arcadiche, così come la visione anche di classici quali Teocrito o Menandro.

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Re: Je suis Charlie

da malatesta » 12 luglio 2016, 18:26

L'animismo sembra in questo tuo brano imbrigliarsi nel panta rei, dove tutto si trasforma per restare uguale a prima e a sé stesso, gattopardescamente parlando, o più semplicemente hai descritto la vita da un punto di osservazione che quasi hai piacere che sia a posteriori, ma davanti ogni attimo vale una eternità del tempo che già è stato, e raggiungere il punto finito di quella infinita sospensione universale che dici è ancora un viaggio bellissimo.
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Re: Je suis Charlie

da M.Sant » 15 luglio 2016, 11:47

finalmente il temporale. Un temporale altrettanto spaventoso della morsa di caldo spaventoso delle due settimane appena trascorse. Ma almeno è refrigerante.

Già che ci sono i temporali, le stagioni, gli spaventapasseri, il giorno del papà, SanValentino, il tempo degli amori
il giorno della nascita come è che ancora non si è pensato a dedicare un giorno senza morte?

Per avere la certezza che in quel tale giorno non si muore, tutti , anche gli animali e piante.
Almeno quello giorno....

Grazie Lidia per la lettura, i Charlie sono in aumento. Purtroppo.
Non so che fare, da un lato vorrei dimenticarla, contemporaneamente ho la certezza che sia l’unica persona, l’unica dell’intero universo, in grado di rendermi felice.


500 giorni insieme

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Re: Je suis Charlie

da stefanocona » 16 luglio 2016, 10:49

Pagina di ottima letteratura intimistica.

Inevitabile non ritrovarsi in molte delle riflessioni che l'Autrice ha condiviso.

Ottima lettura da tutti i punti di vista , oltre che quello meramente letterario.

Complimenti all'Autrice.

stefano
Stefano Antonio Mariano Cona


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