Bolgia 8.2 del mondo in superficie

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LidiaG
 
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Bolgia 8.2 del mondo in superficie

da LidiaG » 13 aprile 2015, 17:33

Accade che per uscire da una situazione stretta si finisce per entrare in una fossa fonda.

La calca pressante fra le bancarelle mi aveva spinto a cercare un percorso più areato.

Era stato così che mi ero ritrovata davanti alla sala della mostra di abiti da sposa del passato, corredata di fotografie di matrimoni d’epoca.

Pur di non fare rientro nel secondo girone dell’inferno a cui ero appena sfuggita , non senza aver dovuto fare ricorso alle scarse nozioni, e ancor più scarse pratiche, di arti marziali in mio possesso, mi sarei sobbarcata una doppia visione della corazzata potemkim.

Il luogo non mi fece sentire subito a mio agio. Era poco illuminato e le pareti interamente tappezzate di fotografie in bianco e nero che ritraevano coppie di sposi e relativa cerchia di parenti, dove in una sorta di processione lungo le vie antiche del borgo, dove nelle classiche pose davanti al piazzale della chiesa. Il tutto rigorosamente iscritto nell’archivio fotografico di proprietà del piccolo comune.
Avevo firmato il registro dei visitatori e mi ero incamminata all’interno senza alcuna curiosità delle pellicole a muro che ritraevano volti che non avrei mai potuto riconoscere, non essendo nativa del luogo.

Più che altro cercavo di darmi un contegno d’interesse, continuando a togliere e mettere gli occhiali da presbite spesso sbagliando i tempi dell’alternanza poiché a un certo punto mi ero resa conto che li inforcavo quando camminavo e li toglievo quando osservavo le foto. Ricordo di aver fatto il giro della prima sala lentamente, per prendere tempo. Ancora una mezzora e avrebbero smontato il parapiglia di bancarelle del centro.

Ascoltavo le voci intorno a me, molte erano d’entusiasmo nel riconoscere qualche antico amico o parente o notabile del posto ormai passato a miglior vita. Nella seconda sala un gruppo fitto fitto di persone si accalcava intorno ad uno stand centrale non troppo grande in verità, quasi un trullo di alberobello, all’interno del quale erano esposti alcuni abiti da sposa con l’indicazione dell’anno di confezionamento, abiti semplici e sobri come usava nelle tradizioni contadine di un tempo e irrimediabilmente ingialliti.

Di tanto in tanto guardavo l’orologio, facendo mentalmente il conto alla rovescia.

Era stato al meno venti minuti che avevo visto Ornella. Oh finalmente qualcuno che conosco, due chiacchiere faranno correre più in fretta l’orologio, avevo pensato.

Ornella, una sorta di salvatrice in quella specie di riunione di massa dove tutti conoscono tutti e tu ti senti il pesce della situazione.

Ornella, sempre gentile con tutti, forse anche troppo a parer mio, sempre disponibile, pronta al complimento di prassi che però ti gratifica lo stesso anche se sai che fa parte di un clichè. Ornella che non mi avrebbe negato un appiglio di conversazione per farmi sentire meno straniera in quel territorio fuori confine.

Avevo avuto il mio bel da fare a incrociare il suo sguardo sull’altro lato del trullo. Appena mi sembrava di averlo intrappolato e tiravo su la manina per un ciao lei distoglieva subito lo sguardo.

O capperi! Lo farà apposta o s’è cecata?

Le lenti da miope le aveva sul naso. Doveva esserci un’altra ragione. Ma quale?

Dopo il terzo tentativo di approccio avevo desistito. Era ormai chiaro che non voleva salutarmi.

Ma cosa ti avrò fatto pettegolona che non sei altro? Se fino a ieri , dal panettiere dove ci siamo incrociate per le solite michette, eri lì a strafarti e strafarmi di complimenti per il mio nuovo taglio di capelli, com’è che oggi fingi di non vedermi?

E d’un tratto m’era sopraggiunta l’intuizione. Doveva essersi incontrata con Allegra che doveva averle riferito il contenuto della nostra conversazione, di come cioè io continuassi a prendere le difese di Marianna, di come mi fosse dispiaciuto che a causa dei pettegolezzi di Ornella oggi la poverina se ne dovesse stare quasi in isolamento, allontanata dall’intera compagnia.

Non poteva essere! Eppure era l’unica spiegazione plausibile per quel voltafaccia improvviso dalla sera alla mattina. Roba della serie o con me o contro di me.

Se le cose stavano così, meschina di una ornella…

Sai che ti dico? Non ho perso niente. Persone come te, cara Ornella, è piena la bolgia del mondo in superficie e forse le bancarelle adesso non ci sono più e la strada è sgombra. Me ne torno a casa.


LidiaG
13/04/15
Ultima modifica di LidiaG il 14 aprile 2015, 9:00, modificato 1 volta in totale.
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Re: Bolgia 8.2 del mondo in superficie

da ZERO » 14 aprile 2015, 6:03

Brava!

Ciao!
Nelle nostre vite c'è un solo colore che dona senso all'arte e alla vita stessa: il colore dell'onestà mentale.

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Re: Bolgia 8.2 del mondo in superficie

da costanza pocechini » 14 aprile 2015, 9:01

BRAVISSIMA :!:

Non si perde niente? Forse, cara Lidia, la protagonista
ha perduto quel senso di amicizia che ha creduto esistesse,
vero è che cerca le motivazioni d'un comportamento insolito.

UNA PAGINA DI TUTTO RISPETTO, ove non manca proprio
niente.
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Re: Bolgia 8.2 del mondo in superficie

da marylia » 14 aprile 2015, 21:32

Il meschino è alla costante ricerca del suo simile.

E...a proposito di michette,la meschina opportunista,avrà capito che non eri pane per i suoi denti ;)
-
per chi fosse interessato,qui ho postato i miei lavori di audiovideopoesie e prose _ viewtopic.php?f=26&t=2114[/size]

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Re: Bolgia 8.2 del mondo in superficie

da LidiaG » 15 aprile 2015, 7:54

> Zero: ti ringrazio per il complimento,lo sento in tema :)
>Costanza: alla domanda posso rispondere solo che non ho certezze matematiche, penso che tutto ciò che ci accade abbia un valore anche nel negativo, ma anche che, e potrò sbagliare, s'intende, ciò che di negativo si perde sia un piccolo guadagno e non una perdita
>Marilia: ;) :D
Ringrazio tutti per le letture
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