Il deserto del Gobbo, parte seconda

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LidiaG
 
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Il deserto del Gobbo, parte seconda

da LidiaG » 18 aprile 2015, 18:57

Prima parte : viewtopic.php?f=35&t=1319



La traversata del deserto sembra non avere mai fine.

La luna ha compiuto il suo ciclo e stanotte sarà di nuovo spenta come il giorno in cui ho intrapreso il viaggio. Le notti saranno più buie.

Ho notato l’abbassamento di luce delle ultime settimane. Il cielo da queste parti splende sempre di stelle, ognuna sembra voler dire qualcosa ma è solo con la luna piena che tutto sembra più chiaro e persino le stelle sembrano brillare di più.

Non riesco ad abituarmi al buio e al silenzio. A metà del percorso i pellegrini visti in lontananza nei primi giorni si sono fatti più numerosi e vicini. E’ accaduto nelle notti di luna piena ed è stato incoraggiante.

Sotto la luce della gibbosa calante anche i pellegrini hanno iniziato a decrescere fino a scomparire del tutto come il satellite in cielo in questo novilunio.

Stanotte non ci sarà luna, le stelle brillano parole che la luna non raccoglierà.

Il silenzio è stato totale sin dalle prime ore dell’alba e il giorno volge al termine. A breve scenderà la notte, una notte di stelle parlanti senza luna in cielo.

Ma ce l’avrà una fine il deserto del Gobbo?

Sto attraversandolo senza distogliere lo sguardo dall’obiettivo, così da non perdermi niente di tutto ciò che vi si è generato sopra segnale dopo segnale. La stanchezza inizia a farsi sentire e non ho più avuto la visita di nemmeno un sogno, uno di quelli che valga la pena di ricordare.

L’aridità è stazionaria. Il refrigerio passeggero.

Ci vorrebbe un congelatore. Stasera mi andrebbe una pizza, anche surgelata.
"C’è una foresta vergine in ciascuno di noi in cui preferiamo addentrarci da soli. Avere sempre la solidarietà, essere sempre accompagnati, essere sempre compresi, sarebbe intollerabile."
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Re: Il deserto del Gobbo, parte seconda

da malatesta » 19 aprile 2015, 15:52

Nessun sogno arriva quando si vuole sognare.
"L’amore è abbondante, e ogni relazione è unica"
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Re: Il deserto del Gobbo, parte seconda

da marylia » 19 aprile 2015, 22:49

...ti sto seguendo eh :P
-
per chi fosse interessato,qui ho postato i miei lavori di audiovideopoesie e prose _ viewtopic.php?f=26&t=2114[/size]

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Rosario
 
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Re: Il deserto del Gobbo, parte seconda

da Rosario » 20 aprile 2015, 16:08

Cara Lidia,
ho capito perché è proprio gobbo questo tuo deserto!
L'allegoria ci sta tutta, mancano solo gli scorpioni, ma prima o poi usciranno fuori!
Mi hai riportato un deserto della mia gioventù (tra l'altro anni fa già postato)
e siccome in un altra tua prosa hai detto che la poesia non va gettata via,
allora ne approfitto e la deposito sotto il tuo deserto ...
oddio non ne nascerà un'oasi: però il gobbo ed il biondo
faranno da pista ad un bel rally!

PORTATEMI VIA DA QUESTO ATACAMA

Affondo i miei piedi nella sabbia bollente
è giallo intenso.
è delirante allucinazione, continuare a cercare.
a cercare.
a cercare.

Indietro orme solitarie, prove della mia vita.
dune alte roventi,
dune schiaffeggiate dal vento.
è delirante allucinazione, continuare a camminare
a camminare.
a camminare.

Davanti, illimitato spazio di sabbia
ai lati abbagliante terra d’oro senza orizzonti
solo il colore azzurro dell’ombrello del cielo
la mia fronte è arsa, la mia bocca è di fuoco pastoso
è delirante allucinazione, continuare ad andare
ad andare.
ad andare.

Cado in ginocchio nella polvere che brucia.
poi piango, e che altro fare?
ma chi m’ha condotto per questo ATACAMA?
ma chi m’ha detto che tutto deve essere ATACAMA?
è delirante allucinazione, continuare a pensare
a pensare.
a pensare.

Deserto, spazio affollato di soli fantasmi.
io non t’amo.
io non t’amo.

Portatemi via da questo ATACAMA!
Presto!

DELIRANTE ALLUCINAZIONE

Nel caldo giallo, serie polvere di fuoco,
ho infranto l’ultima porta del reale
e vedo dune-cuspidi che bucano il cielo,
luccicanti d’oro
e di piante spinose che parlano,
pur restando mute!

Nel torrido prato, che brucia erba e cadaveri,
ossa bianche lasciate ad adorare il sole serpente,
ho attraversato l’ultima soglia del finito
e vedo uccelli sozzi di morte, volteggiare e calare in picchiata,
rostri ossei riempirsi di budella e sangue,
artigli infami strappare sostanza organica
e straziare strisce di pelle secca!

Nel paradiso del silenzio incandescente,
dove suoni di viscidi strisci
spaccano il sensibile e divorano la musica distorta,
di lontani e allucinati stridii,
ho attraversato la barriera delicata del possibile
e vedo il muro rarefatto dell’aria-mattoni di gas,
scivolare lungo la scia nervosa del sudore
e sento il respiro d’ira che cerca di aggredire,
rubare fin l’ultima molecola d’ossigeno!

Ed io che godo in questo ATACAMA,
disteso nel mio biondo deserto,
aspetto che si squarci anche l’ultimo imene che mi separa dall’oblio:
tuffo nervoso,
viaggio verso un nuovo ATACAMA!


NELL'ATACAMA

Il punto focale, si perde nello spazio infinito.
Ed io mi incammino, lento,
tra il soffice, polveroso oro arso.
Affondo i nervi dei miei piedi,
che bruciano sbuffando e sbalzando all'aria mille e mille
scintille impazzite nel sabbioso terreno di fiamme...

La meta che devo raggiungere è solo una illusione ottica,
un tenue fantasma dei miei occhi.
Ed io asciugo le mie pupille nel sapore salato,
liquido umore dei pori della pelle,
mentre si secca anche l'ultimo enzima elettrico del mio cervello...

Mi distanzia dall'afferrare il mio evanescente obiettivo,
uno spazio tremendo ed ocre.
Ed io coperto di nudità bruciate
e fasciato da bontà ultraviolette,
non posso nemmeno fermarmi a cospargere la crema delle mie piaghe.
Il dio degli Incas, reclama al suo amante di turno:
l'amplesso mostruoso ed astrale con il mio corpo...

Nell'ATACAMA: non ho raggiunto, infine,
l'oggetto della mia mente.
Proiezione fantastica e necessaria del calore delle mie cariche celebrali...

Nell'ATACAMA: ho solo vissuto...
Nell'ATACAMA: e mi sembra già tanto!

SINTESI


Solitudine non vera
Oblio di fuoco
Distesa d'oro intoccabile
Polvere gialla rovente
Sentieri di serpenti
Città degli avvoltoi
Bianco ossario disperso
Spazio abitato da fantasmi mentali
Dove incontri occhi vitrei
Dove vedi bocche impastate di sete
QUESTO E' IL MIO ATACAMA!

ATACAMA NOTTURNO


Contorni luminosi
si stagliano lontano
E’ il perimetro fluido color Azzurro-viola tenue
del mio corpo
Che si stacca
si stacca
si stacca
Ad echi concentrici
ad onde continue
a raffiche soffici ed intermittenti

Sono io che mi consumo
mi consumo
mi consumo
Disteso e semicoperto dalla sabbia fredda
granelli di ghiaccio
nel buio macchiato d’una notte desertica

Chi m’ha stordito?
ingannato?
e condotto?
In questo gelido e spettrale

.................. ATACAMA NOTTURNO

Mentre io muoio
io muoio
io muoio...

ATACAMA: ANDATA E RITORNO


Ritorno trascinato da una forza nemica ed arcana
Per un istante maledetto
Lì dove tutto di polvere infuocata m’avvolgo e mi brucia come al solito il petto...
Senza valigia e né pigiama!
Nel mio buco rovente ed illimitato: nel mio insensato stesso ATACAMA!
Non ne parlerò, I’ho già fatto e qualcuno ancora non me lo perdona!
Sarà per la mia sorte vecchia ed imbrogliona?...
Ma non ci resto a bruciarmi di nuovo il culo in solitudine!
Lascio di botto questa stolta, assetante latitudine!
E nel deserto: arida mentale sconosciuta zona
Stavolta, ci restate voi e chi non vi manda in mona!
(tra il 1974 ed il 1975 circa)

Scusami, la lunghezza e la sabbia in eccesso
ma siamo rimasti in pochi a fare gli Indiana Jones poeticanti
alla ricerca dell'Oasi perduta!
Quindi conserviamo l'acqua e la crema solare e tirrem innazi!


Con stima
Rosario
“Nulla è più pericoloso e mortale per l'anima che occuparsi continuamente di sé e della propria condizione, della propria solitaria insoddisfazione e debolezza.”
Hermann Hesse

L'Io è odioso.
(B. Pascal)


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