La programmazione del termostato

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LidiaG
 
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La programmazione del termostato

da LidiaG » 12 febbraio 2016, 16:55

Andare avanti e indietro nel perimetro di cento metri quadri di casa può avere i suoi vantaggi. Come fornire risposte alle legittime richieste di movimento degli arti inferiori senza doversi prendere cura del proprio aspetto. Nessun cambio d’abito, nessuna spazzola fra i capelli, niente creme, trucco, profumo… niente ho preso tutto?dimentico qualcosa?

Come quella volta che era uscita con due scarpe diverse e aveva dovuto fare cinquecento metri prima di incontrare qualcuno che glielo facesse notare.

Tutta colpa della vista che calava a velocità vertiginosa. Cercare gli occhiali in cento metri quadri di superficie, moltiplicata dallo sviluppo in verticale della stessa lungo i vari piani di appoggio, a vista e non, era diventato il motivo principe dei suoi spostamenti nel perimetro di casa.

Non li trovava mai subito ma si rifiutava di ricorrere al secondo paio che teneva in borsa per le uscite vere e proprie e al terzo che teneva sul comodino per la lettura serale che non faceva più da tempo immemorabile. Non si sa mai, diceva la signora, prima o poi sarebbero serviti l’uno e gli altri e andare a letto senza quelle due incertezze di un futuro possibile le avrebbe procurato la stessa inquietudine di un viaggio senza prenotazione.

Il secondo vantaggio era quello di poter guardare senza vedere o di vedere senza fare. La lavatrice che finiva il ciclo di lavaggio non se ne aveva a male se non veniva degnata del saluto di circostanza con un click al pulsante di spegnimento e tratteneva senza malanimo il bucato da stendere anche per diverse ore, a volte giorni. Era una buona coinquilina la sua lavatrice, come lo erano tutti gli altri elettrodomestici coabitanti che non si lamentavano del riposo forzato degli ultimi mesi come mai s’erano lamentati in tempi passati per l’eccesso di lavoro a cui pure erano stati sottoposti. Altri tempi per loro e per la signora Lia.

Né può sottacersi del vantaggio sul piano cosiddetto basso delle risorse economiche. Niente tentazioni dalle vetrine, niente acquisti di inutile chincaglieria che non avrebbe mai usato, ma più di tutto niente sfregi sulla carrozzeria dell’auto durante le acrobatiche manovre di tirarla fuori dal box o nel rimettervela dentro.

Andare avanti e indietro senza nemmeno sostare alle finestre come faceva la vicina di pianerottolo. Per conoscere lo svolgimento della vita di fuori le bastava l’udito e spesso spegneva anche quello la signora Lia o non lo accendeva affatto, come le televisioni a muso nero che la osservavano dal led mai spento.

I puntini luminosi delle televisioni erano un che di vivo nel tragitto, come i display sul frigorifero semivuoto, sul forno senza profumo di arrosto, sul termostato regolato su orari da rivedere.

Così in certe ore sulla casa scendeva il gelo e in certe altre il caldo soffocava spazi deserti, ma la signora Lia aveva quel suo troppo non da fare per potersi occupare di faccende tanto marginali come la regolazione di un termostato sui nuovi orari di presidio della sua casa e trovava più semplice semmai regolare la sua propria presenza al funzionamento della caldaia.

Così durante le ore centrali del giorno aveva ripreso ad uscire, esattamente nell’arco di tempo in cui tutti i pensionati e i senza lavoro del paese rientravano per il pranzo e si accingevano al riposino pomeridiano davanti alla tv. Degli altri, i lavoratori, inutile parlare, partivano al mattino e tornavano stanchi la sera, troppo stanchi anche per una telefonata di saluto alla propria madre.

Anche la signora Lia aveva avuto il tempo in cui tornava troppo stanca anche per un semplice ciao come stai a chicchessia. Tutti hanno un tempo per ogni cosa, solo che poi il tempo finisce o finiscono le cose. Finiscono le persone a cui chiedere come stai.

Come finiscono i cani di compagnia che ti mettono al guinzaglio per tredici anni e ti regolano le ore del giorno come un termostato per fare accendere e spegnere la caldaia delle abitudini. Siamo congegni a tempo, programmati dalle abitudini. E quando queste cessano bisogna riprogrammarsi come certi termostati su nuovi orari di accensione e spegnimento.

Il termostato della signora Lia aveva certi pulsantini così piccoli che nemmeno con gli occhiali la signora riusciva a distinguerli per non parlare del libretto di istruzioni con la parte in italiano introvabile. E poi perché perdere tempo a riprogrammare?

Tu guarda come erano volati gli ultimi tredici anni col suo cane. Una fatica per sincronizzare i loro ritmi, per studiarsi capirsi amarsi accettarsi e accettare reciprocamente rinunce compromessi malattie… E poi il cortocircuito la massa dei fili lo spegnimento.

A pensarci bene la signora Lia era diventata stanca di riprogrammarsi. Non c’entrava nemmeno tanto il suo adorato cane di tredici anni da cui aveva dovuto accomiatarsi qualche mese prima. Ne soffriva ancora in un modo terribile, ma non si trattava solo del suo cane.

Era qualcosa di più grande, grande come la grande casa vuota e il numero degli anni passati a programmarsi e riprogrammarsi in base ai capricci del tempo. Sole e pioggia, vento e uragani, accendi e spegni, spegni e accendi.

La signora Lia era stanca. Forse era così stanca che aveva deciso di spegnersi e di non riaccendersi più.

La casa era immersa nel freddo delle ore di spegnimento da riprogrammare, quando smise di scrivere queste cazzate al computer.

La signora Lia si alzò, andò a prepararsi un caffè decaffeinato in cucina, si accese l’ultima sigaretta del pacchetto e pensò che avrebbe dovuto vestirsi per scendere a comprarne una scorta.Tanto non avrebbe smesso di fumare come non avrebbe smesso di passeggiare avanti e indietro per casa nelle ore di punta che non c’è nessuno che vorresti incontrare e quelli che vorresti non li incontrerai mai più.

Guardò fuori della finestra le case di fronte e quelle a lato e altre che dalla finestra non si potevano scorgere, alcune erano in altre città, ma lei le vedeva tutte. In una c’era Franca coi suoi lavori a maglia, in un’altra Enza che si apparecchiava per mangiare da sola. Ermanna in bicicletta, Ernestina cercava volontari che le consentissero di fare volontariato. Paola non aveva ancora avuto il tempo di capire come riprogrammarsi, Assunta con sette nipoti non aveva nemmeno il tempo di una programmazione rapida andava a braccio ogni giorno, Lella semplicemente non ci pensava andava dove la portava il cuore e la figlia rimasta disoccupata, Laura curava le piante e guardava c’è posta per te e poi ancora Beatrice e Anna e…tante tante donne che avevano dovuto imparare a riprogrammarsi o magari non avevano imparato nulla e andavano semplicemente dove le portava il giorno.

La signora Lia spense il computer e riprese a camminare avanti e indietro per casa.

Guardò l’orologio e si accorse che era l’ora di portare fuori il cane che non aveva più.
"C’è una foresta vergine in ciascuno di noi in cui preferiamo addentrarci da soli. Avere sempre la solidarietà, essere sempre accompagnati, essere sempre compresi, sarebbe intollerabile."
Virginia Woolf "Collected Essays"

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Re: La programmazione del termostato

da malatesta » 13 febbraio 2016, 10:46

Che la scrittura sia una ottima terapia ne dicemmo tempo fa, tu la stai percorrendo rigo per rigo, verso per verso, come in un manuale della sopravvivenza a sé stessi, la solitudine come condizione e non scelta è uno dei mali più difficili da vincere, il ricordo che resta tale è la tossina, la penna ne è la migliore medicina.
"L’amore è abbondante, e ogni relazione è unica"
Andie Nordgren


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