Il professore di Passato

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LidiaG
 
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Il professore di Passato

da LidiaG » 13 febbraio 2016, 10:38

Il mosaico, diceva il professore di Passato, è l’opera paziente delle muse.

In testa alla giovanile esultanza di una ventina di alunni entusiasmati più dalla passeggiata scolastica che dalle sue lezioni, il professore guidava più che altro se stesso alla contemplazione del già accaduto. Spiegava materiali, la cura del taglio, la scelta del colore, la pazienza degli accostamenti, la cera e la malta del fondo per la posa, parlandosi addosso in uno stato di fascinazione ipnotica, procedendo con cautela fra scanalature e vecchi mosaici sorprendentemente resistenti, almeno in forme sparse di frattaglie, alle ingiurie del tempo.

Nessuno dei giovani seguaci prestava molta attenzione alle sue parole, ma qualcosa andavano afferrando fra una sgomitata e l’altra fra compagni, una corsa improvvisata fuori percorso o una gara di cerbottane a pallini di carta al suo cappello formato Indiana Jones.

Da quelle lezioni inascoltate ognuno di quei ragazzi deve aver trattenuto qualcosa Tessere di giorni nuovi si posano di continuo sullo strato colloso dei giorni vecchi. Ritagli di volti, voci, profumi, luci e ombre si sistemano seguendo regole di fortuito e di imprevisto, di coincidenza e congiuntura, e si fissano a comporre opere uniche, come sarà stato per ognuno di quei ragazzi in passeggiata col professore di Passato che non aveva più incontrato.

A Lila, di certi giorni lenti del tempo delle lezioni di mosaico era rimasta una visione come di piccole tessere d’un mosaico in formazione. I giorni del professore di passato si posarono sul tempo precedente alla lentezza, come i frammenti di ciottoli, di vetro, di arenaria si posano sulla malta preparata a riceverli, ma, non essendovi a monte un progetto di artista, la loro disposizione seguiva la logica dei numeri alla roulette.

In quella invasione di tempo lento in cui le tessere si posano senza che uno che se accorga, le era scivolata addosso per la prima volta una tessera preziosa, una quelle rare che accadono poche volte nell’arco della vita, e forse la prima sembra più preziosa di quelle che pure arrivano dopo, seppure anche di questo non v’è mai certezza.

All’inizio il ragazzo non ebbe alcun nome e neanche un viso. Andava a trovarla nei sogni ad occhi aperti affacciati ai bordi della sua stella personale con cui si soffermava a parlare a lungo prima di andare a dormire. Poi venne davvero. Sedeva con un viso di bambino sugli scalini della porta del negozio , un ghiacciolo in mano e lo sguardo appoggiato ai vetri della finestra di fronte custoditi con felina pervicacia da un gatto bianco e rosso.

La prima ad essere avvisata dal gatto della nuova presenza sottocasa era la piccola Emma, che, finita la guardia al pollaio, aveva iniziato a dedicarsi alla guardia della strada, non avendo ancora il permesso di attraversarla da sola.

Con la pazienza che l’aveva assistita nei giorni dell’attesa della deposizione dell’uovo, sostava dietro i vetri accanto al gatto spiando ogni spostamento di foglia, di ali e di piedi oltre i vetri della sua prigione di sorella minore.

Il gatto avvisava lei e lei avvisava Lila che, al suo segnale, correva alla finestra per incontrarsi col suo amore segreto.

I loro sguardi si parlavano a lungo sfuggendosi e incrociandosi ripetutamente finché o per lo scioglimento del ghiacciolo o per un improvviso richiamo di madre uno dei due non era costretto a staccarsi a forza dallo strato colloso dove si riuniscono a caso le prime farfalle nel petto.

Lila iniziò a parlare di lui ogni momento della giornata come non vi fosse altro argomento di cui si potesse parlare con le formiche che facevano la spola fra la panca di cemento e un rachitico albicocco che non dava mai frutti. Non bastandole, prese a parlarne con dei fogli bianchi che nascondeva fra la copertina dei Promessi Sposi e il rivestimento di carta che serviva da protezione alla copertina.

Li nascondeva lì perché non cadessero nelle mani dei nemici del primo amore. E forse anche perché non ci sarebbe stato libro più degno a cui affidare il segreto di un grande amore senza neanche un nome.
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Re: Il professore di Passato

da malatesta » 13 febbraio 2016, 16:37

Non so se quella Lila sei tu, ma non credo che fu un caso se il nascondiglio era la copertina del libro di Manzoni, era già scritto molto di Lila.
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Re: Il professore di Passato

da vaibhava das » 15 febbraio 2016, 7:57

Rammenta le onoranze che uno scrittore di anni verdissimi, tacito, rivolge, in animo, alla degnissima. Nel passato, ella avrebbe simboleggiato, al giovanetto, la grazia divina.

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Re: Il professore di Passato

da Anna Naro » 15 febbraio 2016, 13:53

E' la grazia e la delicatezza miste a leggera auto ironia che attrae nella tua scrittura, tanto da incatenare il lettore fino alla fine! Mi sa che stai diventando nostalgica dei verdi giorni e questo e' brutto segno! : :D :D il nostro Ras e' in altre faccende affaccendato, altrimenti potrebbe mettere su un concorso sul primo amore :D
Ciao
Anna
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Re: Il professore di Passato

da LidiaG » 15 febbraio 2016, 20:29

Grazie a tutti per le letture :)
> Malatesta: molto di Lila negli sposi promessi? Lila fortunatamente non ebbe molti innominati fra i piedi, ma un ramo di lago lasciato...questo sì, a pensarci bene :)
>Anna, volendo si potrebbe anche fare ma temo che non sia più quel tempo :D
In omaggio al san Valentino di ieri, ho tirato fuori dai cassetti questo passatempo di qualche tempo fa. :)
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