GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - Li beccamorti

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guga
 
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GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - Li beccamorti

da guga » 3 luglio 2015, 10:26

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LI BECCAMORTI

E c’affari vòi fà? gnisuno more:
sto po’ d’aria cattiva è già finita:
tutti attaccati a sta mazzata vita...
Oh va’ a fà er beccamorto con amore!

Povera cortra mia! sta lí ammuffita.
E si va de sto passo, e qua er Zzignore
nun allúmina un po’ quarche dottore,
la profession der beccamorto è ita.

L’annata bòna fu in ner disciassette.
Allora sí, in sta piazza, era un ber vive,
ché li morti fioccaveno a carrette.

Basta...; chi sa! Matteo disse jjerzzera
c’un beccamorto amico suo jje scrive
che c’è quarche speranzza in sto collèra.

(18 marzo 1834)


TRADUZIONE
E che affari vuoi fare?... Non muore nessuno: questo po' di aria cattiva è già finita: tutti attaccati a questa porca vita... Oh!... Vai a fare il becchino con amore!
Povera la mia coltre funebre!... Sta lì tutta ammuffita. Se continua questo andazzo e il Signore non illumina un po' qualche medico, la professione del becchino rischia di scomparire.
L'annata buona fu il 1817. Allora si, in questa piazza era un bel vivere, perché di morti ce n'erano grandi quantità.
Basta così...: chissà! Ieri sera il mio amico Matteo mi ha detto che un beccamorto amico suo gli ha scritto che si può sperare nel colèra.


(Uno dei vertici del capolavoro belliano!... Nelle prime due strofe si legge tutta la disperazione causata dalla mancanza di epidemie e il lamento conseguente, fino all'accorata preghiera che il buon Dio illumini qualche Dottore a provvedere al rifornimento di materia prima!
Nella prima terzina c'è il rimpianto per l'epidemia di tifo petecchiale che nel 1817 causò morti a migliaia.
Nella seconda terzina fa capolino la speranza che il colèra, di cui si sono già avute le prime avvisaglie (e che scoppierà a Roma nel 1837), diventi un buon alleato per la rinascita di una professione che rischia la scomparsa.
L'idea costante della morte nei sonetti belliani trova qui la sua espressione più alta e grottesca, quasi comica se non fosse drammatica.)


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costanza pocechini
 
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Re: GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - Li beccamorti

da costanza pocechini » 3 luglio 2015, 23:57

Il grande Belli...
Grazie Guido, Ti faccio i miei complimenti per
l'accurata preparazione scenica...

Gran bella pagina :idea:
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...non sono un Poeta, interpreto ciò che avverto narrandomelo, narrandolo

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_Marina_Pacifici
 
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Re: GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - Li beccamorti

da _Marina_Pacifici » 4 luglio 2015, 15:05

Caro Guga, leggendo l' ironia belliana da te sagacemente proposta,
mi viene in mente, trasponendola nelle vesti della morte,
la battuta di Alberto Sordi ne "Il Marchese del Grillo":

"Scusate bona gente,
ma io sò io....
e voi nun siete un ca..." :D :lol: :lol: :lol: :lol:

Ottima riproposizione del sommo Belli.

Complimenti, ciao
Marina

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Re: GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - Li beccamorti

da vaibhava das » 4 luglio 2015, 17:20

"La morte sta anniscosta ne l'orloggi,
e nisuno pò dì che, all'indomani,
sentirà batte...il mezzogiorno d'oggi..."


è farina del sacco di Gioacchino Belli.

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Re: GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - Li beccamorti

da guga » 5 luglio 2015, 16:24

_Marina_Pacifici ha scritto:Caro Guga, leggendo l' ironia belliana da te sagacemente proposta,
mi viene in mente, trasponendola nelle vesti della morte,
la battuta di Alberto Sordi ne "Il Marchese del Grillo":

"Scusate bona gente,
ma io sò io....
e voi nun siete un ca..." :D :lol: :lol: :lol: :lol:

Ottima riproposizione del sommo Belli.

Complimenti, ciao
Marina


Che poi è sempre un verso del grande Poeta trasteverino:

LI SOPRANI DER MONNO VECCHIO

C'era una volta un Re cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st'editto:
- Io so' io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
pozzo vénneve a ttutti a un tant'er mazzo:
Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l'affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
o dde Papa, o dde Re, o dd'Imperatore,
quello nun po' avé mmai vosce in capitolo -.

Co st'editto annò er boja pe ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e, arisposero tutti: È vvero, è vvero.

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baronerampante
 
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Re: GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - Li beccamorti

da baronerampante » 6 luglio 2015, 12:11

LI SOPRANI DER MONNO VECCHIO

C'era una volta un Re cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st'editto:
- Io so' io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
pozzo vénneve a ttutti a un tant'er mazzo:
Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l'affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
o dde Papa, o dde Re, o dd'Imperatore,
quello nun po' avé mmai vosce in capitolo -.

Co st'editto annò er boja pe ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e, arisposero tutti: È vvero, è vvero.


Quanto è vero, ancora oggi purtroppo.
Grazie per le tue scelte delle poesie del Belli
"L'artista dovrà impiegare tutta l' energia, la sincerità e la più grande modestia per prendere le distanze, durante il suo lavoro, da vecchi clichés". Matisse


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