GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - La bòna mojje

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guga
 
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GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - La bòna mojje

da guga » 7 luglio 2015, 11:39

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Be’, sò contenta, sí: va’, Sarvatore:
fa’ come vòi e quer ch’Iddio t’ispira.
Anzi, io direbbe de portà Diomira,
ch’è in d’un’età da intenerijje er core.

Bútteteje a li piedi a l’esattore:
prega, marito mio, piagne, sospira:
bada però che nun te vinchi l’ira...
Lassamo fà: ce penzzerà er Zzignore.

Si te caccia, nun famme la siconna.
Ricordete in quer caso c’hai famijja:
soffrilo pe l’amor de la Madonna.

Ce semo intesi eh Sarvatore mio?
Va’, ch’Iddio t’accompagni. Un bacio, fijja.
Addio: fa’ piano pe le scale: addio.

17 marzo 1834


Nella sua apparente semplicità, un sonetto grandioso!
Mi piace presentarvelo con il commento del grande critico Marcello Teodonio (BELLI, Tutti i sonetti romaneschi, Editore NEWTON, pag. 1140):


L'umanità di questa donna è ovunque nel sonetto, capolavoro di intuizione psicologica, di padronanza stilistica, di attenzione alle piccolissime cose e alle piccolissime creature protagoniste della vita.
La scena, colta al solito in media res, è drammatica ma, a contrasto, il tono della donna che parla è sereno: la coppia appare concorde e legata: il marito deve andare a parlare con l'esattore (molto probabilmente l'esattore della pigione) ma lei sa che il suo uomo è tipo che può perdere il controllo e farsi sopraffare dall'ira, come il lettore verrà a sapere solo al verso 9; per questo dunque afferma che va tutto bene come lui ha deciso; poi invece comincia a suggerire consigli: condurre con se la figlia per intenerire l'esattore; piangere, sospirare e, ancora, se le cose precipitassero, avere pazienza, e qui il tono sale con l'invocazione al Signore, in un atteggiamento sospeso tra rassegnazione e fiducia.
Poi alla conclusione tutto torna sommesso, affettuoso e l'ultima raccomandazione rimane per me tra le memorabili pagine di sempre: "fa piano pe' le scale...", dove nella limpida ed esemplare semplicità del dettato, provo un groppo di sentimenti e di immagini: scale buie dove è possibile cadere, una bambina da proteggere, i vicini che non devono sentire, l'affetto della donna, la trepidazione per l'esito dell'incontro...


Anche il saggio del critico si fa opera d'arte!

(a cura di GuGa)

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vaibhava das
 
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Re: GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - La bòna mojje

da vaibhava das » 7 luglio 2015, 13:21

Magistrale, eccellente, distinto. Il brano contrassegna perizia stilistica e nel contempo rifulge quanto a contenuti. Esemplare.

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Re: GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - La bòna mojje

da LidiaG » 8 luglio 2015, 9:59

Apprezzato il sonetto e la critica
a volte, non sempre, senza chi sappia leggerle, molte opere d'arte non sembrerebbero grandiose come sono
"C’è una foresta vergine in ciascuno di noi in cui preferiamo addentrarci da soli. Avere sempre la solidarietà, essere sempre accompagnati, essere sempre compresi, sarebbe intollerabile."
Virginia Woolf "Collected Essays"

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Re: GIUSEPPE GIOACHINO BELLI - La bòna mojje

da guga » 8 luglio 2015, 15:47

LidiaG ha scritto:Apprezzato il sonetto e la critica
a volte, non sempre, senza chi sappia leggerle, molte opere d'arte non sembrerebbero grandiose come sono


Questo, Lidia, vale per tutta l'opera del Belli che deve la sua gloria imperitura all'attenta lettura che un altro grande, Giosue Carducci, fece dei 2700 sonetti.
Fu lui a "sdoganare", anche nei libri di scuola, l'arte di un genio che veniva giudicato poeta "minore", come quasi tutti i dialettali, e addirittura blasfemo e volgare...


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