Ricordando un GATTO poeta e comunista e vagabondo di Salerno

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Rosario
 
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Ricordando un GATTO poeta e comunista e vagabondo di Salerno

da Rosario » 9 luglio 2015, 17:14

25 aprile

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
«liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera»:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.



Quanti nomi, quante cose -


C'è chi si chiama «leone»,
chi «bianco», chi «rosso».
Son tutti nomi
per tutte le cose;
per tutti i paesi,
Campoleone
Monterosso
Castelletto
e duomi, rose, falò accesi.
Quanti nomi, quante cose!
Chi per primo rispose
a sentirsi chiamare:
gli uomini o le cose,
le montagne o il mare?


Amore notturno

Una notte vicino alla sua casa
e dal balcone aperto nella mite
notte del Sud, la donna che m' apparve
golosa di risucchio come un'acqua
gelata. E non avrà mai volto,
sale la gola chiara, scende al buio
degli occhi avidamente salda.
A bocca aperta nella pioggia, un nero
grappolo le lasciava goccia a goccia
sapore di città disse di vento.



Amore della vita

Io vedo i grandi alberi della sera
che innalzano i cieli dei boulevards,
le carrozze di Roma che alle tombe
dell' Appia antica portano la luna.
Tutto di noi gran tempo ebbe la morte.
Pure, lunga la via fu alla sera
di sguardi ad ogni casa, e oltre il cielo
alle luci sorgenti ai campanili
ai nomi azzurri delle insegne, il cuore
mai più risponderà?

Oh, tra i rami grondanti di case e cielo
il cielo dei boulevards
cielo chiaro di rondini!

O sera umana di noi raccolti
uomini stanchi uomini buoni,
il nostro dolce parlare
nel mondo senza paura.

Tornerà tornerà,
d' un balzo il cuore desto
avrà parole?
Chiamerà le cose, le luci, i vivi?
I morti, i vinti, chi li desterà?



Il Caprimulgo

Tornerà sempre l' ironia serena
del sortilegio sulle tue corolle,
fiore disfatto.
E tu che voli e piangi
stridendo coi tuoi grandi occhi oscuri,
o caprimulgo dalle piume molli
il buio sempre ingoierà la notte
delle farfalle nere, le lucenti
blatte in cui l' uomo misero rattrae
le mani e gli occhi a rispettarle,
umane della pietà per sé.
Per la scala degli inferi discende
il consenso perenne, l'ordinata
congrega delle vittime plaudenti.

O misura dell' uomo in sé dipinto
costretto oltre la morte, mummia salva
a schermo delle mani,
a non aver più limiti, distratta
è la forza latente, il bruco insonne
della materia che ci traccia e insegue.
Un fenomeno oscuro il divenire
l'enfasi sorda che alle sue parole
non crede più, ma giura. Ancora scende
questa scala degli inferi e l' informe
che chiede un senso smania di figure.




Girotondo per la città


Ho preso tutti i bambini per mano,
andiamo di corsa per la città.
Alto più alto, nano più nano,
evviva evviva la libertà!
lo sono pazzo di tutti i colori,
il rosso è forte come un cazzotto,
il verde sprilla bibite di fiori,
il bianco ha sacchi di neve e brina,
ride il pagliaccio che s'infarina.
Ho preso tutti i bambini per mano,
ho preso tutti i colori e i pennelli.
Ho preso tutte le nuvole a mano,
tutti i rumori, gli strilli, il baccano.


Carri d'autunno

Nello spazio lunare
pesa il silenzio dei morti.
Ai carri eternamente remoti
il cigolìo dei lumi
improvvisa perduti e beati
villaggi di sonno.

Come un tepore troveranno l'alba
gli zingari di neve,
come un tepore sotto l'ala i nidi.

Così lontano a trasparire il mondo
ricorda che fu d'erba, una pianura.





Consiglio spassionato

Non date retta al re,
non date retta a me.
Chi v'inganna
si fa sempre più alto d'una spanna,
mette sempre un berretto,
incede eretto
con tante medaglie sul petto.
Non date retta al saggio
al maestro del villaggio
al maestro della città
a chi vi dice che sa.
Sbagliate soltanto da voi
come i cavalli, come i buoi,
come gli uccelli, i pesci, i serpenti
che non hanno monumenti
e non sanno mai la storia.
Chi vive è senza gloria.




Il poeta è un uomo mortale
che vive con tutta la sua morte
e con tutta la sua vita,
nel tempo,
e in sé si consuma e si sveglia,
negli altri si popola e si chiama,
e nulla possiede
che non abbia già amato e perduto.










Alfonso Gatto (1909-1976), è nato a Salerno da un’antica famiglia calabrese di marinai e armatori.

Ebbe un’adolescenza difficile (era stato segnato profondamente dalla morte precoce del fratellino Gerardo) e da adulto preferì una vita vagabonda in condizioni di miseria ricercate con voluta insistenza.

Si era iscritto alla facoltà di Lettere di Napoli, che abbandonò nel 1926 senza cogliere il traguardo della laurea. Si mosse confuso e deluso tra svariati lavori più o meno appaganti (fu commesso, istitutore, correttore di bozze e infine giornalista) e tra diverse città (Milano, Firenze, Venezia, Roma, nuovamente Milano e Roma) all’impossibile ricerca di una ben precisa identità (scrisse: «Un fenomeno oscuro il divenire...»).

Pubblicò numerosi volumi di versi: “Isola” (1932), “Morto ai paesi” (1937), “Poesie” (1939, 1941 e 1943), “L’allodola” (1943), “La spiaggia dei poveri” (1944), “Il sigaro di fuoco (Poesie per bambini)” (1945), “Il capo sulla neve” (1949), “La madre e la morte” (1950), “La forza degli occhi” (1954) che s’aggiudicò il premio Bagutta nel 1955, “Poesie” (1961), “Osteria flegrea” (1962), “Poesie d’amore” (1963), “Il vaporetto (Poesie per bambini)” (1963), “La storia delle vittime” (1966) che vinse il premio Viareggio, “Rime di viaggio per la terra dipinta” (1969) e “Desinenze” (pubblicato postumo nel 1977). Ha scritto in prosa: “La sposa bambina” (1944), “La coda di paglia” (1948) e “Carlomagno nella grotta” (1962).

Fu un fervente antifascista, e nel 1936 trascorse presso il carcere di San Vittore in Milano sei mesi di dura e ingiusta detenzione per cospirazione sovversiva. Fu anche un vivace militante comunista, partecipando alla Resistenza e trovandosi poi sempre in testa a tutte le lotte politico-sociali (abbandonò, però, il Partito Comunista per dissidenza nel 1951).

Nel 1938, insieme con Vasco Pratolini (1913-1991), fondò la rivista letteraria “Campo di Marte” che divenne il vessillo dell’emergente ermetismo.

Le sue liriche, piene di un’interna musicalità come quella di un canto, ebbero il consenso della critica che in lui riconosceva un poeta estraneo agli stantii moduli della tradizione.

Fu anche un valido pittore e un colto critico d’arte, amante soprattutto della scultura e dell’architettura.
Fu nominato professore di lettere per chiara fama presso il Liceo Artistico di Bologna.

Predilesse anche il cinema, per il quale ricoprì ruoli da caratterista, donando il suo volto mobile ed espressivo in film di Pier Paolo Pasolini (“Il Vangelo secondo Matteo del 1964 e “Teorema” del 1968), di Francesco Rosi (“Cadaveri eccellenti” del 1976) e di Mario Monicelli (“Caro Michele” del 1976).

Dal 1961 collaborò con la RAI-TV, trasferendosi definitivamente a Roma. Intellettuale di sinistra, forgiato dalla militanza e dall’impegno civile, fu guidato dal desiderio urgente di rinnovare i contenuti e le forme dell’arte.

La sua poesia non fu soltanto politica ma anche dedicata all’amore e alla quotidianità, alla rimembranza e all’oblio, alla Natura e alla Terra, con il pieno coinvolgimento del poeta nel dolore e nelle pene di tutti.

Dalla prima moglie, Agnese Jole Turco, ebbe due figlie, Marina e Paola; dalla seconda compagna, la pittrice triestina Graziana Pentich, ebbe due figli, Leone e Teodoro (quest’ultimo morto prematuramente nel 1962). A sessantacinque anni un incidente automobilistico (occorsogli in Orbetello) lo strappò ai suoi vagabondaggi e al suo inquieto esistere.
“Nulla è più pericoloso e mortale per l'anima che occuparsi continuamente di sé e della propria condizione, della propria solitaria insoddisfazione e debolezza.”
Hermann Hesse

L'Io è odioso.
(B. Pascal)

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Re: Ricordando un GATTO poeta e comunista e vagabondo di Sal

da vaibhava das » 9 luglio 2015, 18:17

Premetto che un pellegrinaggio -cammin di nostra vita è sempre un prodigio-dono divino, tuttavia aggiungo: tutto bello, ma, era umile, il Gatto? Di fronte alle stoccate provocatorie, come reagiva? E' in questo che si vede la statura di un genio.Data la disoccupazione, ho trovato posto come avvocato del diavolo, per cui punzecchio: era umile, il volonteroso in tema? Eh, eh. Sorrido non alle spalle di Gatto, bensì per il motivo conduttore: la vita di ciascuno è un miracolo quale via di pellegrinaggio verso l'Assoluto.....eh, eh.

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Re: Ricordando un GATTO poeta e comunista e vagabondo di Sal

da costanza pocechini » 9 luglio 2015, 19:20

"Per la scala degli inferi discende
il consenso perenne, l'ordinata
congrega delle vittime plaudenti."

Siamo tutti vittime plaudenti
affissi sulle mura della storia individuale,
forse a turno, dopo aver esperimentato
fondali e alture?

Grazie anche a Te che, come altre Autrici/Autori
state pubblicando pregevolezze e pregiatezze

(clicco pollicione al fine di incrementare il gradimento)
Ultima modifica di costanza pocechini il 10 luglio 2015, 10:11, modificato 1 volta in totale.
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...non sono un Poeta, interpreto ciò che avverto narrandomelo, narrandolo

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Re: Ricordando un GATTO poeta e comunista e vagabondo di Sal

da f.almerighi » 10 luglio 2015, 9:51

mi hai fatto tornare alla mente letture di molti anni fa di cui Alfonso Gatto fece parte, grazie rosariello

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Re: Ricordando un GATTO poeta e comunista e vagabondo di Sal

da malatesta » 10 luglio 2015, 20:46

Una delle più belle definizioni di Poeta.
"L’amore è abbondante, e ogni relazione è unica"
Andie Nordgren

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Re: Ricordando un GATTO poeta e comunista e vagabondo di Sal

da LidiaG » 11 luglio 2015, 8:11

Più entro in questa sezione più prendo atto della mia infinita ignoranza sulla poesia contemporanea
per questo non finirò mai di ringraziare chi propone letture di questo tipo.
"C’è una foresta vergine in ciascuno di noi in cui preferiamo addentrarci da soli. Avere sempre la solidarietà, essere sempre accompagnati, essere sempre compresi, sarebbe intollerabile."
Virginia Woolf "Collected Essays"

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Re: Ricordando un GATTO poeta e comunista e vagabondo di Sal

da mark schroeder » 7 agosto 2015, 18:31

l'omaggio della città al suo poeta ;)
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