Blasfemìa poetica D'Annunziana.(ovvero l'orrore iconoclasta)

Rifacimento in chiave di parodia di famose Poesie dei Grandi della nostra letteratura
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Gli Autori dovranno rispettare per quanto possibile la struttura dell'originale ( strofe, metrica rime assonanze etc etc.)
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Blasfemìa poetica D'Annunziana.(ovvero l'orrore iconoclasta)

da stefanocona » 21 gennaio 2016, 12:26

Il Pigneto è un quartiere popolare di Roma che il Divin Maestro era uso frequentare e che fu fonte di questa prima bozza che poi successivamente rielaborò con quella più conosciuta e studiata a scuola, alla quale cambiò titolo (La pioggia nel pineto).
Da leggere con il testo definitivo a fronte.(per i pochi che non la conoscono a memoria)


Taci. Su le doglie
del trivio non odo
parole che dici
umane,ma godo
ragazze più nuove
che parlan di zoccole e figlie
lontane.

Ascolta. Piove.
Sulle frivole perse,
piove sulle meretrici
truccate e sparse,
piove sui pappa,
incazzosi e storti,
piove sui morti
ammazzati,
sui sampietrini sporcati
da merde di cani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri pensieri
dementi,
su le “fresche”
in attesa
che un cliente
le schiuda
pagando
una favola bella
che ieri
t’illuse
che oggi mi illude
oh mio Puttanone!

Odi? La pioggia cade
sulla solitaria
mignotta
ormai a tutto rotta
da tutti quei duri
con un crepitìo che dura
e varia nell’aria
secondo gli orgasmi,
secondo i marasmi,
tra i vari miasmi
emessi negli spasmi.

Ascolta. Risponde
dal ponte, il canto
della rumena *
che il pianto austero
non impaura
mentre lo mena
nella seicento
color argento.

E il pino
di quell’uomo
ha un suono
e quello
di un altro uomo
un altro suono
e quello del vecchio
altro ancor suono
ma tutti dai stessi
istromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.

E immersi
essi sono nella tana
silvestre
di lucrosa voglia
molle come una foglia
mentre le tue chiome
puliscono, con
lieve cadenza
la "panza"
e la patta dischiusa
di chi ti ha illusa
di essere Ermione
oh mio Puttanone.

Ascolta, ascolta l’accordo
dei trenta euro
si fa più sordo
si fa sotto
l’idea che la “seconda”
valga un botto.

E quello ricresce
sulla tua gota magra
e tu hai paura
che abbia preso
il Viagra.


E in tutt’uno si mesce
“Quell’entra e quell’esce”
che tu chiami scopare
ma che ti dà da mangiare.
E allora va bene
se l’umido pene
che di laggiù sale
dall’umida ombra remota
ti empie e ti svuota
più sordo, più fioco
s’allenta, si spegne
continua il suo gioco.

E piove sulle tue ciglia
oh mio Puttanone
mentre la “fresca” lo piglia
lungo due miglia
o piccolo, come una biglia.
La figlia dell’aria
è muta,
ma quello sputa
in silenzio,
e non è certo
assenzio

E tutta la vita è “fresca”
dolente,
ormai non più pesca
a forza d’usarla
come esca.
Tra le palpebre, gli occhi
son come palle tra il coso,
mentre gli occhi
stanno al lato del naso.

E andiam di fratta in fratta
or congiunti
or disciolti
(e il verde vigor rude
ormai prude)
Chissà dove, chissà come
passerà sto prurito
che mi consuma il dito.

E piove sui nostri volti,
Silvana,
gran puttana,
che m’hai raccontato
la favola bella
di farmi scopare
tua sorella
e che invece
m’hai presentato
tuo fratello Luigi
che è un travestito.
Oh mio Puttanone
Mia Musa
di questa
Canzone.


* rumena come italiana spagnola inglese cinese o donna di qualsiasi altra nazionalità


VERSIONE DEFINITIVA

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
Stefano Antonio Mariano Cona


Mi feci tante domande che andai a vivere sulla riva del mare e gettai in acqua le risposte per non litigare con nessuno. ( Neruda)

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Re: Blasfemìa poetica D'Annunziana.(ovvero l'orrore iconocla

da vaibhava das » 21 gennaio 2016, 13:30

Rapagnetta, era il cognome vero del pescarese, il quale contribuì a una dichiarazione di guerra quanto mai inutile, nel 1915. Per cui, egli merita il biasimo e l'esecrazione
Ultima modifica di vaibhava das il 22 gennaio 2016, 8:54, modificato 1 volta in totale.

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Re: Blasfemìa poetica D'Annunziana.(ovvero l'orrore iconocla

da malatesta » 21 gennaio 2016, 21:52

Mi sa che sei tornato in perfetta forma, bella notizia per te e per il sito.
"L’amore è abbondante, e ogni relazione è unica"
Andie Nordgren

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Re: Blasfemìa poetica D'Annunziana.(ovvero l'orrore iconocla

da lastellachebrilla » 21 gennaio 2016, 23:50

...e se i puttanoni o giù di lì
divenissero dei lavoratori a tutti gli effetti riconosciuti
come avviene in altri Stati?

bè in effetti rimarrebbero sempre dei puttanoni
in ogni caso

interessante riflessione sul fare - sesso -
di uomini e donne a sfondo altamente letterario

ciao Stè
buona serata

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Re: Blasfemìa poetica D'Annunziana.(ovvero l'orrore iconocla

da Mr_Imagoo » 23 gennaio 2016, 20:22

Altro che blasfemia. Questa rappresenta l'esegesi del pensiero d'annunziano, la versione originale che il poeta non aveva avuto il coraggio di pubblicare. Fantastici i versi finali che svelano d'emblée un colpo di scena magistrale.
Vivissimi complimenti al trascrittore di questa poesia inedita!!

Ora mi aspetto altre opere e a tale scopo riporto alcuni titoli suggestivi:

La passera solitaria ( naturale prosecuzione della precedente opera aviaria);

Il 5 Mangio

La cavalla storta

M'arzo alle 18:21

A Zia Cinta

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Re: Blasfemìa poetica D'Annunziana.(ovvero l'orrore iconocla

da puerlongaevus » 12 febbraio 2016, 20:40

stefanocona ha scritto:Il Pigneto è un quartiere popolare di Roma che il Divin Maestro era uso frequentare e che fu fonte di questa prima bozza che poi successivamente rielaborò con quella più conosciuta e studiata a scuola, alla quale cambiò titolo (La pioggia nel pineto).
Da leggere con il testo definitivo a fronte.(per i pochi che non la conoscono a memoria)


Taci. Su le doglie
del trivio non odo
parole che dici
umane,ma godo
ragazze più nuove
che parlan di zoccole e figlie
lontane.

Ascolta. Piove.
Sulle frivole perse,
piove sulle meretrici
truccate e sparse,
piove sui pappa,
incazzosi e storti,
piove sui morti
ammazzati,
sui sampietrini sporcati
da merde di cani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri pensieri
dementi,
su le “fresche”
in attesa
che un cliente
le schiuda
pagando
una favola bella
che ieri
t’illuse
che oggi mi illude
oh mio Puttanone!

Odi? La pioggia cade
sulla solitaria
mignotta
ormai a tutto rotta
da tutti quei duri
con un crepitìo che dura
e varia nell’aria
secondo gli orgasmi,
secondo i marasmi,
tra i vari miasmi
emessi negli spasmi
.

o mio grande MAESTROOOOO :!: :!: :mrgreen: :mrgreen: insigne turpologo :!: :!: :lol: :mrgreen:

Ascolta. Risponde
dal ponte, il canto
della rumena *
che il pianto austero
non impaura
mentre lo mena
nella seicento
color argento.

E il pino
di quell’uomo
ha un suono
e quello
di un altro uomo
un altro suono
e quello del vecchio
altro ancor suono
ma tutti dai stessi
istromenti

azzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz :!: :mrgreen: :mrgreen:
diversi
sotto innumerevoli dita.

E immersi
essi sono nella tana
silvestre
di lucrosa voglia
molle come una foglia
mentre le tue chiome
puliscono, con
lieve cadenza
la "panza"
e la patta dischiusa
di chi ti ha illusa
di essere Ermione
oh mio Puttanone.

Ascolta, ascolta l’accordo
dei trenta euro
si fa più sordo
si fa sotto
l’idea che la “seconda”
valga un botto.

E quello ricresce
sulla tua gota magra
e tu hai paura
che abbia preso
il Viagra.


E in tutt’uno si mesce
“Quell’entra e quell’esce”
che tu chiami scopare
ma che ti dà da mangiare.
E allora va bene
se l’umido pene
che di laggiù sale
dall’umida ombra remota
ti empie e ti svuota
più sordo, più fioco
s’allenta, si spegne
continua il suo gioco.

E piove sulle tue ciglia
oh mio Puttanone
mentre la “fresca” lo piglia
lungo due miglia
o piccolo, come una biglia.
La figlia dell’aria
è muta,
ma quello sputa
in silenzio,
e non è certo
assenzio

E tutta la vita è “fresca”
dolente,
ormai non più pesca
a forza d’usarla
come esca.
Tra le palpebre, gli occhi
son come palle tra il coso,
mentre gli occhi
stanno al lato del naso.

[size=150][b]E andiam di fratta in fratta
[/size]or congiunti
or disciolti

è questo o delirante Vater nostro il tuo invito a un nuovo raduno :?: :?: e indoveeeeeeeeee :?: :?: :mrgreen: :mrgreen:

(e il verde vigor rude
ormai prude)
Chissà dove, chissà come
passerà sto prurito
che mi consuma il dito.

E piove sui nostri volti,
Silvana,
gran puttana,
che m’hai raccontato
la favola bella
di farmi scopare
tua sorella
e che invece
m’hai presentato
tuo fratello Luigi
che è un travestito.
Oh mio Puttanone
Mia Musa
di questa
Canzone.


* rumena come italiana spagnola inglese cinese o donna di qualsiasi altra nazionalità

[/b]
VERSIONE DEFINITIVA qui o nume hai raggiunto l'acme di siffatta porcada :!: :mrgreen: :mrgreen: sottolineando la versione definitiva è la ciliegina che mancava...

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


o novello ERMIONE ma andò ce porti a illuderci eh :?: :?: :mrgreen: :mrgreen: su la favola bella eh e poi co sti vestimenti leggiadri e leggieri :o :shock: non è che al Pigneto ce pijano a selciateeeeeeeeeeee :lol: :!: :lol: :!:
bè caro Stè me so divertito nu sacche e dù sporte e direi de ++++. olè :!: :!: :idea: ideaaaaaa e perché non aprire un concorso blasfemico magari per un TSO come premio oppure per un celere soggiorno circondariale in regime di affidamento ad assistente fulloptionals :!: sciaooooooooooooooooooo vir
mietti virgilio


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