Come ti manipolo un'emozione (rudimenti di narrazione)

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Come ti manipolo un'emozione (rudimenti di narrazione)

da stefanocona » 24 gennaio 2019, 14:12

Una stazione ferroviaria, una coppia sta per salire su un treno. Ad un tratto un individuo si avvicina alla coppia e spara all’uomo. Una, due, tre volte. La moglie disperata cerca di soccorrerlo.Le ferite sono chiaramente mortali. Nel viso dell’uomo si legge non tanto paura, quanto amore per la sua compagna. Sa che sta morendo e in quello sguardo vi è racchiuso tutto il rammarico di dover lasciare la sua donna.

Inizia così “Carlito’s way.”

Inizia dalla fine, per permettere allo spettatore di conoscere da subito l’epilogo di una storia che si va a raccontare.
E dato che la storia è storia di gangsters e d’amore, il conoscere in anticipo la fine sembrerebbe a prima vista un non senso, una ingenuità narrativa destinata ad annullare il pathos dell’intera trama.
E mentre lo spettatore un po deluso e altrettanto arrabbiato di dover già conoscere la conclusione di una storia per la quale ha pagato il biglietto d’ingresso, si accinge a seguire quasi svogliatamente le immagini del film, lo sceneggiatore gli si siede accanto e comincia a manipolarlo. Gli mostra un protagonista uscito di galera con tutte le intenzioni di condurre una vita retta. E’ questione di poco e lo spettatore si ritrova immerso a tifare per Carlito. La psicologia del personaggio ti conquista immediatamente. Non onesto ma leale, non buono ma nemmeno cattivo, non illuso della vita ma non certamente cinico, non giovanissimo e nonostante tutto ancora sognatore di un futuro diverso…….
Insomma, in men che non si dica, si comincia ad amare quel personaggio. E quando questi, alla metà del primo tempo, si trova in situazioni di pericolo di vita, lo spettatore, ben sapendo ( e lo sa perfettamente perché lo ha già visto all’inizio) che egli non soccomberà in quella situazione, nonostante tutto teme per la sua vita.

Non la farò tanto lunga.

Fino all’ultimo fotogramma lo spettatore, ormai conquistato emotivamente dalla purezza particolare di Carlito, dal suo codice d’onore di uomo, dal suo amore che rappresenta forse l’unica via d’uscita da una esistenza così penalizzante, ebbene fino all’ultimo, lo spettatore crede fermamente, spera, vuole sperare che alla fine Carlito non muoia. Eppure già sa che Carlito morirà. Lo sa perché gli è stato detto, gli è stato mostrato all’inizio. La sua ragione conosce l’epilogo ma la sua emozione lo ha rimosso.

Un capolavoro di narrativa cinematografica. Una sceneggiatura che è un capolavoro di alchimia emozionale.

Questo si può riuscire a fare con la penna.

E noi che scriviamo ben lo sappiamo.

O almeno dovremmo
Stefano Antonio Mariano Cona


Mi feci tante domande che andai a vivere sulla riva del mare e gettai in acqua le risposte per non litigare con nessuno. ( Neruda)

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