2030 - CRONACA DI QUEL CHE RESTA DEL PIANETA TERRA

Regole del forum
Testi caratterizzati da una trama che si sviluppa attraverso azioni e situazioni in cui si muovono i personaggi.
Avatar utente
ZERO
 
Messaggi: 383
Iscritto il: 16 dicembre 2014, 6:48
Ha ringraziato: 259 volte
E’ stato ringraziato: 163 volte

2030 - CRONACA DI QUEL CHE RESTA DEL PIANETA TERRA

da ZERO » 6 aprile 2015, 11:06

2030 CRONACA DI QUEL CHE RESTA DELLA TERRA


– Proprio non vuoi capire! È dunque tanto difficile ficcarti in quella testa vuota che sei un dhimmi (Dhimmi o Dimmi, sono gli ebrei, i cristiani, gli zorastriani e i sabei ai quali è concesso vivere in un paese governato secondo i principi dell'Islam) e che non puoi pretendere nulla? Forse a te sfugge qualcosa, ma questa è la regola. – Disse la donna asciugandosi il sudore prima che questi tracimasse oltre il labbro superiore – Non c’è niente altro da fare, che tu lo voglia o no, dovrai attendere che le autorità completino le indagini e giunga il consenso da Babilonia.
– Ma così occorrerà molto tempo!
– E allora? Ti risulta che il tempo di un dhimmi abbia un qualche valore?
– No signora. Posso chiedere se dovrò attendere molti anni?
– E’ probabile o forse no, ma in tutta sincerità dubito che a Babilonia ci sia qualcuno disposto a concedere un certo interesse alla tua richiesta. Ora ti è chiara la cosa?
– Perfettamente…anche se non mi sembra giusto
– Ehi! Volgarissimo dhimmi, sei alla ricerca di una denuncia?
– Vi prego di scusare la mia ingenuità
– Allora smettila di comportarti come un idiota e ricorda che non vivi più nella tua sfottuta arretratezza occidente, ma in una società che ha definitivamente abbandonato i finti moralismi e lo squilibrato sistema di vita che aveva caratterizzato il vostro mondo. Oggi è il nostro Principe a guidarvi!

«Non è cambiata di una virgola questa strega!» Pensò Manuel osservando con un certo disgusto la donna che pontificava seduta dietro la scrivania.
– Mi rendo conto – Ammise lui chinando il capo – Chiedo scusa!
– Uhmm…ma davvero voi idioti credete che ci sia qualcuno disposto a perdere del tempo con i vostri problemi?
– Non pretendo questo, assolutamente no, ma mi era stato detto che…
– Certo, certo – Lo interruppe lei offrendo un ampio sorriso – In quest'ultimo periodo c'è stato un così alto numero di novità che anche noi ne siamo stati letteralmente frastornati. Erano anni che attendevamo una soluzione degna del nostro grande Principe e per la verità anch’io avevo perduto ogni speranza. Tra noi era cominciata a serpeggiare l'idea balzana che a nessuno interessasse più nulla della sorte di questi adorabili bambini. Purtroppo la natura non mi ha concesso di averne di miei. Mio marito…ero la più anziana delle sue mogli, non me ne ha dato il tempo, ha preferito rendermi la libertà dopo essersi presa la mia gioventù. Naturalmente si è comportato secondo la legge. Oh ci puoi scommettere, lui non faceva nulla che non fosse previsto dalla legge. Però la cosa migliore l'ha fatta quando è crepato, mi capisci, vero?
– Vi capisco – Mormorò Manuel provando un brivido freddo percorrergli la schiena
– Certo che per una povera donna rimasta sola non è stato facile. Il galantuomo giustificò la nostra separazione addebitandola alla mia incapacità di avere figli...Oh si, si, mi amava! Ed è stato molto generoso concedendomi un sostanzioso vitalizio, però mi ha ugualmente scaricata come si fa con un posacenere quando si è smesso di fumare. Sai cosa succede al posacenere quando si ha la sfortuna di smettere di fumare? Succede che improvvisamente si trasforma in un oggetto che, pur restando in bella vista nella casa, ricopre l'incarico di un articolo ornamentale assolutamente inutile e dopo un po', quando ci si accorge che invece è soltanto un accatta polvere, beh, di solito finisce in un cassetto o nella pattumiera e fu esattamente in quel posto che il galantuomo tentò di scaricarmi...nella pattumiera. Devi credermi, fu un bel trauma da superare con le mie sole forze. All'inizio soffrii molto per il senso di abbandono e d'inutilità che mi crebbe dentro, ma poi dovetti farmene una ragione e cercare altrove nuovi interessi, ma molto presto compresi che alla mia età… Cosa vuoi, anche se tutto questa storia mi ha permesso di risparmiarmi fisicamente, non sono più un fiorellino, mi capisci, vero?
– Capisco – mormorò Manuel annuendo
– Ma come si dice? Non tutti i mali vengono per nuocere, poiché è stato in questo centro che ho scoperto la mia vera vocazione di madre, ed è un vero peccato che non mi sia resa conto subito di questa realtà. Se avessi intrapreso quest'attività, quando ancora avevo un marito, chissà, forse avrei potuto dedicare a questi ragazzi i miei migliori anni, il mio affetto…mi capisci, vero? Intendevo dire che soltanto il nostro grande Principe ha compreso quanto questi pulcini ne avessero bisogno. Ora come puoi vedere ne ho in abbondanza di figli e li amo tutti di un amore immenso. Oh si, certamente, ora arriviamo anche al tuo problema, la bambina, vero? Già, ma siediti…Non li, idiota! Vai in fondo alla stanza, su quella panca
Manuel raggiunse la panca e attese che lei riprendesse a biascicare parole.
– Vedrai che troveremo la maniera per risolvere anche questo problema. Sai che Arianna è il mio più grande amore...per favore controllati!, non piangere, Arianna non lo vorrebbe. Lei è un essere stupendo, fin dal principio è stata il mio braccio destro, il mio sostegno, il mio coraggio. Oggi mi sarebbe impossibile guidare questo centro senza di lei. Eppure dovrà lasciarmi piccola cara...ed io non so proprio chi mi darà la forza per mandare avanti il centro. È sempre stata lei a dare a me e a tutti noi la voglia di continuare. Mai un cenno di sconforto, mai una lacrima, sempre pronta ad offrire il suo aiuto a chiunque. E’ una bambina eccezionale, lei è la prima della nuova grande razza. Voglio raccontarti una storia bellissima...come ho detto non ho figli naturali, ma quando lei iniziò a chiamarmi mamma e questo accadde sin dal primo giorno in cui fu condotta da noi. Ricordo che la presi per mano e le chiesi se avesse avuto piacere di fare un giro nel parco...
«Posso chiamarti mamma?» mi chiese guardandomi fisso negli occhi
Io non le risposi subito, ero confusa, ma dopo qualche istante annuii. Lei mi sorrise, così, semplicemente, sussurrando «sono contenta». Ma ti rendi conto? Aveva acceso in me il desiderio d'essere madre...
– Perdonatemi signora, ma non ricordo il vostro nome
– Puoi chiamarmi Martha… non è il mio nome, ma per te va bene questo
– Grazie signora, ecco, vi prego di perdonare questa mia interruzione, ma desideravo chiedervi cosa intendesse esattamente riferendovi al «Centro» – Chiese Manuel
– Oh si, certo! Capisco. – Fece lei scuotendo il capo – Queste nuove denominazioni sono state assegnate di recente e le confesso che hanno confuso anche noi. Immagino saprà che da quando il nostro grande Principe ha assunto il controllo politico e militare dell'intera comunità terrestre, questa penisola è divenuta la colonia numero 23...Intendo riferirmi alla ex penisola italiana beninteso. Oggi non è più un paradiso per preti, suore, omosessuali e delinquenti d'ogni genere, ora il nostro grande Principe l'ha bonificata rendendola un perfetto eco sistema in cui addestrare questa nuova razza che presto dominerà il mondo. Vedi, ormai mi restano soltanto un paio d’anni prima che io stessa venga inviata al rinnovamento. Cosa vuoi, non riesco ad abituarmi all'idea che presto sarò anch'io parte della nuova grande razza. Mi dicono che il laboratorio della colonia ONE produca almeno 515 milioni di pezzi l'anno. Sai, la sua produttività è strettamente legata alla quantità di materia prima che riusciamo a procurare, negli anni passati potevamo procurarne una notevole quantità, ma da qualche anno le cose sono cambiate.
– Mi perdoni signora, in questo caso a quale parte del mondo vi riferite? Dovete avere pazienza con me, ma la mia permanenza nell’istituto di rieducazione ha un po' appannato i miei ricordi
– Ora come va la tua rieducazione? Hai riacquistato il buonsenso? Ricorda che abbiamo più che mai bisogno di uomini con la tua esperienza
– Non sono ancora perfettamente integrato, ma conto di completare la preparazione al più presto. Ho voglia di riprendere il mio lavoro ed essere di nuovo utile
– Bene, bene, ne sono lieta, sapevo che il nostro grande Principe avrebbe saputo convincerti. Poco fa mi riferivo a quel porcile che erano diventati gli Stati Uniti d'America. Ora che il nostro grande Principe li ha rinnovati, sono stati trasformati in un enorme efficientissimo laboratorio
– Non avete perso tempo, vero?
– Non mi piace questo tuo modo d’esprimerti, controllati! – Mormorò la donna esibendosi in una curiosa mimica per mascherare il sudore che copioso le imbrattava il volto – Capisco bene come l’antica influenza occidentale possa ancora lordare il tuo animo, ma non devi esprimerti usando questi termini. Deferenza, ci vuole deferenza, ricordati che sei un miserabile dhimmi. Pensa al male che potresti causare alla bambina. Sai che alla cara Arianna presto saranno assegnati compiti vitali per il nuovo ordine? Sono certa che ne beneficerà anche la tua persona. Non vorrei far nascere false illusioni, ma mi si riferisce che ad Arianna verrà affidata proprio la conduzione della prima colonia e tu dovresti essere orgoglioso di lei
– Certo, lo sono, lo sono. Ed è appunto per questo motivo che, abusando della vostra bontà, mi sono permesso d’importunarvi per invocare il permesso di vederla
– Oh no, ma cosa dici! Arianna non può essere assolutamente disturbata. Non mi sarebbe possibile neppure se volessi farti una cortesia. Per carità, potrebbe costarmi la testa. Arianna è la nostra prima creatura di classe superiore
– Ma sono suo padre, mi sarebbe sufficiente vederla per un solo istante, anche attraverso una porta. Vi prego, forse in seguito non avrò più alcuna possibilità di abbracciarla, siate comprensiva...
La donna sorrise e annuì prima di sussurrare invitandolo ad accostarsi a lei.
– Innanzi tutto smettila con questa idiozia di dichiararti suo padre. Arianna ha un solo padre, il nostro grande Principe!
– Per favore, siate buona
– Proprio non vuoi capire eh? Ti rendi conto che stai chiedendomi di esporre la mia persona ad un rischio mortale...se ne fosse a conoscenza il nostro grande Principe sarei morta prima di poter tentare una qualsiasi giustificazione. Dammi retta, hai tutta la mia comprensione, d'altra parte il sangue è pur sempre sangue e tu sei un uomo intelligente...oltre che sufficientemente discreto.
– C’è nulla che possa fare per tentare di convincervi? – Chiese Manuel cercando di proposito la provocazione.
– Oh no! Ma cosa dici…Però, perché no! – lo interruppe lei dopo qualche istante di silenzio. – Stammi bene a sentire, avvicinati, forse qualcosa si potrebbe fare, però...sei sicuro d’essere disposto a pagare un prezzo?
– Purtroppo non posseggo più nulla che abbia un valore venale – sussurrò lui avvicinandosi alla scrivania
– Non è del tutto vero, sei un uomo
– Non capisco
– Oh è molto semplice, ad esempio potresti accettare d’essere mio ospite per una, diciamo innocente cenetta? Non fraintendermi, si tratterebbe soltanto di un semplice tête à tête per festeggiare il tuo prossimo ritorno nella società, magari nel frattempo potremmo conoscerci un po’ meglio, ed io potrei illustrarti come vanno ora certe cose. Cosa ne dici?
– Intendete noi due soltanto? Ma si, tutto quello che volete, purché non si parli di rapporti fisici

– Ah! – Esclamò la donna rabbuiandosi subito in volto – Sciaguratamente questo non è quanto desideravo sentirmi dire…e in quanto ad Arianna mi dispiace, ma non è possibile
– Lasciatemi finire, ma vi prego di non fraintendere. – La interruppe lui – In verità la mia precisazione si riferiva a certi rapporti di cui ho sentito vociferare
– Per carità, ma con chi credi d’avere a che fare? Buon per te che so chi sei, altrimenti. Non vorrei sembrare vanitosa, ma in fondo posso ancora considerarmi vergine
– Oh bene! – esclamò lui tentando di frenare il voltastomaco – Di questi tempi è quasi un miracolo
– Ah...si, si, puoi ben dirlo. Credo proprio che le nostre idee possano convergere verso un punto di comune interesse. Bene, bene, Dunque d'accordo, questa sera avremo modo d’essere meno formali, spero

Martha sussurrò l'intera frase in un leggero mormorio, mostrando uno smagliante sorriso sulle labbra.
Manuel annuì e pur sentendosi rivoltare lo stomaco, riuscì a proporre un sorriso che accompagnò la risposta
– Ne sono già eccitato – Sussurrò evitando di guardarla negli occhi
– Molto bene, a volte, le donne come me, se guidate da mani esperte come le tue…beh, intendo dire che a volte possono diventare delle vere fonti di piacere. Però mi raccomando, dovrai comportarsi con la dovuta deferenza, la forma va rispettata
– State pur tranquilla, conosco le regole
– Molto bene, sono davvero soddisfatta di me. Ora vedremo cos'è possibile fare per risolvere il tuo problemino
– Credete che domani sarà possibile vedere Arianna per qualche istante? O magari addirittura oggi?
– Perché no! Potrai vederla anche subito, s'intende soltanto un'occhiatina – disse lei ammiccando vistosamente

Collegando il suo citofono ad un numero che sfuggì all’attenzione di Manuel, abbaiò alcune frasi
– Ecco fatto! – Esclamò Martha sorridendo – Ora nessuno si permetterà di disturbarci. Bene, bene, bene e domani, se le cose saranno andate come dovranno andare, potrai anche intrattenerti un poco con la bambina. Bene, bene, bene...vieni, vieni più vicino
Manuel si accostò già sapendo che lei avrebbe allungato le mani per prendersi un anticipo sul dovuto
– Vi prego signora, non eccitatemi maggiormente, debbo vedere la bambina. Non voglio che possa pensare che…
– Hai ragione – borbottò lei togliendo la manona che aveva già afferrato in una morsa l'intero suo didietro – Una cosa alla volta, ma stasera…eh, eh, stasera non ci saranno scuse…vero? Avanti, facciamoci una passeggiata.

Spingendo il carrozzino su cui il donnone pontificava, scesero in ascensore al piano inferiore e quando ne uscirono Manuel si sorprese notando la totale scomparsa delle guardie e di tutti gli assistenti che poco prima l'avevano palpato e scrutato ai raggi X.
Dopo aver attraversato alcune stanze desolatamente vuote, giunsero a percorrere un lungo corridoio sul cui lato destro si aprivano, di tanto in tanto, piccole finestre protette da lastre di vetro.

#

Quando Manuel si avvicinò per osservare attraverso la vetrata sua figlia, non vide un essere umano, ma un orrendo mostro che strisciando sul pavimento si spostava lentamente verso di lui.
Fu un istante, l'uomo estrasse da una scarpa un piccolo cilindro di quarzo e lo lanciò su quel corpo e un istante dopo una luminosa implosione sgonfiò e accartocciò quel corpo che prese a perdere liquidi rossastri.
Poi si voltò e con un calcio ben assestato rovesciò il carrozzino sul quale il donnone era quasi svenuta dalla paura.
Sollevò il carrozzino e con la parte più pesante colpì ripetutamente, con insensata violenza, la testa della donna che sembrò quasi staccarsi dal corpo, mentre sulle labbra ribollì un sommesso rauco gorgoglio.

#

Manuel fece girare lentamente la bicicletta.
Quel sentiero puzzolente, che sembrava non avesse più fine, cominciava a dargli maledettamente sui nervi.
Credeva di conoscere quella zona come le sue tasche, ed era stato proprio per quella presunta certezza che, subito dopo la fuga, aveva deciso di percorrere quel tratto che era stata la campagna pontina, con la speranza di superare gli acquitrini prima che iniziassero le sue ricerche.
Disgraziatamente era rimasto un pio desiderio, poiché si era subito reso conto che attorno a se non c’era più nulla di famigliare...Quella parte di territorio, che anni addietro era stato uno dei più bei centri agricoli di tutto il Lazio, si era nuovamente trasformato in palude
Si guardò attorno nell'ultima luce del tramonto e, vincendo la nausea per l'orribile fetore che scaturiva dal suolo, gli tornò alla mente il giorno in cui gli eserciti d'occupazione avevano invaso l'Italia dopo la quinta guerra santa

Dopo la caduta e il sacco di Roma, una parte degli stati che avevano fatto parte del gruppo fondatore della comunità europea si schierò con gli eserciti invasori per unirsi a loro nella conquista del Regno Unito e successivamente del continente americano, che crollarono pressappoco nello stesso periodo sotto l'azione di preponderanti forze.
Da allora ogni pur piccola parvenza di civiltà occidentale scomparve dalla faccia della Terra. In quell’occasione furono eliminati fisicamente circa 220 milioni di europei e altrettanti di americani, riservando, negli anni successivi, lo stesso trattamento ad alcuni popoli dell’area asiatica.
Fu abbattuto ogni simbolo culturale di quattro/cinquemila anni della storia dell'umanità.
Fu soppresso nel sangue ogni simbolo e convenzione religiosa che non fosse quella ufficiale. In nome delle loro leggi depredarono, razziarono e uccisero, rendendo in schiavitù l’intera popolazione mondiale.
Ufficialmente Roma e il Vaticano scomparvero dalla faccia della Terra, poiché dopo aver subito le offese più crudeli, vennero rase al suolo e fu trucidato ogni abitante. In pochi anni l’intera area fu trasformata nella lurida e maleodorante pattumiera di tutti gli scarichi mondiali.

«Una particolare attenzione deve essere riservata alla leggenda metropolitana in cui si racconta di quanto accadde alla sacra lancia di Longino.
Le cronache dell’epoca riferiscono (ma di ciò non si ha alcuna prova concreta) che prima di distruggere ogni altro simbolo religioso, truppe addestrate all’uopo, rintracciarono la sacra reliquia, custodita nel Weltliche Schatzkammer (Tesoreria terrena) dell'Hofburg di Vienna, trasportandola in gran segreto a Babilonia»

Manuel si distaccò con una scossa da quei dolorosi ricordi, ormai era quasi notte, aveva percorso più strada di quanto avesse immaginato di dover percorrere, scoprendo però d'essere completamente disorientato dai troppi sentieri che s'intersecavano l'uno dopo l'altro tra montagne d'immondizia.
Non riuscendo a riconoscere nulla di famigliare che non fosse la viscida erica scura che aveva iniziato a prolificare in quei luoghi, cominciò a preoccuparsi sul serio.
Se l'avessero preso da quelle parti non sarebbe stato facile giustificare la sua presenza. Per la verità aveva alcuni documenti falsi, ma non era certo che fossero a prova d'imbecille. Quei figli d'un cane, dopo l'ultimo attentato nel quale avevano perso la vita un centinaio di loro, avevano preso l'abitudine di sparare prima di chiedere i documenti.
L'oscurità lo colse in quella situazione.
Era una di quelle notti che aveva sempre detestato, notti in cui la luna, schiava di un cielo nascosto da una cappa di nuvole nere e minacciose, riusciva a malapena e a tratti, ad illuminare lo squallore circostante.
Per la verità di tanto in tanto la luna provava ad emergere in tutto il suo splendore, ma poi, dopo aver dato un'ampia visione della distesa desolata, tornava a nascondersi dietro il velo delle nubi.
Stanchezza e paura spronarono Manuel ad andare avanti, ma quando l'oscurità s'infittì e lo sfinimento per il lungo viaggio ebbero ragione del suo fisico, pensò che in fondo la soluzione migliore sarebbe stata quella di fermarsi per la notte. Certo il timore d'essere intercettato da qualche pattuglia lo spronava a proseguire, ma il timore di finire in qualche pantano lo convinse a fermasi non appena possibile.
Per precauzione uscì dal sentiero e dopo qualche decina di metri si fermò, poggiò la bici ad una siepe e si distese al suolo.
Il silenzio gli fece male alle orecchie. Si tirò su il bavero della giacca, poggiò la schiena ad un piccolo dosso del terreno e sperò di addormentarsi.
Non era trascorso molto tempo da che si era coricato, quando il cupo rintocco di una campana lontana ruppe il silenzio.
Si sollevò in piedi con i nervi a fior di pelle e la mano sul calcio della pistola...Per lunghi istanti, volgendosi nella direzione del suono, provò a scrutare nel buio sperando d'intravedere ciò che avrebbe potuto nascondersi e infatti, dopo poco scorse il debole scintillio di una rapida luce lontana che però subito si spense.
– Cavoli! Deve esserci un villaggio da queste parti – Borbottò tra se, senza comunque perdere l'attenzione su ciò che poteva verificarsi alle sue spalle – Per chi avranno fatto quel segnale? Per me oppure. Inutile star qui a fare congetture, la cosa migliore è quella di andare a vedere di cosa si tratta
Afferrò la bici e tornato sul sentiero avanzò cautamente verso la posizione in cui aveva visto brillare quella luce
Dopo una marcia notevolmente faticosa, poiché per lunghi tratti dovette portare in spalla la bici, si fermò davanti ad un fossato d'acqua stagnante, appena in tempo per non finirci dentro.
– Che mi venga un colpo se me ne ricordavo
Improvvisamente, in un momentaneo sprazzo di chiarore lunare, intravide, al di la dell'acqua, una grande e indistinta costruzione scura con torri merlate agli angoli.
Un malandato ponte levatoio, che nell'antica intenzione doveva unire quanto restava di un decadente portale al malconcio sentiero oltre le mura, non dava nessuna garanzia di sopportare il suo peso.
A quel punto c'era poco da star li a pensare, o andava avanti, oppure aspettava che una pattuglia lo intercettasse e lo spedisse alla colonia ONE, perché era certamente in quello scannatoio che lo avrebbero inviato vivo o morto.
Senz’altro indugio Manuel percorse l'oscillante ponte levatoio, che, dal conto suo, iniziò a gemere accompagnando i suoi passi sulle travi sconnesse.
Non appena fu all'interno del cortile, una luce, che sembrava provenire dalla finestra di una delle torri, si mosse e qualche istante dopo si spense.
Manuel si guardò attorno e sebbene il chiarore della luna fosse assai debole, i danni provocati dal tempo alla costruzione, erano visibili ovunque.
Alcune parti del tetto della costruzione interna, che delle mura esterne, erano crollate, ed anche i bastioni non sembravano star meglio.
Improvvisamente la luna si nascose dietro una nube nera e la notte fu più buia che mai.
Silenzio totale.
Manuel avanzò molto lentamente facendo attenzione a non inciampare e così, pian piano, raggiunse le mura della costruzione che aveva notato all'interno del cortile.
Poggiò la bicicletta al muro, quindi, avvicinatosi alla costruzione, ne percorse lentamente la facciata lasciandosi guidare dal tatto di una mano, mentre l'altra stringeva spasmodicamente la pistola nella tasca interna del giubbetto.
Attorno c'era una quiete di morte.
Nell'avanzare, sempre aiutato dalla guida della mano, si accostò al vano di una finestra e sollevatosi sulla punta dei piedi tentò di guardare al di la di quello che doveva essere un davanzale.
Sentì provenire dall'interno una corrente d’aria fredda, ma non distinse che tenebre impenetrabili.
Dopo un breve colloquio con se stesso decise di proseguire e, come aveva immaginato, poco dopo sfiorò con le mani la sagoma di un massiccio portone e del battente di ferro.
Per un istante fu tentato di tornarsene indietro, ma poi, senza nemmeno accorgersene, sollevò il battente e lo picchiò con forza contro la piastra di ferro.
Il rumore che ne risuonò produsse echi lunghi e cavernosi.
Ancora silenzio.
Ripeté i colpi più arditamente, poi lasciò seguire un intervallo e quindi bussò la terza volta ancor più violentemente.
Ma dopo gli echi il silenzio continuò a dominare la scena.
Attese ancora qualche istante, poi, quando ormai era deciso a tornate sui suoi passi, ecco che improvvisamente la luce riapparve della torre...si mosse, ondeggiò...ma come prima si dileguò velocemente mentre un cupo rintocco di campana giunse dall'alto.

C'è un momento, nella paura di ogni uomo, in cui la certezza d'essere giunto alla fine dei suoi giorni è più forte della paura stessa e in quell'istante Manuel scelse di non muoversi, ma di restare immobile in attesa degli eventi.
In quella strana e incresciosa posizione vi restò per due o tre minuti tentando di dominare i battiti del suo cuore, poi, subito dopo decise di muoversi in fretta verso il luogo dove aveva lasciato la bici.
Un altro lugubre rintocco, rapido e senza echi.
– Qualcuno si sta divertendo alle mie spalle oppure sono diventato pazzo – Borbottò tra se – Però se torno fuori rischio d'incontrare qualche pattuglia e se resto dentro rischio di farmi venire un accidente!
E allora, per uno strano e irrefrenabile desiderio di scoprire che cosa fosse quella costruzione, che tra l'altro non ricordava di aver mai visto prima, accostò le spalle al portone, con una mano estrasse la pistola dalla tasca e con l'altra provò a spingere il pesante battente, che cigolando sui cardini, dopo un po' cedette riottoso di qualche centimetro. A quel punto dovette girarsi su se stesso e aiutandosi con la spalla riuscì ad aprirlo di quel tanto, che gli permise d'entrare all'interno di qualcosa che sarebbe dovuta essere una stanza.
Ormai era in gioco, quindi tanto valeva andare avanti.
Avanzò di qualche passo nel buio più totale...e improvvisamente il portone si richiuse alle sue spalle con un rumore fragoroso.
Manuel si voltò tentando di riaprirlo. Provò ad afferrare qualcosa e tirare verso di se, ma per quanta forza impiegasse non riuscì più a smuoverlo.
Dopo alcuni istanti i suoi occhi si abituarono all'oscurità e tornato a guardare alle sue spalle gli sembrò di vedere la sagoma di un’imponente scalinata, sulla sua sommità, oltre un vestibolo, notò una debole luce che muovendosi lentamente gettava un lugubre chiarore tutto intorno
– Cos'hai contro i fantasmi? – Si chiese
– Io nulla – Si rispose – Però non so cos'hanno loro contro di me!
Iniziò lentamente a salire la rampa e ad ogni gradino che saliva la luce si ritraeva in un perfetto sincronismo. Ebbe l'impressione che intendesse fargli da guida.
Proseguì e alla fine la scalinata terminò in un'ampia galleria.
La luce la percorse lentamente e lui la seguì con l'andatura leggera di chi non ha più nulla da perdere.
Quel barlume lo guidò ai piedi di un'altra scala meno imponente, poi improvvisamente si spense.
In quell'istante dalla torre giunse un altro rintocco e questa volta Manuel se lo sentì rimbombare fin dentro il cuore.
Era totalmente immerso nell'oscurità, con le braccia tese in avanti cominciò a salire la seconda rampa di scala, ed ecco che qualcosa di freddo afferrò il suo braccio sinistro tirandolo decisamente; lui tentò di liberarsi, ma non gli riuscì, allora vi assestò sopra un violento colpo con il calcio della pistola e un terribile urlo squarciò il silenzio.
Immediatamente la mano lasciò il suo braccio ed egli si precipitò in avanti con il coraggio della disperazione.
La scala doveva essere in pessimo stato poiché inciampò e si rialzò diverse volte, poi, improvvisamente la scala terminò di fronte a un basso cancello di ferro illuminato dal chiarore della luna che penetrava da una finestra in alto.
In un atto di disperazione Manuel l'aprì con una ben assestata pedata e proseguendo oltre si trovò di fronte ad un intricato passaggio tortuoso, appena sufficiente perché una persona vi camminasse ricurva in avanti.
Si chinò e al termine del tunnel si trovò in una galleria dal soffitto altissimo, al centro della quale apparve una figura d’uomo.
Nel vederlo, Manuel sollevò istintivamente il braccio armato, pronto a sparare, ma la figura scomparve lasciando cadere una grossa chiave di ferro che risuonò sul pavimento assieme ad un cupo lamento proveniente da lontano.
Raccolse la chiave e proseguì ormai certo che c'erano tutte le premesse perché facesse una brutta fine.
Superata una prima sala improvvisamente riapparve la stessa luce che l'aveva guidato in precedenza.
La seguì fin quando lei si posò su di una grossa panca proprio accanto ad una porta.
Manuel si avvicinò e, introdotta la chiave nella serratura, dopo qualche difficoltà riuscì a far scattare il meccanismo.
Spinse il pesante battente e si trovò ad osservare una vasta stanza, al centro della quale vi era una bara sostenuta da un catafalco, affiancata da due gigantesche statue in abbigliamento moresco, con enormi sciabole nella mano destra.
Quando Manuel superò la soglia, ognuna di esse portò un braccio indietro e una gamba avanti e nello stesso istante il coperchio della bara si sollevò mentre la campana tornò a rintoccare.
La luce guida continuò a scivolare avanti, Manuel la seguì con determinazione finché non arrivò a pochi passi dalla bara.
Lentamente una figura femminile, avvolta in un sudario nero, si sollevò tendendogli le braccia, mentre contemporaneamente le statue fecero risuonare le loro sciabole e vennero avanti tentando di colpirla.
Manuel si precipitò verso la donna e la prese tra le braccia prima che finisse sul pavimento.
In quell'istante la casa tremò come per un terremoto.
Manuel rotolò in terra urtando il capo sulla base di una delle statue e quando riprese i sensi si ritrovò seduto su un divano di velluto di quella stessa stanza, ora illuminata da numerose candele su lampadari a goccia di cristallo.
Al centro della sala non vi era più la bara, ma vi era stata imbandita una sontuosa tavola.
Era ancora intento ad osservare ciò che lo circondava, quando la porta di fondo si aprì lasciando entrare, assieme ad una dolce musica, una piccola ragazza splendidamente vestita di nero, della quale si notavano immediatamente le classiche caratteristiche Down.
La ragazza, che sembrava sorridesse, era circondata da uno stuolo di allegre ninfe più bionde delle grazie.
Lei si avvicinò a Manuel e, chinato il capo in segno di saluto, lo ringraziò per essere stato il suo salvatore.
Le ninfe posero una ghirlanda di fiori sulla sua testa e la ragazza lo portò, afferrandolo delicatamente per una mano, fino alla tavola imbandita.
Manuel non riuscì a pronunciare una sola parola per lo stupore e agli onori che gli venivano tributati rispose con sguardi e gesti cortesi.
– Chi sei? – Chiese quando si riprese dalla sorpresa
– Io sono l'immagine di colei che non è più
– Non capisco, ti conosco? – Chiese lui sempre più sorpreso
– Si che mi conosci, sei mio padre, ed io sono colei che fu tua figlia Arianna – Rispose la ragazza sorridendogli

#
Due giorni dopo Manuel fu catturato nella palude ormai quasi agonizzante. Dopo un breve processo fu condannato alla rigenerazione per l'uccisione di sua figlia Arianna e della direttrice del centro e inviato presso la colonia ONE per essere rinnovato.

#

Nota di servizio

Il trattamento di rigenerazione si completa, dopo una maturazione di circa 26/27 giorni, con il confezionamento automatico del prodotto in graziosi e asettici contenitori Tetra Pak® del peso di circa 100 gr. ciascuno.
Ovviamente, com’è facilmente comprensibile, gran parte della produzione viene assegnata ai centri del tipo 23, quale alimento destinato ai figli della nuova razza.

Il tutto con la benedizione del grande Principe.
Ultima modifica di ZERO il 12 novembre 2015, 19:28, modificato 3 volte in totale.
Nelle nostre vite c'è un solo colore che dona senso all'arte e alla vita stessa: il colore dell'onestà mentale.

Avatar utente
vaibhava das
 
Messaggi: 1888
Iscritto il: 15 dicembre 2014, 20:37
Ha ringraziato: 24 volte
E’ stato ringraziato: 622 volte

Re: CRONACA DI QUEL CHE RESTA DEL PIANETA TERRA

da vaibhava das » 6 aprile 2015, 15:30

Avendo Cristo e Mohammed lo Stesso Dio, il Dio dei seguaci dell'uno è lo Stesso Dio dei seguaci dell'altro. Anche il Messaggio divino, eterno, è sempre coerente con Sé Medesimo, dal caso secondo al primo, così come dal primo al secondo.

Avatar utente
ZERO
 
Messaggi: 383
Iscritto il: 16 dicembre 2014, 6:48
Ha ringraziato: 259 volte
E’ stato ringraziato: 163 volte

Re: CRONACA DI QUEL CHE RESTA DEL PIANETA TERRA

da ZERO » 6 aprile 2015, 17:04

Grazie per il commento!
Nelle nostre vite c'è un solo colore che dona senso all'arte e alla vita stessa: il colore dell'onestà mentale.

no avatar
costanza pocechini
 
Messaggi: 1198
Iscritto il: 15 dicembre 2014, 19:22
Ha ringraziato: 1378 volte
E’ stato ringraziato: 577 volte

Re: CRONACA DI QUEL CHE RESTA DEL PIANETA TERRA

da costanza pocechini » 7 aprile 2015, 11:31

Che "brutti" resti: della Donna la femmina più squallida
e del Maschio l'annullamento dell'Uomo.

Tuttavia, applaudo alla tua fantasia, al tuo scervellare
nell'Individuo, forse hai sentori positivi?

CHAPEAU
Immagine
...non sono un Poeta, interpreto ciò che avverto narrandomelo, narrandolo

no avatar
Nuccina
 
Messaggi: 444
Iscritto il: 15 dicembre 2014, 17:29
Ha ringraziato: 30 volte
E’ stato ringraziato: 140 volte

Re: CRONACA DI QUEL CHE RESTA DEL PIANETA TERRA

da Nuccina » 9 aprile 2015, 18:02

Un vero peccato che su questo racconto poca gente si sia fermata, la prosa richiede tanto impegno non solo a chi scrive ma anche a chi legge e forse questo mondo va troppo di fretta per fermarsi a leggere.

ciao
...è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante

Avatar utente
ZERO
 
Messaggi: 383
Iscritto il: 16 dicembre 2014, 6:48
Ha ringraziato: 259 volte
E’ stato ringraziato: 163 volte

Re: 2030 - CRONACA DI QUEL CHE RESTA DEL PIANETA TERRA

da ZERO » 12 novembre 2015, 19:32

RIPORTO IN HOME questo mio racconto di fantasy/fantascienza
dopo aver condiviso F.Almerighi la sua analisi sulla realtà vigente.
viewtopic.php?f=21&t=2967
Nelle nostre vite c'è un solo colore che dona senso all'arte e alla vita stessa: il colore dell'onestà mentale.


Torna a Narrativa - Racconti

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron