Storia incasinata di un dongiovanni imbranato - 2

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ZERO
 
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Storia incasinata di un dongiovanni imbranato - 2

da ZERO » 14 novembre 2015, 8:26


Storia incasinata di un dongiovanni imbranato

(Autobiografico?)





Uhm...dunque, senza neppure rendermene conto (e chi ci crede!) mi ritrovai ad occupare il posto di Alan nella grande sala dell'Auditorium, ad ascoltare brani di musica classica accanto a sua moglie, respirando il suo profumo e fantasticando su come ella avesse deciso d'istruirmi su musica e amore.

Mentre l'orchestra disbrigava alla perfezione il suo compito, di tanto in tanto Valery accostava il suo volto al mio, quasi a sfiorarlo, per istruirmi su come ascoltare questo o quell'altro brano. Offrendomi, con la sua presenza e il profumo del suo alito, emozioni sicuramente più soddisfacenti di quanto fosse stata capace d'impormi la musica.

Così, tra melanconici lamenti di violini e perentorie musicalità di trombe, mi capitò (più volte per la verità) di sfiorare la sua mano sul bracciolo della poltrona, che lei sembrava aver dimenticata languida al mio contatto in un preludio d'inimmaginabili intimità.
Per tutto il tempo del concerto la mia attenzione fu concentrata soltanto su due domande; cosa in realtà Valery stesse cercando in me e cosa io cercassi in lei.

Avrei preferito non darmi domande. Com'era possibile che una splendida donna, che viveva in manifesto accordo con un marito, anche se un po' «trombone», (tanto per rimanere nel campo musicale) avesse deciso su due piedi di perdersi con un ragazzo di almeno dieci anni più giovane di lei?

Alla fine feci la cosa migliore, mi rifiutai di approfondire l'argomento, limitandomi a godere di quel benefico, provvidenziale, coinvolgente contatto con il suo corpo.
All'inizio ebbi l'impressione di aver toccato con il cielo anche il paradiso, ma quando quel contatto iniziò a crearmi alcune evidenti difficoltà, preferii dedicare i miei pensieri al marito "trombone" che aveva preferito sedersi attorno ad un tavolo a discutere d'incremento di fatturato e respirare un'aria carica di produttività e di smog, lasciando ad altri la sua splendida moglie.

Terminato il concerto ci avviammo all'uscita.
- Sono veramente felice che il concerto ti sia piaciuto! Il segreto sta nel riuscire a cogliere tutti i piacevoli frutti che può offrire il paradiso della musica, frutti non proibiti come la mela dell'Eden. - sussurrò sorridendo prima di soggiungere con esultanza - Ed ora diamoci dentro, abbiamo una serata tutta per noi!

Quel «diamoci dentro» confuse un pochino le mie idee e aspettative.
Ovviamente fu lei a prendere ogni decisione, io mi limitai ad accettare il suo programma di prolungare la nostra compagnia e cenare assieme.
- Vorrei offrirti la cena, me lo permetti? - chiese lei rivolgendo quella richiesta quasi come una preghiera e quando notò il mio cenno negativo del capo, intervenne nuovamente con molta decisione - Se non accetti la mia offerta ce ne torniamo a casa, ed io sarei veramente infelice

Non riuscendo a stabilire se quella fosse una proposta o una minaccia, preferii non rischiare accettando l'invito a cena.
Ci dirigemmo verso il vicino parcheggio per prelevare la sua macchina (la mia era parcheggiata molto più distante), e nel camminare l'uno a fianco dell'altra, con mossa disinvolta Valery si strinse al mio braccio così energicamente da farmi avvertire il suo seno aderirvi.
Con un ammirabile autocontrollo riuscii a fingere che quella specie di tamponamento non mi avesse provocato particolari problemi, però cominciai a sentirmi molto più oggetto che soggetto disposto ad essere conquistato.

Salimmo in macchina e ci dirigemmo verso il ristorante.
Valery guidava molto velocemente, ma con assoluta sicurezza, e questo suo comportamento può senz'altro considerarsi una palese documentazione del suo temperamento.
Mentre guidava mi parlò di suo marito, del suo carattere, dei loro rapporti e di quei dissapori che una vita matrimoniale può far nascere negli anni.
- Non hai mai pensato di avere un figlio? - le chiesi
- Certamente, lo desidero con tutta l'anima! E lo vorrebbe anche Alan, ma non è possibile
Per discrezione non sollecitai ulteriori precisazioni, ma fu lei stessa a colmare il mio desiderio di saperne di più.
- Purtroppo Alan ha dei problemi, mi capisci immagino. A volte può capitare anche ad un uomo come lui così ricco di esuberanza...Si, Alan soffre di una rara forma di azoospermia, in parole povere non produce spermatozoi.

Debbo confessare che la notizia non mi rattristò in modo particolare, però sentii come quell'antipatia, provata fino a quel momento, si stesse sopendo sopraffatta da un senso di dolorosa commiserazione, e Valery, che dovette intuire tutto ciò, per rinvigorire l'immagine di suo marito volle precisare
- Non credere che Alan non sia in grado di vivere con soddisfazione la propria vita sessuale! Anzi come uomo e come marito, beh, i nostri rapporti amorosi sono fin troppo frequenti e completi

In quel momento mi sentii stanco di sentir parlare di lui e la interruppi nel tentativo di cambiare argomento.
In sostanza desideravo ristabilire con lei quello stato di serena affettuosità prima che Alan intervenisse con i suoi problemi genetici.

Nel frattempo, avevamo raggiunto il parcheggio del ristorante.
Entrammo nel locale.
La cena risultò ottima e Valery si dimostrò sempre più compagna gaia, estrosa e intelligente.
Terminata la cena, riprendemmo la via del ritorno.

Chiuso lo sportello Valery introdusse la chiave, ma non avviò il motore, lasciò trascorrere qualche attimo di silenzio, poi, improvvisamente si volse verso di me, mi gettò le braccia al collo e avvicinando il suo volto mi baciò con slancio e passionalità.
- Avevo voglia di baciarti - sussurrò teneramente - e di essere baciata da te!

Anche allora, com'era già accaduto al goal dell'Italia, fui preso alla sprovvista, però in quel caso non esistevano condizionamenti che potessero frenare il mio desiderio e immediatamente divenni parte attiva.
Una volta esaurito lo slancio che ci aveva posseduti, Valery raccolse a lungo il suo volto fra le mani restando in silenzio, poi, tornando a guardarmi, mi sorrise (di un insolito sorriso in cui mi parve di leggere una velata tristezza) e avviò il motore dell'auto.

Decisi di restare in attesa e vedere come si mettevano le cose.
Parcheggiò nella rimessa e sempre in un assoluto silenzio mi precedette all'interno dell'ascensore.
Senza guardarmi spinse con decisione il pulsante dell'ultimo piano e, mentre io cominciavo a sentirmi combattuto fra l'esultanza e il timore, lei sfidò i miei occhi con una sfrontatezza appena velata di sorriso, ma senza pronunciare una sola parola.

Entrammo e soltanto allora mi resi conto d'aver commesso un errore, ma ormai era tardi per tentare un qualsiasi espediente che mi permettesse una ritirata strategica.
Eravamo nella famosa stanza in cui, soltanto la sera prima, ero stato travolto dall'entusiasmo di Valery, mi sedetti sul bracciolo di una poltrona, pronto a schizzare via se la faccenda si fosse messa male.
- Bevi qualcosa? - Chiese lei
- Ecco...io...
- Non sai rispondere con un sì o con un no?
La voce era divenuta improvvisamente decisa e altera e sebbene il tono della sua voce mi parve un chiaro invito ad andarmene, qualcosa mi diceva che non era inquieta con me.
- "Rimorso" - pensai, e allora mi preparai a sentire le solite frasi di rito - "Scusami, non sapevo quello che facevo, è stato un momento di debolezza. Ti prego di dimenticare, se mio marito sapesse..."

Ero decisamente spaventato all'idea di ciò che sarebbe potuto accadere se suo marito avesse saputo, ed ero quindi pronto ad uscire, quando lei, sedutasi al mio fianco, mi porse un bicchierone di non so cosa, prese l'altra mia mano e la pose sul seno.
- Tu mi piaci veramente molto - Sussurrò perforandomi con i suoi occhi.
L'espressione del mio viso dovette essere molto eloquente, poiché, con una risatina, lei si fece ancora più vicina e mi baciò con dolcezza.
- Non sei il primo uomo con cui tradisco mio marito e certamente non sarai l'ultimo, perciò ti prego di non cominciare ad immaginare amori improvvisi e irreprimibili. Io non sono capace d'amare e quindi non amerò neanche te. Sta tranquillo, non sono neppure una ninfomane se è questo che stai pensando, scelgo accuratamente i miei uomini e sebbene sia certa che mio marito sappia, sono molto attenta a salvare le apparenze. Per la verità sono stata molto indecisa se farti salire in casa e questo soltanto perché abitiamo nello stesso stabile. In realtà sono una stranissima donna a cui piace sfidare la sorte, ma se tu hai paura...

A quel punto ebbi l'impressione di non udire più la sua voce, ero completamente inebetito, era la prima volta che mi capitava di fare l'amore con una donna affascinante, ma nello stesso tempo sentivo di non averne il diritto.
Avrei voluto avere più tempo per pensare, per decidere, e invece mi ritrovai sdraiato sul tappeto con una Valery accanto... sopra, sotto, nei miei occhi, nei miei pensieri... insomma assolutamente incontenibile.

Quando più tardi, molto più tardi, mi accompagnò alla porta era tornata la donna serena e sorridente di sempre.

Scesi le scale a piedi per evitare che il rumore dell'ascensore potesse indurre qualcuno a fare due più due.
Ero felice, esausto, moderatamente preoccupato, ma appagato d'aver perso la mia verginità (si fa per dire).
M'introdussi in casa facendo attenzione soprattutto quando passai di fronte alla camera di mia sorella.
Nel più assoluto silenzio raggiunsi la mia stanza e mi coricai senza svestirmi, con i sensi ancora eccitati e il corpo assolutamente pacificato.
Mai avevo sentito la mia stanza e il mio letto così complici.
Fuggevolmente, molto fuggevolmente, mi chiesi che cosa potesse spingere a tali comportamenti una donna che, sebbene tutto, e ne ero profondamente convinto, non era una di quelle.

Quel pensiero occupò la mia mente per qualche ora, e la mattina dopo mi svegliai con una strana sensazione di attesa.
Presi a chiedermi se mi avrebbe telefonato o se avesse trovato un altro modo per comunicarmi di tornare da lei.
Fui anche tentato di prendere l'iniziativa, ma poi decisi che non sarebbe stato prudente e lasciai che fosse lei a fare la prima mossa...e la fece!

Ero uscito per prendere il giornale e stavo tornando sui miei passi intento a leggere i titoli in prima pagina, quando me la trovai dinanzi nell'atrio...Bella ed elegante come sempre.
- Buongiorno - Sussurrai mentre il cuore sembrò volesse esplodermi nel petto
- Ciao - Rispose lei in tono distratto - Già fuori?
- Il giornale...stavo pensando che...
- Questo è l'errore, - M'interruppe lei - mai pensare mio caro, devi soltanto vivere.

Ebbi un attimo di confusione mentale e un istante dopo era scomparsa oltre il portone lasciandomi con la testa piena di domande delle quali, purtroppo, credevo di conoscere le risposte.

Due giorni più tardi, mentre rientravo dopo aver acquistato il giornale, la vidi uscire dalla rampa a bordo della sua macchina che lasciò nell'aria il fischio stridente delle gomme sull'asfalto.
Lei mi vide e fece un lieve cenno con il capo e nulla più.
Rimasi sul marciapiedi per qualche secondo di troppo, poiché quando sollevai lo sguardo notai mia sorella che mi osservava dalla finestra della sua camera.

- Cosa c'è tra te e Valery? - Mi chiese quando sedetti alla tavola per la colazione
Non riuscii a dare una risposta immediata e volgendomi verso di lei scossi il capo
- Non hai voglia di parlarne? - Chiese ancora lei senza guardarmi
- No, perché dovrei?
- Perché sono tua sorella e ti voglio bene
- Scusa, il problema è che non lo so neppure io cosa pensarne. A volte è molto cordiale, si comporta come un'amica affettuosa, altre volte invece sembra non conoscermi neppure
- È una donna! Dovresti conoscere il tipo. Per di più è sposata e se mi consenti un suggerimento lasciala stare
- Cosa intendi con lasciala stare? Tra me e lei non c'è nulla
- Tanto meglio per te. - Rispose lei - Vuol dire che mi sono sbagliata
- Non ti è simpatica, vero?
- Mi è del tutto indifferente
- Allora perché questa animosità nella tua voce?
- Non è animosità, ma se vuoi puoi chiamarla sensibilità femminile e guarda che questo nostro sentimento raramente commette errori
Preferii uscire di casa piuttosto che proseguire in quella che ritenni una battaglia persa in partenza.
Mia sorella era l'unica della famiglia che mi conoscesse veramente a fondo, tra noi c'era sempre stato un rapporto molto aperto e sincero, essendoci scambiati fin da bambini ogni nostro piccolo e grande segreto.

Sul tardi della mattina incontrai Finn, che assieme ad altri amici stava trafficando attorno alla sua auto che non voleva saperne di muoversi
- Ciao. - Disse quando mi accostai a loro - Hai tempo per due chiacchiere?
- Si certo!
- Allora mi faccio vivo io nel pomeriggio in negozio
Detto ciò tornò a dedicare la sua attenzione all'auto ed io prosegui verso il mio prossimo impegno.
Nel pomeriggio Finn mi raggiunse in negozio.
- Dai usciamo, ho da parlarti

Fuori mi fu subito chiaro che le cose non dovevano andare nel verso giusto poiché oltre che mostrare un gran bel muso lungo, contrariamente al solito si guardava continuamente le scarpe.
- Beh? - Feci io per sbloccare l'atmosfera - Allora cos'hai da dirmi?
Lui sollevò lo sguardo ma sembrò non vedermi
- Qualche sera fa ti ho visto con Valery
- E allora? - Feci io in tono scherzoso
- Vi ho visto a tavola
- Ah si, mi ha offerto la cena dopo il concerto
- Aveva invitato anche me
- Al concerto? - Chiesi decisamente sorpreso
- Si. Un paio di settimane fa, ma poi non se n'è fece più nulla; ci andò con il marito
- Sei uscito con lei?
Lui si strinse nelle spalle senza rispondere.
A quel punto mi saltò in mente che tra loro potesse esserci stato qualcosa e non riuscendo a contenere la curiosità chiesi
- Tra voi c'è qualcosa?
Lui si strinse ancora nelle spalle prima di mormorare
- C'era...
Rimasi di sasso, ma preferii non forzare una risposta che comunque giunse non richiesta
- Siamo stati un paio di volte assieme
- Capisco - Sussurrai io, anche se in realtà in quei momenti mi era assolutamente difficile
- Non farti idee sbagliate, insomma, capisci cosa intendo?
- Si e no, ma tu prova a spiegarmelo
- Sono stato su da lei e...
- E? - Chiesi notando l'interruzione
- Niente, volevo che lo sapessi
- Perché?
- Beh, mi è sembrato di doverlo fare
- Non era necessario, tra noi c'è soltanto una buona amicizia
- Non devi darmi spiegazioni, capisco bene
- Capisci cosa?
- Sei stato su da lei, no?
- E questo cosa vuol dire? Non fare lo scemo, abbiamo soltanto parlato
- Non lo credo. Con lei si ha poco tempo per parlare
- E invece abbiamo parlato di lei, di suo marito
- Cosa ti ha detto di lui?
- Nulla di particolare
- Come ti è sembrata, felice?
- Non saprei dirti, però non mi è sembrata particolarmente entusiasta della sua vita
- Si, è vero, non è una donna felice, ed io credo di essermi innamorato di lei
- Ma dai! - Mi ribellai per evitare di mostrare tutta la mia sorpresa - Non scherzare, Valery è sposata. Non vorrai mica metterti nei guai, vero?
- Se è per questo ci sono già nei guai
- Per averla frequentata un paio di volte? Non starai montando questa storia più del dovuto?
- Forse. Ti ha detto nulla di me?
- No, ma se avessi saputo non l'avrei accompagnata al concerto
- Ma no, che sciocchezza! Perché avresti dovuto farlo? È anche tua amica

In quel momento sentii prepotente la voglia di rivelargli quanto era accaduto tra noi, ma l'espressione di sofferenza che lessi sul suo volto spense ogni mio proponimento e feci bene poiché lui continuò a parlare guardando lontano
- Ti ha detto che aspetta un figlio?
Mi sentii gelare il sangue nelle vene e a quel punto ebbi l'impressione di essere di fronte ad una enorme ed imminente tragedia.
- Beh, no! Però sono felice per lei. - Riuscii a balbettare - Ma tu come fai a saperlo. Te lo ha detto lei?
Lui annuii guardandomi, poi sembrò scuotersi e a voce bassissima sussurrò
- Un bel guaio, vero?
- Perché? È piuttosto naturale per le donne sposate avere dei figli
- Sei al corrente che suo marito non può averne? - Chiese lui fissandomi
- No - Sussurrai, sapendo di mentire
Egli annuì, poi, tornando a guardarmi, mormorò
- Quel bambino è mio...

Ecco fatto! Quello fu il momento in cui mi sembrò di cadere un pozzo dal quale ne uscii con un'imprecisa impressione di sfinimento che mi ricondusse alla realtà.
Guardai Finn e non lo vidi, anzi, non udii neppure le sue parole.
- ...è da oltre un mese che ci frequentiamo. Non era mia intenzione, ma è successo, ed ora siamo nei guai.
- «E che guai!» - Pensai

Più o meno le cose proseguirono nella consuetudine più assoluta. Finn sembrò scomparire dalla scena, ed io, dopo le rivelazioni, mi guardai bene dal tentare un qualsiasi altro approccio con Valery, anzi, per la verità evitai con cura d'incontrarla, fin quando saltò nuovamente fuori il marito.
Lo incontrai alcuni giorni più tardi e ci fermammo per un saluto rapido, così credevo, e invece attaccò un bottone.
Mi sentivo friggere e avrei voluto tanto essere lontano mille miglia, ma tra un sorriso e l'altro riuscii a superare l'esame, fin quando lui disse:
- Valery mi ha detto che siete stati a teatro...bene! Sono felice che sia stato tu ad accompagnarla, non è simpatico sapere la propria moglie sola soletta in strada a quell'ora...mi telefonò non appena la riaccompagnasti a casa...

Immaginando di vederla al telefono, subito dopo avermi guidato alla porta, sentii alcuni brividi freddi percorrermi la schiena.
Non ricordo cosa risposi, ma con la scusa di essere in ritardo ad un appuntamento me la detti letteralmente a gambe.

In maniera del tutto imprevista qui finì la mia carriera di seduttore imbranato, ma, senza praticamente nessuna interruzione, continuò la storia incasinata, poiché il seguito lo recitai molto lontano da Cleveland...in quel paradiso del Vietnam, dove Finn ed io fummo inviati a trascorrere una lunga vacanza forzata.
Non potete crederci, vero? Beh, all'inizio non ci credetti neppure io, me ne resi conto quando misi piede sul suolo vietnamita.

Di sicuro mi salvai da un piccolo guaio, ma altrettanto sicuramente finii per trovarne di molto più grandi.


Continua...
Nelle nostre vite c'è un solo colore che dona senso all'arte e alla vita stessa: il colore dell'onestà mentale.

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Re: Storia incasinata di un dongiovanni imbranato - 2

da f.almerighi » 17 novembre 2015, 17:41

questa Valery è davvero una fedifraga onesta


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