Un canto di dolcezza infinita

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ZERO
 
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Un canto di dolcezza infinita

da ZERO » 28 novembre 2015, 16:15

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Un canto di dolcezza infinita

C’era una volta un giovane cacciatore che durante i suoi itinerari di caccia, a volte si trovava a dover attraversare un piccolo lago dal nome fantasioso: «Lago della Ninfa dagli occhi ambrati», tuttavia egli preferiva fermarsi a fare quattro chiacchiere con un gruppo di carbonai, aiutandoli a trasportare i grossi carichi di legname.
In cambio né riceveva sempre qualche sacchetto di carbonella.
Un giorno però accadde qualcosa di eccezionale, era giunto sulle rive del lago e dopo aver aiutato i carbonari si sedette per rinfrescarsi il viso, quand’ecco che un’apparizione sulla riva opposta lo fece sobbalzare: sulla riva opposta una Ninfa incredibilmente bella, con degli occhi bellissimi, color ambra, lo fissava. Sembrava curiosa.

(Gli occhi ambrati sono detti anche “occhi del lupo” perché ricordano il loro colore, un colore miscelato da un pigmento dorato o giallo e con un po’ di color rame e ruggine. Il Lipocroma, il nome del pigmento giallo; è estremamente raro e infatti è raro vedere in giro occhi di questo colore.)

Il ragazzo ne rimase affascinato e l’amore divampò in lui. Immediatamente.
La giovane Ninfa dopo averlo osservato a lungo rise e si allontanò, scomparendo. Allora la rincorse facendo il giro del lago in un vano inseguimento.

Ai carbonai che incontrò chiese notizie e loro risposero: “É la ninfa che si pettina al sole, una creatura che non ama gli uomini, soprattutto se cacciatori. Guai a chi si innamora di lei: è perduto!”.
Ma, scuotendo appena la testa il giovane mostrò la sua titubanza a crederli.
Ritornò il giorno successivo ed ecco che sull’altra sponda del lago riapparve la creatura meravigliosa. Così accadde per vari giorni finché non sopportando più quel gioco crudele, il giovane le urlò il suo amore. “Ti prego… non svanire… io ti amo!” La voce era accorata.

Essa allora lo fissò a lungo con i suoi occhi stranamente trasparenti e si gettò sul lago, prodigiosamente un iridescente ponte di cristallo si poggiò sulla riva davanti a lui: lo invitava a raggiungerla, e si udì un canto di una dolcezza infinita.
Il giovane cacciatore iniziò a correre ed era già a metà del ponte quando questi si dissolse, cadde nelle gelide acque lacustri.

Fu miracolosamente salvato dalla stessa ninfa e i carbonari che avevano seguito la scena, commentarono l’accaduto ognuno a modo suo.
Alcuni dissero che la ninfa per punizione aveva tentato di uccidere il giovane ed era stata tramutata in roccia; altri affermarono che la Ninfa, pentita e disperata per il gesto compiuto pregò Calipso, la Regina Delle Ninfe, di salvare quel ragazzo dagli occhi verdi, promettendo che lo avrebbe amato per l’intera sua esistenza.

Di questa vicenda non si seppe più nulla.
Nessun testo, neppure i più antichi, trattò la storia degli Spiriti della Natura come le Fate, le Ninfe o gli Gnomi e Folletti, ovvero di quel mondo ricco di magia. Di certo una dimensione dove tutto è possibile, ma non sempre accostabile dagli uomini.

Trascorsero alcuni secoli, e accade tutt’oggi, i più fortunati che s’avvicinano al lago riescono a vedere i due innamorati che si incontrano e riprendono a vivere qualcosa.
Sarà così per tutta la loro vita?
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«Qualche mese fa, era una di quelle sere in cui Roma non si fa invidiare, la pioggia sembrava non smettere più e quando il ragazzo vide quella ragazzina arrivare di corsa sotto il ribaltino cerato di un negozio di lingeria, dove lui non si era rifugiato, gli venne da sorridere.
Quella mattina, uscendo di casa, non aveva voluto indossare l'impermeabile e neppure un ombrello, pensando che era primavera inoltrata. Stava facendo la figura del baccalà in ammollo che, oltre tutto tremava dal freddo?
La panchina ove aspettava l’arrivo dell’autobus era senza copertura e pensò, piuttosto stizzito, che il sindaco Marino doveva essere un bel burlone se piazzava panchine alle fermate dei mezzi comunali senza preoccuparsi di dotarle di un pur minimo riparo.
Vide la ragazza guardare l’orologio, attraversare la strada e a passo svelto raggiungere appunto la fermata, intrufolandosi fra lui ed una abbondantissima signora.

Mentre la ragazza s’avvicinava il suo sguardo sfiorò la figurina gracile e sebbene il suo fosse aspetto non suscitava alcun interesse, man mano s’accorse di osservarla come un babbeo che non aveva mai visto una gonnella.

«Questa non regge alla prima...» disse tra sé come può fare soltanto uno stupido uomo che vede in ogni donna...Vabbè lasciamo perdere.

Poi passò una macchina e gridò verso noi tre che era giornata di sciopero.
La pioggia adesso era fitta ma leggera. Lui e la ragazza, quasi l’avessero organizzato, attraversarono la strada e si ritrovavano sotto la ribaltina della lingeria. Lei emise un gridolino entusiastico, sorridendo.

Era di poco più alta della media delle ragazze che frequentava, ma talmente magra da far concorrenza alla più nota Audrey Hepburn. Indossava un tailleur color fumé in stile un po’ retrò, con richiami agli anni ’50 che evidenziava le spalle e il punto vita. Insomma, un capo di ottima fattura, ma per il resto... !
L'unica cosa di un certo fascino erano le sue ginocchia, innegabilmente spigolose ma quasi misteriose, fasciate com'erano da un paio di calze nere che eccitavano la fantasia.

Per un istante si domandò cosa accidenti stesse guardando se quella ragazza non aveva nulla di seducente. Lei invece se ne stava li un po' tremante, guardando la vetrina con la biancheria intima esposta, facendo qualche smorfietta. Ciò lo incuriosì, tanto da chiedersi cosa potesse trovarci di così divertente in quei reggiseni trasparenti e in quei perizoma inverosimilmente minuscoli.

Ancora da sciocco uomo provò ad immaginarsi quale biancheria intima coprisse il suo corpo e non è dato da sapere cosa lo spinse a credere che sotto quella gonna dovesse esserci un candido slip elegante, molto castigato, da collegiale, con una leggera merlettatura.
Improvvisamente lei sembrò notare i suoi sguardi e forse avvertire i suoi pensieri, ma non mostrò d'esserne infastidita, anzi, abbozzò un luminoso sorriso, come se volesse confermargli di aver visto giusto.

Nel frattempo la pioggia aveva preso a scendere con maggiore intensità e lui, il fetente, si divertì un mondo ad osservare le acrobazie della povera ragazza per rimanere dritta ed evitare che l'acqua sommergesse le sue scarpe intonate allo stile del tailleur, indubbiamente inadatte.

«Merde!» esclamò lei «Ora mi bagnerò i piedi e comincerò a battere i denti»
«Vieni qui, mettiti al mio posto, questo lato sembra essere più riparato» disse lui di getto, quasi un segnale di simpatia.
«No, ma ti ringrazio. - rispose lei - per risolvere il problema dovresti prendermi tra le braccia e riscaldarmi come si fa con un passerotto!»

Se dieci minuti prima gli avessero detto che in quel suo essere gentile avrebbe potuto ascoltare meravigliose melodie capaci di metterlo KO, non ci avrebbe creduto ed invece entrò in confusione mentale.
Quella ragazza stava tentando d'infrangere una delle sue regole più ferree, «Mai perdere tempo con ragazze al di sotto di un certo standard» e lei non soltanto era al «di sotto…»… lei era il «di sotto» in quel momento desiderato!

Arrivò, fermandosi davanti a loro, l'autobus quasi vuoto. Era finito lo sciopero?
Mentre salivano la mano del giovane sfiorò quella della ragazza.
Un gesto involontario, occasionale? Non lo fu affatto, cercò in lei una complicità alla quale non aveva alcun diritto e di ciò, pur rendendosene conto, si lasciò avvolgere da una certa atmosfera. Strana per lui.

Sedettero l’uno accanto all’altra.
Lui finse di essere interessato dal suo orologio da polso, ma non la perse di vista un istante.
Lei sembrò divenire attenta, come intenta ad ascoltare della musica, visto che ritmava con le gambe e muoveva le labbra. La mano che sistemava la gonna prese a sfiorare la gamba di lui.
Si stava creando il senso d’un incontrollabile sentimento di tenerezza.
Fuori pioveva forte, lei quando se ne rese conto si strinse il viso tra le mani e chiuse gli occhi, come in preda ad una sensazione di desolazione.
Rimase in quell'atteggiamento per alcuni minuti ed lui pensò che dovesse abitare lontano, visto che non si curava di controllare le fermate.

All'improvviso, scoprendo il viso, guardando fuori, soffocò una esclamazione:
«Merde! Ho superato la fermata.»
«Tra poco ci sarà la prossima… faresti bene a prepararti» pronto intervenne lui.

Lei lo guardò come se soltanto in quel momento avesse notato la sua presenza: «Sai che ha degli occhi meravigliosi… Mi ricordano qualcuno che devo aver conosciuto tanto tempo fa»
Lui divenne rosso rispose, si piegò all'indietro sorridendo, ma il sorriso gli morì sulle labbra quando lei prese la mano e se la portò sotto la gonna.

Preso alla sprovvista lui non ebbe il tempo di pensare, improvvisamente si scoprì intento ad interpretare ciò che le sue dita palpavano timidamente… gli parve di riconoscere la merlettatura dello slip e allora provò a muovere le dita della mano, ma lei gliela bloccò da sopra la gonna:
«Scoperto che modello indosso?» chiese con ironia.

Alla prima fermata scesero assieme. Il ragazzo sembrava essere in trance, allora la ragazza gli afferrò una mano, trascinandolo quasi a forza in una stradina buia e molto discreta.

In quel preciso istante lei prese le sue mani e se le portò sul suo seno... e fu allora che lui avvertì il tatto teporoso: «Per la Marianna… ce l'ha davvero il seno»!

Stringendosi iniziarono a danzare mentre un dolce canto riempì l’intorno:

«...I sogni son desideri,
chiusi in fondo al cuor,
nel sogno ci sembran veri
e tutto ci parla d'amor...»

…. E improvvisamente un rumore alla sua destra lo svegliò.
«Dai dormiglione alzati o faremo tardi in negozio! Tua figlia Sara ha già ricevuto la sua poppata e tra poco arriverà Olga!»
«Quale negozio?» chiese lui stropicciandosi gli occhi
«Di mutande... non ricordi? Vado io sotto la doccia, ma tu non addormentarti di nuovo...»
«Per la Marianna… ho una figlia?» borbottò lui saltando a sedere sul letto, in evidente stato di allarme
«Hai già dimenticato di averne una di 4 mesi?»
«Sì… no… cioè!...Forse sto ancora sognando...»
«Non più amore… abbiamo finito di sognare… da oggi vivremo la nostra vita come qualsiasi essere umano… ma tu dovrai riuscire a perdonarmi per aver tentato di ucciderti… Sono stata e sarò sempre gelosa… di te!»
«Tu uccidere me? Non lo credo… sai che ho di nuovo fatto quel sogno?»
«Spero che questa volta sia stato a colori!»
«Sì! Questa volta era a colori... c'eri anche tu e Sara... e finalmente questa volta l'ho sentito quel canto di una dolcezza infinita»


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Re: Un canto di dolcezza infinita

da costanza pocechini » 28 novembre 2015, 17:56

Bello davvero questo componimento fra favola, sogno d'un ragazzo vitalissimo
et realtà...
L'immagine della panchina sotto la pioggia rende quanto mai reale la realtà.

Omaggio Sara d'una canzone dolcissima:

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...non sono un Poeta, interpreto ciò che avverto narrandomelo, narrandolo

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Re: Un canto di dolcezza infinita

da ZERO » 29 novembre 2015, 6:05

Grazie Costanza... mi è sembrato giusto dedicare un po' di spazio ai sogni... Dopotutto siamo alle soglie del Natale e in questo periodo sono ammessi anche i sogni più fantasiosi.
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Re: Un canto di dolcezza infinita

da ZERO » 14 dicembre 2015, 11:23

Ringrazio le 86 letture, e la stellina di gradimento accesa da Costanza,
alla quale ho detto: la tua campagna a favore di questa funzione che
hai fatto non è fallita per distrazione, ma semplicemente perchè
non è stata gradita la pubblicazione.
Qualcuna ti ha messo in testa che è facile artefare le letture?
(pregiata l'amica tua), comunque a me piace l'illusione, allora,
per favore, fans, continua a cliccare le mie opere, ho raggiunto
l'età dell'illuminazione.
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