Il giorno della memoria, 27 gennaio

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M.Sant
 
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Il giorno della memoria, 27 gennaio

da M.Sant » 25 gennaio 2016, 13:31

La storia comincia con un accesso di emozioni.

Fino a poco prima, nel villaggio San Francisco dove si verificò l’episodio, regnava la tranquillità tra contadini, caporali e guardie dello Stato.
La causa fu il ritrovamento di un paio di scarpette rosse di bambina, appese a un albero da sughero nel podere di un latifondista, Joaquim Silva.
Uomo potente e crudele, sicuro di potere contare sul silenzio e sulla sottomissione dei suoi caporali, continuava i soprusi, le angherie e i ricatti con i braccianti e con le donne, senza pietà; se ne stava seduto al suo tavolo da lavoro, consultando il libro con i nomi di tutti gli abitanti del villaggio, per capire chi potesse avere motivi di incolparlo .
Era il mese di gennaio, una indefinibile foschia umida era sospesa sulle case e sugli alberi quasi pronti a germogliare. La gente non si ricordava che ci fosse mai stato un mese così gelido, i camini sempre accesi avevano già bruciato la legna a disposizione di ciascuna famiglia, animali, anziani e bambini morivano di stenti e di freddo.
Ma c’era nell’aria un respiro caldo di vendetta, un non so che di tragico, lo dicevano gli anziani in silenzio incontrandosi. Nonostante nessuno avesse il coraggio di ribellarsi al divieto di formare gruppi o centri di aggregazione, anche in quel villaggio così come in tutti gli altri villaggio dell’Alentejo sotto lo sguardo basso degli uomini si parlava del tempo, celato nei discorsi il comunismo. Il comunismo inteso come cambiamento sociale, come necessità di riscattarsi dallo sfruttamento, persone pronte a morire pur di ottenere giustizia e modifiche per un futuro migliore.
Joaquim Silva, padrone di quasi tutta la terra della regione, non perdeva un minuto di tempo per ricevere uomini e donne a chiedere l’aumento del salario o meno ore di lavoro; coloro che rumoreggiavano alle sue spalle erano portati al suo cospetto per ricevere da lui personalmente le punizioni per la loro disubbidienza.
Quella mattina il padrone aveva ordinato a fedeli servitori di cercare in giro per la campagna chi avesse bambine con l’età adatta a quelle scarpette, e di interrogare anche negli strati subalterni, nel focolaio di rivoltosi, tra amici e nemici ma pure venduti , pro o contro di lui.
Joaquim Silva era nato in quella casa, era stato sempre servito dagli uomini e adulato dalle donne, ma non si aspettava di vedere il tumulto di vecchie e giovani ragazze dietro la vetrata dalla sala, minacciose, armate di bastoni, a chiedere di essere ricevute. Prima di decidere il daffare in quel momento già pensava a quali punizioni infliggere a quelle donne per l’interruzione del suo lavoro. Non si raccapezzava che significato potesse avere e chi avesse appeso delle scarpe di bambina ad un albero suo.
La servitù, uomini e donne, andava e veniva come parte dell’arredamento, leale e discreto; uscivano e entravano nella sala senza un perché, quasi intimoriti, qualcuno suggeriva di liberare i cani per fare allontanare quelle disgraziate, prima che il padrone se la prendesse pure con loro per non aver impedito di mettere piede nella sua proprietà. A un certo momento, quando ormai si credeva che il padrone avrebbe ordinato di sparare sulle donne, egli emette un urlo, un urlo di furore, come una rabbia giovane, quelle rabbie che ti avvolgono come gambe aperte e ordina di portargli dinanzi soltanto Delmira.
Quando il servo gli comunicò che c’erano tutte le mogli e le figlie dei braccianti tranne Delmira, tutti credettero che il padrone avrebbe esploso la sua ira su di loro, invece no.
Con una calma da fare paura, ordinò che gli sellassero il suo cavallo e si diresse verso la casa di Delmira.
Fu sorpreso nel trovare la casa chiusa e vuota; sapeva che la ragazza era vicina al parto e che viveva sola con una bambina di nove anni, molto probabilmente ,anzi sicuramente sua figlia.
Joaquim Silva era il padrone degli uomini e delle loro figlie , nessuna ragazza si sposava senza il suo consenso o partoriva se il primo figlio non era suo.
Anche a Delmira era toccata questa sorte; ma, al contrario di molte altre ragazze, a lei piaceva il padrone e giaceva volentieri ogni volta che lui la cercava.
La sua prima figlia Juanita era stata concepita nel letto soffice e caldo della camera da letto del padrone, e per chi non lo sapesse bastava guardare la piccola in faccia per capire chi era il padre.
Joaquim non sapeva più dove andare, dopo avere corso col cavallo di una casa all’altra in cerca di Delmira; quando si rese conto che da solo non l’avrebbe trovata, si fermò soltanto quel poco che serviva per snebbiarsi la vista.
Si trovava precisamente sul sentiero che portava alla grotta, dove tante volte aveva fatto l’amore con la ragazza, pensava di raggiungere quel posto e vi si stava dirigendo quando un gruppo di uomini gridando e piangendo si avvicinarono al padrone con Juanita in braccio, morta.
La madre invece era sopra di un cavallo ancora con la corda al collo, con la quale qualcuno aveva cercato di impiccarla nello stesso albero dove ha trovato la figlia.

Antonio Gomes era nato e cresciuto nel villaggio San Francisco; tutti lo conoscevano e lui sapeva tutto di tutti.
Aveva già passato alcuni anni in carcere per colpa del suo carattere violento e menefreghista delle leggi degli uomini e di Dio. Ovunque ci fosse fuoco si sapeva essere attizzato da lui, non solo metaforicamente ; se c’era da fare a pugni lui era lì. Negli ultimi tempi non sopportava di vedere Delmira col pancione e Juanita lo sapeva.
Dopo una discussione tra Antonio Gomes e sua madre, la bambina aveva minacciato di raccontarlo al padrone.
Delmira era riuscita a sopravvivere; ha partorito una bambina ed ha potuto raccontare di avere portato con l’inganno Antonio nella grotta e di averlo ucciso, dopo avere saputo che era stato lui ad impiccare Juanita per gelosia nei suoi confronti e del padrone.
Era il 27 gennaio, giorno della memoria.
Da quel giorno in poi questo fatto si raccontava ogni anno ai bambini e a chi non ne fosse a conoscenza, perché è stato la miccia che ha dato inizio al fuoco, finito soltanto molti anni dopo con la Guerra dei Garofani, nel venti cinque di aprile di millenovecentosettantacinque.
Non so che fare, da un lato vorrei dimenticarla, contemporaneamente ho la certezza che sia l’unica persona, l’unica dell’intero universo, in grado di rendermi felice.


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Re: Il giorno della memoria, 27 gennaio

da f.almerighi » 26 gennaio 2016, 13:55

sì, le svolte si verificano sempre partendo da un'esplosione di umori o emozioni, ribellione, di fronte a soprusi e angherie, probabilmente in Portogallo non avranno un giorno della memoria, ma dimenticare non è mai lecito, a dimenticare si perde sempre

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Re: Il giorno della memoria, 27 gennaio

da M.Sant » 26 gennaio 2016, 19:17

Grazie f.almerighi per le tue parole,

volevo solo precisare, che anche il Portogallo ha molto da non dimenticare, e il giorno della memoria arriva pure da loro

che ricordare non è il contrario di dimenticare ma sì conservare.

il luogo più sacro per conservare qualsiasi cosa è nella memoria, dalla mia memoria, ho tratto alcuni fatti narrati nel raccontino.
sai quelle cose passati di bocca in bocca, un tempo = passa parola.

Grazie per l'attenzione. M.Sant
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Re: Il giorno della memoria, 27 gennaio

da stefanocona » 26 gennaio 2016, 23:54

Ciascun popolo ha il proprio giorno della memoria e ciascuna storia che ha portato a quel giorno è figlia di oppressioni soprusi e violenze.

Una testimonianza dolorosissima la tua che compendia chissà quali tragedie perpetrate in quei quasi cinquanta anni.

Grazie per averla condivisa Morena
ciao
stefano
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Re: Il giorno della memoria, 27 gennaio

da malatesta » 27 gennaio 2016, 8:56

Come a dire che la memoria è la storia non viaggiano mai parallele, quando l'una finisce l'altra mistifica.
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Re: Il giorno della memoria, 27 gennaio

da vaibhava das » 27 gennaio 2016, 16:25

Sentirne parlare in descrivendo è formativo ed utile. Quando, invece, ne ricordano politici e militari che usano l'aviazione, oggi, per bombardare a tappeto, allora, a quei "mai più", ci si crede già di meno. In queste pagine, il "mai più" educa; nei discorsi dei politici guerrafondai attualmente imperanti, no.

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Re: Il giorno della memoria, 27 gennaio

da M.Sant » 31 gennaio 2016, 12:37

Grazie,

mi scuso del ritardo.

Grazie per i vostri commenti, letture e apprezzamenti.
Morena
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