Viaggi in classe zero – I sensi del viaggio

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malatesta
 
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Viaggi in classe zero – I sensi del viaggio

da malatesta » 7 ottobre 2016, 20:30

“Signore, le dispiace tenermi la mano?”
Colto di sorpresa dalla richiesta, d’istinto prendo nella mia la mano che la signora da poco sedutasi di fronte mi poggia su una gamba.
“Sa, la partenza mi da sempre quel senso di vuoto allo stomaco che seppure viaggio da anni non sono mai riuscita a superare”, mi spiega la signora, “ho bisogno di sentirmi sicura, perciò scusi la confidenza, è solo un attimo, poi mi passa”.
Ancora stranito dall’inatteso contesto che si è creato, solo dopo averle stretto la mano rivolgo uno guardo alla signora.
Ha gli occhi bassi e un rossore sulle gote che potrebbe non essere fard, ma non riesco a darle una età, il suo viso ha quella bellezza bucolica che inganna, di quelle donne che sembrano essere madre e figlia di sé stesse.
Colpa mia non averla degnata di uno sguardo quando è arrivata, come sempre ho gli occhi fissi allo schermo e spesso del viaggio mi perdo il senso e i particolari, non colgo il diverso da me e dai miei simili, che in abiti da pinguini viaggiatori ogni giorno andiamo e torniamo né più ricchi né più poveri di prima.
“Si figuri signora”, le dico con malcelato piacere, “nessuna confidenza, la comprendo, quando si decolla è normale accusare un po’ di fastidio, nessun problema…..”.
E non continuo a dire perché mi blocca un sorrisino che lei timidamente nasconde portandosi alle labbra l’altro mano, poi richiude gli occhi che avevo appena colto di un verde smeraldo, e piega in giù la testa come a scusarsi della gaffe che invece è mia.
“Ha ragione signora, siamo in treno, se nulla accade di anormale non dovremmo decollare, anche se l’alta velocità sulle medie distanze fa concorrenza agli aerei….” le dico cercando validi argomenti di discussione per uscire dall’imbarazzo, ma poi colgo che qualcosa non torna e cambio discorso.
“Ma mi scusi, perché mai in treno le viene il vuoto di stomaco alla partenza?”, le chiedo allora con sguardo chiaramente interrogativo.
“E’ vero, mi scusi lei ma non glielo ho detto, accuso questo fastidio solo quando sono seduta nel senso contrario a quello di marcia, diversamente non ho nulla”, mi risponde carinamente.
E mentre parla sento che è lei a stringermi la mano fin quasi a farmi male, il treno infatti lentamente inizia a muoversi e parte.
Restiamo così in silenzio per non pochi secondi, poi la sua stretta si allenta e sia io che lei portiamo le braccia conserte come a voler mettere di nuovo le giuste distanze tra noi.
Sono io che rompo l’imbarazzo e provo con una galanteria a riprendere il discorso.
“Se vuole signora possiamo scambiarci di posto, così lei siede nel senso di marcia del treno e non avrà nessun fastidio, che ne dice?”!
“Grazie”, mi sorride, “lei è proprio gentile a cedermi il suo posto, così facciamo anche confondere il controllore”, e prende a ridere con garbo ma anche con una sensualità inattesa nei suoi occhi.

Iniziamo così a dirci dell’uno all’altro tanto se non tutto, come a voler raccontare due vite in un solo viaggio, ed anche il tempo passa ad alta velocità come il treno, così ci troviamo alla prima stazione quasi come amici da sempre.

Quando il treno sta per ripartire, mi accorgo che il senso di marcia è cambiato e penso che lei possa avere ancora fastidio.
“Vuole cambiare posto di nuovo?”, le dico appena sento le porte che chiudono.
“Grazie”, mi sorride con i suoi occhi smeraldo, “ma se cambiamo posto, lei mi tiene lo stesso la mano?”

Il treno ha altre tre fermate intermedie prima di arrivare all’ultima stazione, se ci scambieremo altre volte il posto, da gentiluomo non lo dice.
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Giuseppe Novellino
 
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Re: Viaggi in classe zero – I sensi del viaggio

da Giuseppe Novellino » 8 ottobre 2016, 11:45

In fondo il viaggio è la parabola della vita. Siamo in cammino l'uno accanto all'altro. ma tante volte, come capita al protagonista della vicenda, non ci accorgiamo della presenza dei nostri simili, tanto siamo concentrati sulle nostre faccende.
Qui, il senso di marcia del treno diventa simbolo di quel qualcosa che può intervenire a farci prendere coscienza.
Buono, il racconto. Scritto bene: riesce a coinvolgere il lettore e a farlo meditare.

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Re: Viaggi in classe zero – I sensi del viaggio

da f.almerighi » 11 ottobre 2016, 13:29

ehh questa classe Zero! Parte nel XXI secolo, destinazione XIX. Scherzi a parte i tuoi micro racconti sono cuciti dentro uno scrivere particolarmente gradevole

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Re: Viaggi in classe zero – I sensi del viaggio

da Nuccina » 11 ottobre 2016, 17:09

i tuoi racconti hanno sempre quel garbo che ti distingue.
...è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante

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Re: Viaggi in classe zero – I sensi del viaggio

da malatesta » 12 ottobre 2016, 19:55

Giuseppe Novellino ha scritto:In fondo il viaggio è la parabola della vita. Siamo in cammino l'uno accanto all'altro. ma tante volte, come capita al protagonista della vicenda, non ci accorgiamo della presenza dei nostri simili, tanto siamo concentrati sulle nostre faccende.
Qui, il senso di marcia del treno diventa simbolo di quel qualcosa che può intervenire a farci prendere coscienza.
Buono, il racconto. Scritto bene: riesce a coinvolgere il lettore e a farlo meditare.


Grazie sempre delle tue letture e dei commenti, se il viaggio è una parabola di vita, io ci sono dentro nel verso senso della parola.
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Re: Viaggi in classe zero – I sensi del viaggio

da malatesta » 12 ottobre 2016, 19:56

f.almerighi ha scritto:ehh questa classe Zero! Parte nel XXI secolo, destinazione XIX. Scherzi a parte i tuoi micro racconti sono cuciti dentro uno scrivere particolarmente gradevole


Grazie della lettura, e delle parole particolarmente gradite.
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Re: Viaggi in classe zero – I sensi del viaggio

da malatesta » 12 ottobre 2016, 20:00

Nuccina ha scritto:i tuoi racconti hanno sempre quel garbo che ti distingue.


Grazie Nuccina, il garbo nella parola scritta non è attrattiva di lettori, già tanti anni fa lo dicesti anche tu, se però c'è anche uno solo al quale piace, vale scrivere.
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