Rientro

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Giuseppe Novellino
 
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Rientro

da Giuseppe Novellino » 13 ottobre 2016, 18:34

RIENTRO
Una manciata di case tra vigne terrazzate e castagneti, in una tiepida serata di inizio settembre: Vendolo. È tempo di maturanza. Uva fichi, mele e prugne.
Giuseppe tira su col naso. È ubriaco di aria e di sole. Ha trascorso una giornata di giochi all’aperto con i suoi fratelli: Elisabetta e Lorenzo. Ora è stanco. Il moccio gli cola sul labbro screpolato. Ha una vistosa sbucciatura sul ginocchio destro. Lorenzo non è da meno. La sorellina frigna attaccata alle gonne della madre.
– Su, non fare la noiosa. Adesso andiamo.
– Ho fame, mamma.
Giuseppe si mette a rincorrere il fratello perché gli ha tirato sulla nuca un fico stramaturo.
– Adesso a voi due vi rompo le ossa, se non la smettete – intima papà che, fumando una sigaretta, è intento a parlare con zio Alfonso.
Giuseppe smette di correre dietro al fratello minore e si siede su un grosso masso accanto alla fontana. Si rende conto che i suoi genitori hanno delle cose da fare e da dire prima di partire per rientrare in città. La mamma è intenta agli ortaggi e ai fichi da sistemare nel cesto, mentre papà deve di mettersi d’accordo con lo zio su una delicata questione riguardante il rustico di nonno Celso.
La Lambretta è parcheggiata lì, sul ciglio della stradicciola, piantata sul cavalletto. Giuseppe non vede l’ora di salirvi per fare i sette chilometri che separano Vendolo da Sondrio.
Zia Rosina ha da poco rinchiuso le galline. Lo rimprovera bonariamente. – Non devi litigare con tuo fratello. Tu sei il più grande, devi dare il buon esempio.
– Uffa, sempre io devo dare il buon esempio. Non è giusto.
Rosina scuote la testa, si pulisce le mani nel grembiule e va verso l’uscio di casa.
La giornata è stata bellissima. Giuseppe è soddisfatto, ma sente che adesso non gli si può chiedere più di quello che può dare. Non è in grado di essere controllato e responsabile, perché la stanchezza non gioca a suo favore. Per tutto il giorno ha dovuto dare un occhio alla sorellina di cinque anni. Lorenzo, infatti, non aveva nessuna intenzione di fare il bay-sitter.
La mamma, intanto, ha raccolto un mazzo di gladioli nell’orto di zia Rosina.
La partenza è come uno stillicidio. Non si è mai pronti. Tanto vale riprendere un gioco, o inventarne uno nuovo; ma se ci si mette a fare qualcosa, sul più bello arrivano i grandi a dire che bisogna partire immediatamente.
Gli si è avvicinato Lorenzo. – Giuse, saliamo sulla pianta di fichi?
– Non mi va. E poi, adesso dobbiamo andare.
Infatti si sente la voce di papà:
– Su, Giuseppe, chiama i tuoi fratelli. Si parte. – Intanto si è avvicinato alla Lambretta.
Il primogenito scatta come una molla e corre verso il mezzo a due ruote, che attende sul ciglio della strada.
– Sto davanti io. Tocca a me.
Lorenzo lo rincorre. – No, sto io davanti. – E cominciano a litigare.
Intanto la mamma, che ha salutato zia Rosina e zio Alfonso, si sta preparando a sua volta a montare sullo scooter.
L’ha vinta Lorenzo. Papà ordina a Giuseppe di rinunciare, che è il più grande, e può stare in seconda posizione, scavalcando con lo sguardo la testa del fratellino.
– Devo sempre lasciare spazio a questo qui! – e dà un calcio a una zolla di terra.
Così, la famiglia è pronta a partire. La mamma è seduta sul sedile posteriore con le gambe unite da una parte. Infilato in un braccio tiene il cesto pieno di ortaggi, fichi e prugne; con la stessa mano regge il mazzo di gladioli che sovrastano di gran lunga le loro teste, con l’altra mantiene ferma Elisabetta che è appollaiata sulle sue ginocchia. Davanti a papà ci sono Giuseppe e Lorenzo, in piedi sul predellino. Quest’ultimo ha le mani sul manubrio, accanto a quelle del genitore. Giuseppe si appoggia alla schiena del fratellino, protetto dalle braccia tese dell’adulto guidatore.
L’intera famiglia in Lambretta, con tanto di merce, in una sera di settembre. Il mezzo procede lentamente sulla stradicciola sterrata. Poi, passate le ultime case del paese, acquista un’andatura più spedita lungo la discesa che porta al fondovalle.
Papà intona una canzoncina. – “La montanara uè/ si senteee cantareee/ cantiam la montanara/ per chi noon la sa”.
L’aria frusta il viso stanco e arrossato di Giuseppe. Gli è passata l’arrabbiatura.

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vaibhava das
 
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Re: Rientro

da vaibhava das » 13 ottobre 2016, 19:19

Nel cantone di Sondrio c'è il corteo per il ritorno dalle malghe, con i bovi ornati, come si fa nei Grigioni, a settembre? Ho avuto l'impressione che il brano vostro di quest'oggi fosse riferito a sessanta anni fa.

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Giuseppe Novellino
 
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Re: Rientro

da Giuseppe Novellino » 14 ottobre 2016, 10:24

Grazie, Vaibhava.
Sì, la vicenda si svolge una sessantina d'anni fa.
La Valtellina non è un cantone, ovviamente. Fu sotto i Grigioni dal 1512 al 1796.

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Re: Rientro

da malatesta » 16 ottobre 2016, 9:31

Niente di peggio era che interrompere un gioco richiamati dai genitori, per andar via, per salire dal cortile, per andare a lavarsi o a mangiare, pensa un po' ad oggi in cinque su una Lambretta, tre minori, e con trasporto abusivo di fiori, quanti reati si sarebbero infranti, a pagarne di certo è la poesia della vita.
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Re: Rientro

da f.almerighi » 17 ottobre 2016, 13:22

la mitica Lambretta su cui viaggiava un'intera famiglia, mi piace quello stato d'animo all'interrompere di un gioco perché si doveva rientrare, mi ha fatto ricordare la mia fanciullezza


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