Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

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Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

da malatesta » 2 novembre 2016, 22:35

“Capo, scusate eh, dovevo pigliare il treno per andare a Torino, sapete se l’ho perduto?”
Quando appena non è più caldo, ed è già novembre, io sono sempre in cerca di una lenza di sole, un raggio per chi non è partenopeo, dove cercare rimedio alla mia quasi patologica ipotermia, perciò, prima ancora della domanda, mi sorprende l’ombra fredda di una signora boteriana che da sola basta ad oscurare il cielo, che sia l’eclissi dei morti, penso, ricordandomi di un cunto terrificante che mia zia raccontava nelle sere d’inverno, e la mia faccia non lo nasconde.
“Uè, scusate tanto capo se mi sono permessa e se vi ho impressionato, ma pensavo che mi avevate vista, scusate ancora, mo’ domando a un altro come a voi se ho perduto il treno, mica ci state solo voi qua, un altro come a voi lo trovo!”.
La mole della signora è tanta che appena si muove di lato riprendo aria e calore, ed anche la parola.
Non deve scusarsi, ero solo sovrappensiero, mi dica, che treno doveva prendere, ha il biglietto, può leggere il numero, era una Frecciarossa, a che ora doveva partire, ma lei è sola signora…”, e avrei continuato a chiederle altro come a volermi far perdonare della distrazione, quando lei mi fa.
“Né scusate, per una domanda che ho fatto a voi, me ne fate cento a me, secondo voi se io sapevo tutte queste cose, venivo a domandare a voi se avevo perso il treno, il biglietto ce l’ho, leggete voi e datemi l’informazione, che io a chest’ora di mattina, con il sole basso che spara negli occhiali, non ci vedo molto bene”.
Mentre prendo distrattamente il biglietto che tira fuori dal reggiseno, un po’ stropicciato ma anche molto profumato a dire il vero, la guardo un po’ stranito perché in effetti non porta occhiali, è solo per un attimo ma basta per meritarmi un’altra schietta cazziata della signora.
“Me perché non vi fate i fatti vostri, il biglietto ve l’ho dato, leggete, c’ho gli occhiali che non si vedono, quelli a contatto con le corne, sono pure a colori, verdi come a fretta che tengo, vabbè!”

Realizzo tardi che la situazione è a metà tra una farsa ed il paradossale, ma mi adeguo, anzi sento che sto quasi per partorire un sorrisino, ma mi astengo intelligentemente dal farlo, potrei rischiare ben altro che parole dalla quintalesca signora, perciò leggo e sto zitto.
“Tranquilla signora, non ha perso il suo treno, e non è neppure in ritardo, solo che non è ancora al binario, che poi è qui davanti, il diciassette, può attenderlo con me se vuole, stia tranquilla, le dirò io quando arriva, è il mio treno!”.
“Molte grazie capo”, mi dice la quasi donna cannone, “me l’avevano detto che voi mi sapevate dire se avevo perduto o no il treno, voi lavorate qui alla stazione, vero?”.
Certe mattine sono tardo più di un angolo ottuso, comprendo finalmente perché la maxi signora mi ha chiamato capo, dalle mie parti è un modo di apostrofare un signore non più giovane ma ancora messo bene da non epitetarlo come nonno, ma qui siamo in una stazione, e capo vuol dire capo, e basta.
E’ proprio una commedia stamane, o mi si sta bellamente prendendo in giro, penso mentre guardo con occhi diversi l’atletica signora, non sarà forse una brillante attrice, vuoi vedere che sono in una candid camera?

Provo a credere ancora ad una sua onesta ignoranza.
“Mi scusi signora, ma chi le ha detto di rivolgersi a me per avere informazioni sul suo treno?”, le chiedo.
“Prima avevo domandato a quel poliziotto che adesso sta prendendosi un caffè, lo vedete, quello alto alto, mi ha detto che voi sicuramente lo sapevate, ha detto che state sempre qua, che siete un ferroviere certamente, perché non è così?”, mi risponde la donnona, per la prima volta dubbiosa se io sia la persona giusta per lei.
E così dicendo mi osserva ben bene lentamente dalla testa ai piedi e poi risale più veloce fino ai miei occhi, e sprezzante mi dice.
“Ma dico io, se non siete un ferroviere, perché non me l’avete detto, io vi ho visto vestito così e ho pensato che siete un capostazione, scusate ma non è colpa mia, siete voi che mi avete risposto, ma poi è vero o è una fesseria quello che mi avete detto, ma guarda un po’ che mi doveva capitare, una povera donna che viene presa in giro da un mezzo addormentato, guardia, guardia, questo signore non è un ferroviere, venite qua, venite…..”.
La donna, che m’appare sempre più smisurata nelle sue forme giunoniche, così urla al poliziotto che in pace gustava il suo caffè, e che appena realizza la situazione si affretta a trovare un altro affare da sbrigare e si allontana, è sveglio molto più di me, evidentemente, ma lei non demorde.
“Io resto qua vicino a voi e non vi lascio, avete detto che il treno mio era pure vostro, quando viene perciò voi salite con me, vero? E se non salite, io chiamo la polizia, vabbè?”
Per me va bene tutto, il treno è arrivato, spero solo che la gran donna non capiti nella mia stessa carrozza, in fondo il rischio c’è, siamo tutti e due da classe zero.

Alle mie spalle c’è la vetrina di una pasticceria ancora chiusa, prima di salire mi giro per capire se per davvero sembro un ferroviere, sarà per l’ora ancora presta e sonnacchiosa, sarà per colpa della signora che in fondo un po’ mi ha destabilizzato, ma nel vetro non ci sono io, c’è papà.
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Re: Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

da f.almerighi » 3 novembre 2016, 17:46

la lenza di sole, una metafora poetica. resta il fatto che alle sei si è tutti un po' surreali, sarà il gioco d'ombre, anche sembrare il papà ferroviere

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Re: Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

da Sarino » 3 novembre 2016, 20:16

Molto bella e netta la forma dialogante, quasi comica, la resa è assolutamente teatrale, edoardiana direi!.
Non ti nascondo che mi hai fatto sorridere per la grande capacità che hai avuto ad esporre in maniera così "visiva" una realtà dai tratti surreali.
Un finale invece che emoziona!
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Re: Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

da Giuseppe Novellino » 4 novembre 2016, 19:18

Un quadretto, o meglio una scenetta, che regge per comicità, anche satirica.
Simpatici i due viaggiatori da "classe zero".

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Re: Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

da malatesta » 5 novembre 2016, 0:31

f.almerighi ha scritto:la lenza di sole, una metafora poetica. resta il fatto che alle sei si è tutti un po' surreali, sarà il gioco d'ombre, anche sembrare il papà ferroviere


Hai ragione, alle sei di mattino, nelle stazioni tutto può essere, soprattutto quello che non è.
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Re: Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

da malatesta » 5 novembre 2016, 0:32

Sarino ha scritto:Molto bella e netta la forma dialogante, quasi comica, la resa è assolutamente teatrale, edoardiana direi!.
Non ti nascondo che mi hai fatto sorridere per la grande capacità che hai avuto ad esporre in maniera così "visiva" una realtà dai tratti surreali.
Un finale invece che emoziona!


Grazie, ma hai un po' esagerato, per edoardo ovviamente, se però hai riso, è un grande piacere.
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Re: Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

da malatesta » 5 novembre 2016, 0:32

Giuseppe Novellino ha scritto:Un quadretto, o meglio una scenetta, che regge per comicità, anche satirica.
Simpatici i due viaggiatori da "classe zero".


Grazie, la classe zero non è acqua?!
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Re: Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

da M.Sant » 6 novembre 2016, 12:06

Ci viaggio spesso in classe zero, ma non ho mai incontrato nessuno così simpatico come te!!!!

Molti anni fa, c'era allora un sito di "tutto"
dal dottore alla zanzara
tutti con racconti, poesie e altro da togliere il fiato
c'era allora un tipo " Due Calzini" che scriveva flash di vita quotidiana
bravo come te.

no, non ora che mi ricordo tu sei più bravo, due calzini era un lupo. :D
ciao , buona domenica.
Non so che fare, da un lato vorrei dimenticarla, contemporaneamente ho la certezza che sia l’unica persona, l’unica dell’intero universo, in grado di rendermi felice.


500 giorni insieme

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Re: Viaggi in classe zero – Siparietto delle sei

da malatesta » 9 novembre 2016, 0:39

M.Sant ha scritto:Ci viaggio spesso in classe zero, ma non ho mai incontrato nessuno così simpatico come te!!!!

Molti anni fa, c'era allora un sito di "tutto"
dal dottore alla zanzara
tutti con racconti, poesie e altro da togliere il fiato
c'era allora un tipo " Due Calzini" che scriveva flash di vita quotidiana
bravo come te.

no, non ora che mi ricordo tu sei più bravo, due calzini era un lupo. :D
ciao , buona domenica.


Grazie del commento, se Due Calzini era un lupo, io sono un bel poco orso.
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