Viaggi in classe zero – La classe zero va in paradiso

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Viaggi in classe zero – La classe zero va in paradiso

da malatesta » 25 novembre 2016, 13:32

“E’ libero questo posto?”.
Me lo chiede un tipo barbuto e capelluto di un’età indistinta tra venti e quaranta anni, porta degli occhiali verdi a goccia così grandi che oltre la barba del suo viso non resta all’aria neppure un millimetro di pelle, è incappottato in un eskimo blu di due taglie più grandi, è magro e molto alto, a primissima vista ha l’aria di un refuso degli anni sessanta del secolo scorso, ma ha una lunga sciarpa nera che gli arriva fino ai piedi, il che un po’ stona con la storia, ma cinquanta anni sono passati e il rosso forse non è più dalla parte giusta, né vicino alla mente né al cuore, non a caso si indossa come intimo a capodanno a fare pendant con l’organo con cui oggi si ragiona…..
“Allora, è libero o no”?, mi richiede il tipo, mentre io sragiono con questi flash di pensieri che sono ritornati a galla con la forza che hanno i rimpianti, era da tempo che non vedevo un tipo abbigliato così, è il bello dei treni, dove non tutti come me viaggiano solo per andare da un luogo all’altro, ma anche per restare nel tempo del viaggio e farne una meta dell’animo.
“Mi scusi, forse le dà fastidio che mi sieda al suo fianco?”.
Avrò fantasticato in fondo per pochi secondi, ma il tipo non ha pazienza, potrei fargli notare che se ha il biglietto per sedersi al mio fianco è inutile chiedere il permesso, in ogni caso ci sono altri posti liberi, ma sarei soltanto inutilmente scortese.
“Prego, il posto è suo, e mi scusi, ero distratto, pensieri di lavoro sa, beato lei, non avrà di certo pensieri per la testa!”.
Mi rendo conto di aver detto una cazzata.
“Mi scusi, volevo dire che lei certamente ha pensieri diversi dai miei, a guardarci dovrebbe essere così, io purtroppo sono in cravatta e con la borsa, lei invece ha una bella barba e la sciarpa!”.
Penso di recuperare in questo modo, ma il tipo mi guarda un po’ schifato, lo capisco da come tiene il capo, perché dagli occhiali verdi non traspare nulla.
“Vedo che lei è rimasto all’abito che fa il monaco, è messo maluccio, forse ho sbagliato a sedermi vicino a lei, anzi, ora vado a sedermi a fianco di quel ragazzo nero, forse ci capiremo un po’ di più, spero”.

Proprio non riusciamo a comunicare, ma è tutta colpa mia.
“Stia, stia, e mi scusi ancora, si vede che è una giornataccia per me, sono peggio di cimabue, non ne azzecco una, perché poi cambiare posto se lei ha il biglietto per questo”.
Il tipo mi guarda sempre da dietro gli occhiali, e chiarisce.
“Premesso che non ho nessun biglietto con me, ma se continuiamo a parlarci con frasi fatte me ne vado di corsa, mi sono seduto qui sperando in qualcosa di meglio, ho sbagliato?”.
Non credo che abbia sbagliato a sedersi, ma a non fare il biglietto, si.
“Non sono fatti miei, ma perché non ha fatto il biglietto, su questi treni ad alta velocità i controlli sono rigidi, dove è diretto?”.
“A lei piace fare domande, vedo, forse lo fa per mestiere, e a me non piace dare tante risposte, io comunque non ho detto di non avere il biglietto, le ho detto che non ce l’ho con me, vado a Torino con l’ingegnere capo di Pomigliano, ma lui viaggia in business, ho fatto tardi e sono salito in corsa su questa carrozza, il tempo di cercare l’ingegnere e avrò il biglietto in tasca anche io, contento?”.
Proprio contento no, ma qualcosa ho cominciato a capire e mi lancio in una discussione minima.
“Quindi anche lei è in viaggio di lavoro, va a fare corsi formativi nella fabbrica torinese, perché a Pomigliano non siete organizzati?”.
L’operaio tira su un sospirone e tentennicchia con la testa.
“Vedo che lei è svelto anche a darsi le risposte senza fare domande, non crede di esagerare con le sue certezze, perché non scende da dove è appollaiato e ci parliamo da persona a persona e non da classe a classe?".
Cazzo, che lezione, questo operaio poco tipo mi piace.
Ha ragione, faccio una pessima impressione, mi creda però, non guardi all’abito, sono vittima di un ruolo che nel tempo mi ha reso anche carnefice, ma c’è altro in me, credo che avremmo molto da condividere, abbiamo molto di simile, se ci diciamo i nomi e ci diamo del tu, non crede che sarà più facile”.

Prima di aprirsi, il tipo poco operaio riflette se sia il caso, poi quasi sorride.
“Giovanni, operaio metalmeccanico, specializzato, e fino a pochi giorni fa sindacalista, ora non so bene, lei?”.
“Raffaele, dirigente d’azienda, spero non per molto ancora, dentro sono stato sempre uno scrittore, e ho detto tutto, no?”
Finalmente sorridiamo e ci stringiamo la mano, lui mi dà la sinistra e con timidezza porta l’altra un poco indietro, si accorge che lo guardo con sorpresa, torna ad essere composto ed alza il braccio.
“Una volta nella vita accadeva a tutti gli operai che lavoravano alle macchine, oggi non dovrebbe essere più possibile, ma è accaduto a me, dici perché sono sindacalista?”.
“Dai, non dire stronzate, piuttosto che vai a fare a Torino?”.
Prima di rispondere prende tempo, poi diventa serio.
“Sai, prima di andarci ho riflettuto, non è per un corso o per altro, mi vogliono far fare un intervento ad un forum sulla prevenzione sul lavoro, però non dalla parte dove sarebbe giusto, l’intervento lo hanno preparato loro, mi sento tanto come Lulù nel film sulla classe operaia che va in paradiso, e temo di fare la sua stessa fine, perciò non ho cercato ancora l’ingegnere, chissà se alla prima fermata non scendo e me ne torno, anzi se passa il controllore e mi trova senza biglietto è meglio, mi caccia via lui, cazzo!”.

Siamo rimasti a parlare molto carinamente fino al mio arrivo, l’ho salutato invitandolo ad andare, gli ho detto che le due parti del mondo del lavoro oggi hanno bisogno di uomini nuovi, gli restano quattro ore di viaggio, può scriversi un suo intervento, gli ho dato alcune dritte, “per non sbagliare da solo” gli ho detto, fino a che sono sceso non ha chiamato l’ingegnere per il biglietto, ma aveva cominciato a scrivere.
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Re: Viaggi in classe zero – La classe zero va in paradiso

da f.almerighi » 30 novembre 2016, 18:24

il look è primi anni settanta, comunque l'io narrante ha incontrato l'esemplare di una specie estinta e per fortuna che non hanno ancora trovato modo di delocalizzare le ferrovie

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Re: Viaggi in classe zero – La classe zero va in paradiso

da malatesta » 2 dicembre 2016, 0:46

f.almerighi ha scritto:il look è primi anni settanta, comunque l'io narrante ha incontrato l'esemplare di una specie estinta e per fortuna che non hanno ancora trovato modo di delocalizzare le ferrovie


Grazie sempre della tua affezione ai miei brani, devo dirti che andando in giro per stazioni, esemplari anni settanta ne trovo non pochi in giro, peccato che di quegli anni sappiano nulla o quasi.
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