Papà, papà!

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Giuseppe Novellino
 
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Papà, papà!

da Giuseppe Novellino » 9 dicembre 2016, 11:32

PAPA’, PAPA’!
Dopo le ultime case di Tresivio, la strada diventa sterrata. Sale con una pendenza maggiore lungo i fianchi boscosi della montagna. Tra castagni, betulle e querce spunta qua e là qualche pino. È segno che ci si sta alzando di quota. L’aria estiva si fa più fresca.
Giuseppe, seduto sul sellino posteriore del Motom, è pienamente consapevole di questi cambiamenti. Ha solo cinque anni ma ha imparato a guardarsi intorno, ad ascoltare le osservazioni degli adulti. Gli piacciono gli alberi, ma anche gli animali.
Il motociclo arranca scoppiettando. I sassi e le irregolarità del terreno provocano ogni tanto degli scossoni che fanno sobbalzare Giuseppe, il quale però si tiene saldamente attaccato al passante di cuoio del sellino.
Papà guida in silenzio. È ancora imbronciato.
Questo un po’ dispiace a Giuseppe. Si sente ancora un po’ a disagio anche se gli è passato quel malessere che aveva provato alla partenza: una specie di senso di colpa per averla avuta vinta sul genitore. Adesso gode nel respirare l’aria che diventa sempre più leggera e frizzante, e sa di muschio, di terra umida e di resina. E poi lassù, al sanatorio, potrà abbracciare la mamma che non vede da quindici giorni. Ha sentito dire che sta guarendo da quella malattia che l’ha colpita dopo la nascita della sorellina Elisabetta. L’idea lo rallegra e lo rassicura.

– Giusè, vado e torno. Tu rimani qui, con zia Chelina… a giocare con Lorenzo.
– No, voglio venire con te. Voglio vedere la mamma – protestava Giuseppe.
– Su quello, il Motom, non si sta comodi… di dietro. Ti stancherai e mi farai perdere tempo. Faccio solo una scappata. Devo tornare nel primo pomeriggio.
La zia intervenne:
– Antonio, eh… portatelo appresso. Questi due mi danno molto da fare. Elisabetta richiede attenzioni, è piccolina; e io faccio fatica a badare a tutti e tre.
Zia Chelina diede man forte a Giuseppe, che continuava a implorare papà perché lo portasse con sé.
E così riuscì a spuntarla.

– Papà.
Nessuna risposta.
Il Motom continua la sua salita sollevando nugoli di polvere. Le gambette nude di Giuseppe avvertono il calore che viene dal motore.
– Papà – chiama ancora il bambino.
– Che vuoi? – Dal tono della voce si capisce che è arrabbiato.
Affronta un tornate con una brusca sterzata. La ruota posteriore fa schizzare dei sassolini in un cespuglio di more.

– E sali, dài – disse papà in malo modo, dopo avere avviato il motore.
Giuseppe si arrampicò sul sedile posteriore del Motom. In altre occasioni l’aveva preso in braccio e ce lo aveva deposto con affettuosa aria di protezione. Quella volta, invece, lo trattava come se fosse un adulto. E fastidioso, per giunta.
Mentre correvano nelle vie cittadine, Giuseppe si rese conto che la guida era nervosa. Il genitore frenava bruscamente e dava delle improvvise e rabbiose accelerate. A uno stop, rischiò di urtare un motocarro della ditta vinicola Pelizzatti.
Giuseppe avvertiva questa contrarietà del padre, ma era combattuto tra due sentimenti: una specie di pentimento per avere insistito e la gioia per quel viaggetto sulla strada di montagna che l’avrebbe condotto a vedere la mamma.

Un nodo gli chiude la gola. Sarà la polvere, ma anche il timore che prova per il tono di quella voce.
– Quando arriviamo, papà? – Non è impaziente di raggiungere la meta. Quel cavalcare la motocicletta in una bella giornata estiva gli procura piacere. Si tiene stretto alla cinghia di sostegno, provando una certa euforia nel sentire il mezzo che arranca sulla strada di montagna. Papà non risponde, si limita a emettere un grugnito.
Un rametto sporgente di nocciolo frusta il braccio di Giuseppe. Ha avvertito un piccolo graffio, ma trattiene un lamento.
Ecco, pensa, lui è proprio di peso. Papà lo sta sopportando a stento. E adesso, forse, gli capiterà qualcosa come punizione per avere insistito nella sua richiesta.
Un nuovo tornante è stretto, con un fondo stradale dissestato. Papà l’ha preso male e il Motom scarta di brutto. In quel momento, Giuseppe ha staccato una mano dal passante di cuoio per trattenere il cappellino che sta volando via. L’altra non basta a mantenerlo saldo sul sellino. Cade nella polvere ed emette solo un debole lamento.
Ma la motocicletta continua la sua corsa in salita.
– Papà, papà! – grida Giuseppe. Un po’ di sangue gli sta uscendo da un ginocchio.
Ma papà non si ferma. Lui grida ancora, in preda all’angoscia. Possibile che voglia lasciarlo così, ferito, in mezzo alla strada? Arrabbiato fino a questo punto?
Sta per scomparire dietro una curva, ma si ferma. Mette un piede a terra e si volta verso di lui.
– Giusè!
– Sono caduto… papà. – E piange, disperato.
Papà inclina la moto sul margine della strada e si precipita in soccorso. Attraverso un velo di lacrime, Giuseppe lo vede avvicinarsi.
Adesso teme un duro rimprovero, forse accompagnato da una di quelle colorite imprecazioni che gli escono quando è arrabbiato.
Invece lo solleva con delicatezza, lo prende in braccio. – Non è niente, Giusè, solo una sbucciatura al ginocchio. – E nel ritornare al Motom, aggiunge: – Non è colpa tua. È questa maledetta strada che non vogliono tenere in ordine.
La voce di papà non ha più quei toni collerici. Adesso è affettuosa, piena di tenerezza, consolatoria.
E mentre avvia la motocicletta aggiunge: – È una ferita da niente, Giusè. Stai tranquillo, appena arrivati la medicheremo… ma prima di vedere la mamma, se no si spaventa.
In quell’ultimo tratto di strada, Giuseppe respira un’aria sempre più salubre. E i suoi occhi si asciugano.

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vaibhava das
 
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Re: Papà, papà!

da vaibhava das » 9 dicembre 2016, 14:45

Poverino; andrà confortato.

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Re: Papà, papà!

da f.almerighi » 16 dicembre 2016, 14:05

sarebbe un ottimo soggetto per un cortometraggio. I tempi filmici ci sono.

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Giuseppe Novellino
 
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Re: Papà, papà!

da Giuseppe Novellino » 16 dicembre 2016, 19:06

Grazie, Almerighi. Hai occhio cinematografico. Infatti, con quell'alternanza di tempo presente e tempo passato ho cercato consapevolmente un taglio filmico come ho già fatto in altri contesti. Ma alla possibilità che se ne possa fare un corto non ho pensato.


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