Quella notte in paradiso...

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ZERO
 
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Quella notte in paradiso...

da ZERO » 17 marzo 2017, 16:23


Quella notte in paradiso...

…era il 1982, quella sera, quando decisi di coricarmi era passata la mezzanotte ed io, ancora preda di una delle mie ricorrenti emicranie, tardavo a prendere sonno.

Avevo trascorso la giornata in uno stato di profonda mestizia. Avevo sepolto mio padre e dentro di me vi era tanta prostrazione e rabbia che se l'avessi lasciata andare avrei potuto urlare per una notte intera.
Non ce l’avevo con nessuno, ero in pace con tutto il mondo, ce l'avevo soltanto con me stesso per non essere stato presente quanto se ne era andato.
In quel momento con lui c’era soltanto mia madre e questo non riuscivo proprio a perdonarmelo.
Per la verità non ci riesco ancora, non va giù, è un rospo troppo grande da digerire.

Con lui, mio padre, avevo vissuto una grossa fetta della mia vita, quella più importante, quella che non si dimentica e ti rimane attaccata all'anima, quella che è scritta nel cuore e nella mente, quella che entra a far parte del tuo DNA.

«I compiti alla sera quando lui rientrava dal lavoro, le partite allo stadio sulle sue spalle, i suoi amici romanisti, le sue dodici ore di lavoro ogni giorno in un’officina sotto il livello stradale, via Rasella, le botte dei tedeschi. Le sue mani sulle mie spalle il giorno in cui arrivarono gli alleati e noi due li, sulla via Trionfale, l’uno stretto all’altro ad osservare quei grandi carri rumorosi. Poi gli studi interrotti, il primo lavoro, la sua bicicletta, i bisticci sportivi, le sue prese in giro, il mio amore per lui, la mia gratitudine per l'aiuto ad acquistare una casa e io quel giorno non ero al suo fianco, avrei voluto dirgli addio o arrivederci, come son certo avrebbe fatto lui.»

Poi decisi di uscire in giardino... era stata una splendida notte tinta di una incredibile aurora. Non avevo mai visto tanto splendore e improvvisamente cedetti al sonno e in quel torpore mi addormentai seduto ai piedi della veranda.
Mi svegliai… non so cosa mi svegliò, ma improvvisamente la incontrai… era seduta al mio fianco e mi guardava sorridendo.

Ci esaminammo una prima volta, c'era altra gente, ma i nostri sguardi si attrassero, prima con occhiate fugaci senza peso, poi, pian piano prendemmo ad osservarci con maggiore interesse.
D’un tratto lei mi sorrise, ed io dovetti arrossire poiché sentii le guance bruciarmi. Non ero avvezzo a situazioni del genere e la festosità di quelle labbra mi confuse.
– Vuoi fare due passi con me? – Mi chiese avvicinandosi
– Non lo so – Risposi evitando di guardarla negli occhi
– Non gradisci la mia compagnia?
Non ricordo se risposi, ma lei dovette intuire il mio muto consenso.
– E' la prima volta che vieni in questo posto? – Chiese ancora lei
– Credo di sì, ma non è il mio giardino e non so dove mi trovo. Tu lo sai?
– All'inizio – Rispose semplicemente
– Cos’è l’inizio?
– Dove tutto si ricompone
Avrei voluto fare altre domande, ma ebbi timore di ascoltare risposte.
– Chi cerchi? Hai perso qualcuno? – Domandò ancora lei

La guardai spaventato della sua bellezza, era un po' piccina di statura, ma con una tale determinazione sul volto che m’intenerì. La sua chioma incorniciava un musino risoluto su cui spiccavano due occhi verdi smeraldo. Il suo sorriso era di quelli capaci di far impazzire chiunque.
– Ma tu chi sei? – Chiesi certo che avrei ottenuto risposta
– Non ho un nome, è presto per averne, – Rispose lei sorridendomi – E tu, chi sei? Non mi hai ancora detto chi stai cercando
– Mio padre
– L'hai perduto?
– No, non potrò mai perderlo, vorrei soltanto salutarlo
– Perché?
– Perché non ho potuto farlo quando se ne è andato
– È così che si fa?
– È così che avrei voluto fare io
– Ho capito. Posso aiutarti?
– Non lo so. Puoi dirmi cosa posso fare per trovarlo?
– Io conosco tuo padre, ma ora tu non puoi andare da lui, lo capisci vero?
– Neppure per salutarlo?
– Non è possibile, non ti è permesso
– Tu vivi qui?
– Vivere non è l'esatto termine, però sono qui…
– Allora ho fatto un viaggio inutile?
– Nulla è mai del tutto inutile. Se ti fa piacere posso provare io a portargli i tuoi saluti
– Puoi farlo?
– Non lo so, ma posso provare
– Perché?
– Perché è così che vorrei fare. Però non subito. – Proseguì lei – Lui non è ancora pronto. Non chiedermi cosa significhi perché non potrei spiegartelo, ti fidi?

Annuii e allora lei mi prese per mano trascinandomi verso un tratto in ombra di quell'enorme e coloratissimo prato che ci circondava.
Ebbi la sensazione che se le avessi chiesto qualcosa lei non avrebbe risposto e allora la segui docile.
Camminammo per un po’ in completo silenzio e quando raggiungemmo una vasta valle, racchiusa tra due colli i cui versanti terminavano su arenili bianchi che seguivano un silente ruscello, lei si fermò.
– Ti andrebbe di salire con me su quel colle? Vedi quella quercia? È il luogo dove mi rifugio quando ho voglia di pensare.
Salii senza eccessiva fatica sentendomi spronare da lei che non aveva abbandonato la mia mano.

Ora i ricordi si fanno confusi, fumosi, quasi appartenessero ad una dimensione che non può essere ricordata, però ricordo lei, la sua gioia, la sua allegria e le attenzioni che manifestò nei miei confronti.
– Se ti fa piacere posso chiedere il permesso di condurti con me a visitare l'arcobaleno. Però rammenta, tu non puoi fare nulla, puoi soltanto osservare e quando tornerai alla tua vita avrai l’impressione di avere sognato.

Se lo volevo? Dio se lo volevo, ero stregato dal suo sorriso e speravo che quel sogno non avesse fine.

In realtà ricordo pochissimo, ma di una cosa sono certo, di aver trascorso un lungo periodo in simbiosi con lei in una dimensione sconosciuta.
Dimensione nella quale rivissi tutta la mia vita passata.
Fu il suo regalo.

Poi, quando fu l'ora, mi lasciò per andare a portare i saluti a mio padre, ma quando tornò non era più la stessa bambina che avevo conosciuto o almeno così mi sembrò. Si era trasformata in una bambina più seria, più tranquilla, nei suoi occhi si era accesa una luce che non compresi, come se qualcosa o qualcuno le avesse imposto una maturità che l'età ancora le negava.
– Ha compreso – Disse – Ora tocca a te
– A fare? – Chiesi
Lei non rispose subito, mi guardò e sorridendo socchiuse gli occhi
– Devi andare… – Sussurrò
– Vorrei rivederti
Lei scosse il capo – Non ti è consentito, ma io ti vedrò
– Cosa posso fare per rivederti?
– Davvero lo vuoi? – Chiese lei sorridendomi e nel farlo socchiuse gli occhi in quel suo vezzo dolcissimo
– Si
– Va bene, potrai rivedermi, ma dovrai impegnarti a fare una cosa per me
– Cosa?
– Dovrai dedicarmi una fiaba
– Oddio! Non ho mai scritto nulla, non credo di esserne capace
– Lo so, ma non temere, ti aiuterò io, tu provaci ed io manterrò la promessa
– D’accordo, ci proverò, te lo prometto, ma poi potrò tornare da te?
– No, sarò io che verrò da te, poiché quando nascerò sarò tua nipote, vuoi?... Vieni, ora ti accompagno nel tuo giardino… dovremo trascorrerci molte ore ed io voglio vederlo.

Ci incamminammo e mi svegliai la mattina successiva sui gradini della veranda.


Terminai di scrivere quella fiaba 13 anni più tardi, nel Febbraio del 1996 e il 7 Novembre dello stesso anno nacque mia nipote e... beh, forse non ci crederete, ma somiglia straordinariamente alla bambina del sogno.
Nelle nostre vite c'è un solo colore che dona senso all'arte e alla vita stessa: il colore dell'onestà mentale.

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lastellachebrilla
 
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Re: Quella notte in paradiso...

da lastellachebrilla » 17 marzo 2017, 23:44

....Una storia vera?

Davvero una bella storia

Grazie della lettura
Ciao

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Re: Quella notte in paradiso...

da vaibhava das » 18 marzo 2017, 13:24

L'ho letta tutta e con attenzione; queste cose avvengono; ma, almeno nell'esperienza mia, la categoria di gentilissime le quali appaiono così come a voi sono timide, velate, sirventi, e, soprattutto, volgono il fedele all'adorazione del Sire sommo. In ciascuna fase del racconto, ritrovo esperienze, nei dettagli più minuti e rispettivi, da me trascorse in livelli sia di lettere che di monte del Purgatorio. Ecco, sembravano suorine antiche di mille anni, ma giovanette diafane ed ammantate assai, quelle, quali muse silenti, umili e trasfigurate nella luce del Cospetto dell'Altissimo Che i poeti classici onorano.....

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ZERO
 
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Re: Quella notte in paradiso...

da ZERO » 20 marzo 2017, 5:34

Grazie per i commenti. Si, la storia può essere definita vera, ma buona parte è sogno.
Nelle nostre vite c'è un solo colore che dona senso all'arte e alla vita stessa: il colore dell'onestà mentale.

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f.almerighi
 
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Re: Quella notte in paradiso...

da f.almerighi » 24 marzo 2017, 16:41

e perché? la vita è sogno e siamo tutti figli di qualcuno, spesso amiamo pensare che la o le vite che vengono da noi siano in qualche modo specchio di qualcuno che ci ha lasciati e torna. Bella lettura, dolce e consolatoria. Buona la struttura della prosa e soprattutto i dialoghi.


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